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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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Sul ruolo degli hastati
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Claudio Nerone

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MessaggioInviato: Gio Apr 20, 2006 2:44 pm    Oggetto:  Sul ruolo degli hastati
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Rispondi citando

“Il ruolo militare per definizione più simile alla scherma mirmillonica è quello degli Hastati di epoca consolare. Essi erano il Murus irremovibile contro cui si schiantavano dapprima l’artiglieria e le haste del fronte nemico, e poi il cozzo degli scudi nel corpo a corpo più efferato, nel contenimento di cunei e qunt’altro. Nella battaglia di Zama come in innumerevoli altre descrizioni di Polibio e Livio, furono gli Hastati a mantenere il fronte compatto, mentre Principi e Triarii vennero impiegati come Alari e quindi incursori sui fianchi cartaginesi”.

Secondo quanto sopra proposto da Arsdimicandi, l’esercito repubblicano consolare era strutturato in tre ordini: gli Hastati, incaricati dello scontro frontale col nemico, ed i Principes e Triarii, incaricati, come Alari, dell’avvolgimento dei fianchi avversari.

Devo dire di non trovarmi molto d’accordo con questa visione dell’esercito romano repubblicano, quello di tipo manipolare, che possiamo comprendere temporalmente nel periodo tra le guerre sannitiche e le riforme mariane.
I resoconti degli autori antichi sulle battaglie combattute dall’esercito romano nel periodo inizio-medio repubblicano ci offrono infatti una visione diversa.
Nello schieramento i tre ordini degli Hastati, Principes e Triarii si presentavano come tre linee di battaglia schierate una dietro l’altra.
Dal punto di vista tattico, Hastati e Principes rappresentavano l’anima più offensiva della legione, mentre i Triarii rappresentavano quella in qualche modo più difensiva, l’ultima barriera dietro alla quale i manipoli in difficoltà degli Hastati e dei Principes potevano riorganizzarsi.
Durante uno scontro dunque, gli Hastati, nel caso non riuscivano a sfondare, ripiegavano in buon ordine dietro i Principes, i quali avanzavano contro il nemico rinnovando l’attacco in precedenza portato dagli Hastati. Questi due ordini potevano eventualmente alternarsi di nuovo nell’attacco, o andare in appoggio all’ordine impegnato in prima linea. L’armamento principale di questi due ordini era costituito dal pilum, il giavellotto da lancio, e dal gladio.
Il ricorso ai Triarii era da considerarsi come ultima risorsa, necessaria in casi di scontro particolarmente duro, da cui la famosa frase “res redacta est ad triarios”.
I Triarii, che attendevano in terza linea inginocchiati, quando e se arrivava il loro momento, si sollevavano sulle ginocchia ed avanzavano offrendo al nemico uno schieramento più compatto, sul modello falangitico, ed una selva di aste d’urto, la loro arma primaria, contro il quale si schiantava un avversario spesso non più molto organizzato dopo il lungo scontro sostenuto contro Hastati e Principes. Questi ultimi riprendevano fiato e morale dietro lo schermo dei Triarii per poi sostenere e potenziare l’azione finale dei veterani.

La tattica usata dall’esercito romano fino alle battaglie scipioniche era piuttosto elementare.
Dopo l’azione della fanteria leggera, quasi mai determinante, il combattimento passava nelle mani della fanteria pesante, costituita dai tre ordini di Hastati, Principes e Triarii.
Queste tre linee combattevano frontalmente, subentrando l’una all’altra come sopra descritto, senza compiere di norma alcun movimento laterale teso all’aggiramento del nemico sui fianchi. L’esercito romano ricercava la vittoria imponendosi frontalmente sul nemico, mentre l’eventuale azione sui fianchi del nemico veniva lasciata di norma alle modeste forze montate di cui l’esercito romano disponeva, fornite soprattutto dai socii italici.
Sia le battaglie vinte che quelle perse sono contraddistinte da questo tipo di scontri, in cui la fanteria pesante agisce esclusivamente per vie frontali. Tunisi, Eraclea, Ascoli, Telamone, Oglio, Trebbia, Canne, Ebro, sono tutte battaglie dove Hastati, Principes e Triarii combattono frontalmente su linee successive. Fino a Scipione, Principes e Triarii non vengono dunque impiegati come alari, cioè come incursori sui fianchi nemici.
Poi arriva l’Africano e le cose cambiano, nel senso che la legione manipolare perde la sua tipica staticità tattica, causa principale delle ripetute sconfitte contro Annibale.
Anche qui però non è che Scipione assegni categoricamente agli Hastati il ruolo di forza di impatto frontale impiegando invece Principes e Triarii esclusivamente nell’aggiramento dei fianchi nemici.
Ai Campi Magni sarà così, ma a Baecula gli Hastati si portano, insieme al resto della fanteria pesante, sui fianchi dell’esercito di Asdrubale, e lo stesso accadrà ad Ilipa, dove Scipione pone gli alleati spagnoli al centro e fa manovrare la fanteria pesante romana (forse per la prima volta schierata per coorti) in direzione delle ali avversarie.
A Zama sono gli Hastati a reggere gran parte del peso degli scontri, ma Scipione pone Principes e Triarii sui fianchi degli Hastati non per tentare un aggiramento ma per rispondere ad un’analoga manovra effettuata da Annibale, che aveva esteso il fronte su un’unica linea di combattimento, convogliando le sue prime due linee di battaglia sui fianchi dei suoi veterani d’Italia.
Anche in epoca post-scipionica (e pre-mariana), si nota come in battaglia i tre ordini non abbiano precisi ruoli distinti tra loro, ma come questi si adattino alle esigenze ed alla sensibilità dei comandanti.
A Cinocefale la fanteria pesante romana, schierata sulle tradizionali linee di battaglia, impatta frontalmente la falange macedone. Poi sarà un oscuro tribuno a risolvere la giornata prelevando, di sua iniziativa, una ventina di manipoli di Principes e Triarii dalla propria ala e guidandoli contro i fianchi scoperti della falange.
A Magnesia i tre ordini di fanteria pesante romana combattono frontalmente contro i peltasti di Antioco, mentre sarà la cavalleria ad operare l’attacco sul fianco dello schieramento nemico.

Il ruolo in battaglia di Hastati e Principes in epoca repubblicana è quindi praticamente identico, così come il loro armamento offensivo. Le differenze su quello difensivo riflettono più una differenziazione basata sul censo o sull’età che una di carattere tattico.
Da Scipione in poi anche la componente più oplito/falangitica dell’esercito romano, cioè l’ordine dei Triarii, perderà questa sua vetusta caratteristica e si integrerà perfettamente nella nuova fisionomia della legione, manovrando e combattendo come Hastati e Principes, e finendo anche col sostituire progressivamente l’asta d’urto col pilum.


Valete
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Adv



MessaggioInviato: Gio Apr 20, 2006 2:44 pm    Oggetto: Adv






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Dr Domus

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MessaggioInviato: Mar Apr 25, 2006 11:54 pm    Oggetto:  
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Ave Claudio Nerone
In verità il lungo elenco delle battaglie e della disposizione tattica delle Legioni romane da te elencate, necessiterebbe di una analisi approfondita per ciascuna, singolarmente. Cosa che con la dovuta calma e pazienza, si potrebbe anche fare ed adeguatamente esplorare.
Fino alla II Guerra punica effettivamente (come ho anche affermato nel ns articolo), le battaglie dei romani sono quasi prettamente frontali e poco manovrate (vedasi cavalleria sotto il comando della fanteria).
Poi, causa cartaginesi e macedoni, le cose cambieranno in direzione di una manovrabilità che anticipa le riforme Mariane e l'esercito imperiale (vedasi introduzione della scuola Gladiatoria dal 105 a.C).
Tuttavia la 'frontalità' dello scontro non può essere semplicemente imputata ad una mancanza di specializzazione tecnico-tattica (e dunque di armamento), come un po' frettolosamente vorresti affermare, ma dalla "non esigenza" di grande manovrabilità a causa del tipo di avversario.
Di fatto, l'azione della Grave Armatura degli Hastati ha effetto immediato nella rottura o nel respingimento dell'avversario pre-Scipionico, e laddove ciò non avvenga, l'effetto di questa categoria è "usurante". Quanto basta a mettere in azione una categoria che ha caratteristiche completamente diverse. Così diverse da portare ogni tanto i comandanti alla scelta di impiegare i Principii direttamente come prima linea. Una scelta che risulta davvero 'stupida' se i reparti in oggetto fossero fondamentalmente uguali, o semplicemente distinti per l'origine censuaria.
L'argomento è davvero più complesso di quello che intendi 'appiattire', senza peraltro capire per quale motivo. Forse potresti argomentare meglio lo scopo della tua "equiparazione tattica" degli ordini legionari consolari?

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Dario Battaglia
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Claudio Nerone

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MessaggioInviato: Mer Apr 26, 2006 9:33 am    Oggetto:  
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Ave,
non ho capito perché dovrebbe esserci uno “scopo” od un “motivo” recondito nelle mie argomentazioni. Sto solo sottolineando che, fonti alla mano, le conclusioni svolte da Arsdimicandi sulla netta divisione degli ordini della fanteria pesante romana di epoca repubblicana, in “gravis armatura – Hastati” da una parte e “levis armatura – Principes e Triarii” dall’altra, non hanno motivo di esistere.
Sono io che non ho invece ben compreso quale dovrebbe essere la caratteristica tecnico-tattica completamente differente dei Principes rispetto agli Hastati. In base a quali esempi concreti si afferma l'esistenza di essa?
Quando la linea degli Hastati non riesce a mettere in rotta lo schieramento nemico e la linea dei Principes si porta sul fronte di battaglia, sostituendosi agli Hastati, per rinnovare l’attacco frontale contro la formazione nemica, quale sostanziale differenza si dovrebbe notare nell’approccio tattico dei Principes rispetto agli Hastati?
Concludendo, sono io che “appiattisco” l’argomento o Arsdimicandi che ne esagera le conclusioni?

Valete
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Rufus

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MessaggioInviato: Mer Apr 26, 2006 11:12 am    Oggetto:  
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Ave Claudio Nerone.
Se, come dici tu, quando una formazione di hastati non riesce a sfondare o ad ottenere risultati, si manda contro al nemico una linea di principi che manovra in modo identico, agendo tatticamente nello stesso modo e comportandosi alla stessa maniera, per quale motivo costoro dovrebbero chiamarsi principes, avere un equipaggiamento difensivo diverso e soprattutto trovarsi all'inizio della battaglia solitamente in seconda linea?
Io penso che se così fosse, nelle legioni repubblicane ci sarebbero state semplicemento due linee di hastati ed una di triarii, perchè distinguere principes da hastati non avrebbe avuto senso.
Credo inveci che i principes intervenissero in battaglia per secondi, almeno nelle intenzioni iniziali dei comandanti, perchè portatori di un approccio combattentistico diverso, anche se forse non ancora così evidente come in epoca imperiale, rispetto agli hastati. Affrontare un nemico intatto sembra essere il ruolo degli hastati, affrontare un nemico più stanco e scompaginato sembra essere quello dei principes, ed affrontare un nemico travolgente sembra essere quello dei triarii.
Significa forse una maggiore specializzazione al contenimento da parte dei primi, una maggiore specializzazione schermistica da parte dei secondi (e questo spiegherebbe forse il motivo per cui indossavano le loriche hamate, che consentivano loro una maggiore protezione nella scherma, mentre agli hastati rifugiati dietro ai loro scudi questo non serviva, e te lo dico per esperienza diretta), ed una maggiore specializzazione difensiva da parte dei terzi, spiegata evidentemente dall'uso della lancia e degli schinieri.
Chiaro che in battaglia le cose possono andare diversamente, soprattutto quando si combatte contro avversari come Annibale, e che un comandante si può trovare a dover utilizzare ciò che ha come può, soprattutto in situazioni dove i comandanti romani erano chiaramente inferiori ai loro avversari.
Inoltre, di solito chi descrive le battaglie, sono storici e scrittori che non sono generali o comandanti, quindi rimane difficile fidarsi completamente delle interpretazioni di chi scrive.
Ben diverso sarebbe se noi potessimo contare su resoconti scritti dai generali stessi, ma questa, purtroppo è una opportunità rara.
Credo quindi che ci sia molta strada da fare per capire le intenzioni tattiche secondo le quali era strutturato l' esercito repubblicano durante la sua lunga storia, e per fare questo bisogna essere molto elastici, sia in campo sperimentale che teorico.
Vale.
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aequius

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MessaggioInviato: Mer Apr 26, 2006 2:05 pm    Oggetto:  
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Condivido un po' tutte le versioni apportate, ed aggiungo che al di là delle fonti, che come dice l'Admin andrebbero analizzate una per una, la memoria Liviana e Polibiana mi suggerisce molteplici situazioni in cui l'esercito repubblicano nemmeno cita Astati e Principi nelle azioni militari, pur essendoci.
Il che suggerisce - come dice Rufus - che i diversi reparti, al di là della peculiarità censitaria, fossero davvero reparti dallo specifico ruolo tattico. Talmente peculiari da essere degni di nota solo laddove tale ruolo fosse svolto secondo progetto. Mi sembra insomma che la letteratura inerente la repubblica, citi l'Astato solo dove in esso si riconosca quella funzione, mentre laddove quella specifica funzione non è riconosciuta, si parla semplicemente di milites, manipoli, coortes o legioni.
Tuttavia Claudio Nerone propone i suoi argomenti su una base più limitatamente e autorevolmente letteraria, sul cui principio tutto ciò che è precedente a un certo periodo repubblicano, non sembra evidenziare attitudini più "dinamiche" dei Principi.
A voi optime la palla Wink
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Rufus

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MessaggioInviato: Mer Apr 26, 2006 3:06 pm    Oggetto:  
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Tra il 1944 ed il 1945 la possente divisione GrossDeutschland fù usata ininterrottamente per difendere zone del fronte orientale dagli sfondamenti operato dall' Armata Rossa.
Questo sebbene la GrossDeutschland fosse una divisione di panzergrenadieren, ovvero una unità concepita per lo sfondamento e la battaglia manovrata.
Ciò accadeva perchè la situazione del fronte obbligava ad adoperarla come si sarebbe dovuto impiegare una unità di fanteria, anche se era tatticamente errato.
Se fra 1000 anni si leggesse un resoconto dell'operato di tale divisione scritto da uno storico, si potrebbe pensare che essa agiva regolarmente come una unità di fanteria, e che la differenza fra le due fosse solo onoraria o chissà cosa.
Ma se fra 1000 anni leggessimo i rapporti dal fronte e le testimonianze dei generali e dello stato maggiore, ci accorgeremmo che questo modo di impiegarla era dovuto a necessità contingenti e prioritarie, che andavano a discapito del suo miglior rendimento che sarebbe stato quello di un corretto impiego in funzione offensiva.
Possiamo immaginare che nei confronti degli avvenimenti bellici di secoli fà noi ci troviamo ad analizzare situazioni contingenti particolari, che si sono sviluppate in un certo modo per ragioni di cui conosciamo solo in parte lo svolgimento, e la maggior parte delle volte non disponiamo degli strumenti più semplici per capire, ovvero le relazioni minuziose dello svolgimento delle battaglie da parte dei comandanti, cioè le relazioni allo stato maggiore o al senato.
Sappiamo tutto delle battaglie navali che la Serenissima ha combattuto contro i turchi perchè i procuratori generali mandavano la dettagliata decrizione al maggior consiglio.
Questo a Roma non accadeva, o se accadeva qualcosa di simile, non è giunto fino a noi.
Quindi dobbiamo cercare di capire attraverso gli elementi che abbiamo.
Sappiamo grosso modo lo svolgimento degli scontri, sappiamo grosso modo i movimenti dei reparti e sappiamo come essi erano equipaggiati.
Comprendere lo svolgimento di una battaglia partendo da questi elementi ci obbliga a fare ragionamenti complessi, a metterci nei panni dei soldati e dei comandanti, a capire in che modo si muovevano i reparti, come si trasmettevano gli ordini, quanto poteva essere complesso sgangiarsi o impattare senza perdere coesione, quanto un equipaggiamento è più utile ad una funzione piuttosto che ad un'altra e mille altre cose ancora che bisogna studiare, di cui bisogna discutere con gli altri e che poi bisogna,nei limiti del possibile, sperimentare sul campo per provarne il valore o l'efficacia.
Questo è ciò che stiamo cercando di fare.
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Claudio Nerone

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MessaggioInviato: Mer Apr 26, 2006 5:42 pm    Oggetto:  
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Ave,
il diverso nome associato alle tre classiche linee di battaglia dell’esercito romano attiene, nel periodo di inizio repubblica, più a considerazioni di natura classista e censuaria che tattiche. Più tardi, come del resto riporta chiaramente Polibio, la distinzione verterà soprattutto sull’età dei componenti i tre ordini di fanteria.
Sembra oltretutto difficile dare un preciso significato tattico ai nomi di queste linee di battaglia, dato che per i Principes si presume, all’epoca dell’ordinamento oplitico, un loro posizionamento nella prima fila dello schieramento, mentre il nome Hastati suggerisce un utilizzo dell’asta d’urto da parte di questo ordine, in contrasto con l’utilizzo del pilum da parte dello stesso all’epoca dell’ordinamento manipolare.
Qualche tempo fa ho scritto, in un altro forum, un post su ordini e simboli che può contribuire alla discussione in corso.
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Molto spesso anche i nemici affrontati dai Romani utilizzavano uno schieramento su più linee di battaglia. Lo facevano gli Etruschi, i Sanniti, i Cartaginesi e ci sono alcuni riferimenti in tal senso anche per i Galli. Che quelli in seconda linea, cioè i Principes, andassero sempre ad affrontare un nemico più stanco e scompaginato, poteva essere considerata una legittima speranza, ma non sempre nella realtà dei fatti si verificava questa condizione.
Vista la durata media delle battaglie romane, nell’ordine delle diverse ore, dobbiamo leggere l’intervento dei Principes non come una semplice spallata ad un nemico già disarticolato e sull’orlo del cedimento, ma più come un duro scontro frontale che andava a replicare, o sostenere, l’attacco portato dalla prima linea, cioè dagli Hastati.
Del resto l’intervento del terzo ordine, quello dei Triarii, è indicativo su come la battaglia poteva risultare durissima anche per i Principes.
Non vedo quindi particolari differenze schermistiche nell’azione degli Hastati rispetto a quella dei Principes, perché le problematiche tattiche e la tipologia di nemici da affrontare erano gli stessi sia per gli uni che per gli altri.

In epoca imperiale le differenze tattiche tra Hastati e Principes sono, se possibile, ancora meno evidenti, dato che le titolature tratte dai vecchi ordini repubblicani e presenti all’interno delle centurie delle legioni imperiali hanno soltanto una mera funzione amministrativa ed organizzativa, mentre non sono riconducibili ad una differente funzione tattica.

Non mi fido ciecamente dei resoconti dei contemporanei, figuriamoci se prendo per oro colato le informazioni tratte dagli autori antichi. Comunque, ad esempio, uno come Polibio le sue brave esperienze militari le aveva fatte ed aveva inoltre accesso, essendo dell’entourage degli Scipioni, ad informazioni di primissima mano. Non penso che la sua testimonianza si possa quindi scartare a priori, tanto più che le sue opere sono state la base per gli studi di tutti quegli storici che si sono occupati degli ordinamenti militari romani di epoca repubblicana.
Condivido perfettamente il concetto sulla lunga strada che rimane da fare per comprendere il modus operandi dell’esercito romano in battaglia nel corso dei secoli e la necessità di avere il massimo di elasticità mentale per facilitare tale ricerca, però non posso prescindere dal fatto che tutte le idee che ci possono venire in mente debbono poi avere dei validi riscontri in quelle che sono le testimonianze antiche, sia esse letterarie, archeologiche, epigrafiche etc., altrimenti non credo si possa andare molto più in là delle opinioni personali.


Valete
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Tvllia

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MessaggioInviato: Mer Apr 26, 2006 8:06 pm    Oggetto:  
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Avete!

Nero scusa, ma come fai a dire che

Citazione:
Non vedo quindi particolari differenze schermistiche nell’azione degli Hastati rispetto a quella dei Principes, perché le problematiche tattiche e la tipologia di nemici da affrontare erano gli stessi sia per gli uni che per gli altri.


Non vedere nella differenza di armamento anche una differenza tattico- schermistica, mi pare non realistico.

Mi spiego: la diversità di armamento dà per forza luogo anche ad una diversa tecnica schermistica. Come si può pretendere che uno armato di sola piastra pettorale come erano gli Hastati Repubblicani, potesse schermagliare nello stesso identico modo di un Principes?
Voleva dire mandare al suicidio gli Hastati...

Gli hastati, essendo armati di scutum, asta, elmo, gladius e sola piastra pettorale, dovevano avere una tecnica schermistica necessariamente diversa ed un ruolo tattico diverso dal Principes che era armato di gladius, scutum, pilum e rivestito dalla lorica hamata.

Se un hastato affronta un nemico, l'asta operando da lontano può bilanciare in un qualche modo l'assenza di armatura. Idem lo scontro d'urto di massa ravvicinato a murus, finalizzato a sfondare il fronte avversario, porta l'hastato a poter fare a meno dell'armatura: l'utilizzare il proprio scutum in combinazione con gli altri scutum spingendo sulla formazione di scudi così formata, lo porta ad adoperare solo sotto e dietro al proprio scutum; non ingaggiando nessuna scherma non si espone ai colpi altrui.

Il principes invece, indossando la lorica hamata che lo proteggeva in buona parte delle parti vitali, era portato alla scherma ravvicinata, quindi un ruolo tattico diverso dal murus o dallo scontro con armi lunghe.

Quindi si può presupporre che gli hastati, con il murus di scudi che potevano opporre all'avversario, dopo averlo "lavorato" da una determinata distanza con le lance o le aste, provavano a sfondare la formazione avversaria utilizzando il cuneo o altre formazioni, producendo quella spinta formidabile possibile solo con lo splendido scutum romano concavo. (Arsdimicandi lo sta sperimentando)

Credo che dopo vari scontri con la linea degli astati, la formazione nemica non poteva più essere la stessa dell'inizio dello scontro...
Quindi i nemici che affrontavano gli hastati non erano gli stessi che erano affrontati poi dai principes...

La scherma del principes con lo scudo, unita alla protezione ed all'agilità offerta dalla lorica hamata, facevano del principes il legionario "sterminatore" cioè colui che era deputato al massacro dei nemici.

Quindi non riesco a capire come tu non veda nell'armamento diverso la sostanziale e fondamentale differenza tattica dei due corpi.

Scusate la lunghezza. Spero di essermi spiegata.

Valete

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Tvllia/Rita Lotti

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"Non troveremo mai la verità se ci accontentiamo di ciò che è già stato scoperto.
Quelli che hanno scritto prima di noi non sono dei padroni, ma delle guide.
La verità è aperta a tutti e non è stata ancora trovata per intero"


Ultima modifica di Tvllia il Gio Apr 27, 2006 7:58 am, modificato 1 volta in totale
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Mer Apr 26, 2006 11:42 pm    Oggetto:  
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Claudio Nerone dice:
il diverso nome associato alle tre classiche linee di battaglia dell’esercito romano attiene, nel periodo di inizio repubblica, più a considerazioni di natura classista e censuaria che tattiche....
E come diversamente registrarlo Claudio Nerone?
Anche in epoca imperiale la letteratura privilegia nella ‘forma’ i Legionari quali Civites Romanorum, quando al contrario sappiamo per certo che nelle Legioni c’erano Peregrini, mentre i cittadini stavano in innumerevoli Cohorti ausiliarie.
Tacito racconta di come nella battaglia del monte Graupio nel ’74, Agricola fa combattere gli Auxilia per non versare il sangue dei Romani (le legioni); ma lo stesso autore per esempio, cita come 5 anni prima nella guerra civile di Bedriaco, una delle legioni opposte a Vitellio, composta da Siriani, levi il canto loro tradizionale al levare del Sole.
Cosa vi è di più importante per uno storico (e poco importa che abbia avuto o no esperienze militari, se confrontiamo nei contenuti Livio e Polibio), se non esaltare ideologicamente e propagandisticamente la cittadinanza o il censo relativo, anzichè l’aspetto tattico?
Si noti proprio Tacito (accanito avversore della romanità precedente a Traiano) citare più spesso e in modo più onorevole gli Auxilia e ben parlare di Galli e Germani… Al contrario Vegezio (accanito avversore della cavalleria ausiliaria che al suo tempo ha soppiantato la Legione e i valori antichi della cittadinanza e della romanità), che esalta il Legionario senza alcuna militare cognizione di causa.
A mio avviso, cercare nell’origine etimologica il senso tattico dei ruoli di Hastati, Principi o Triarii, è davvero opera assurda. Ma è altrettanto impossibile prendere come punto di riferimento le indicazioni occasionali e propagandistiche di Livio e Polibio sull’età o sul censo legionario di epoca consolare. Dove sono gli Auxilia nella guerra Giudaica descritta da Giuseppe Flavio, che desidera solamente la protezione e la riconoscenza dei Flavii?
Quello che invece è necessario ‘trattenere’ di quelle descrizioni, da confrontare con una più ampia visione tattica repubblicana e d’epoca imperiale, è l’attestazione di manovre di contenimento (murus) e manovre di incursione (non necessariamente solo Alari). Ciò va ulteriormente confrontato con l’armamento imperiale, che rivela similitudini impressionanti con l’organizzazione tripartita d’epoca consolare.
Immaginare i Triarii come quelli dotati di Hasta e inginocchiati per attendere falangiticamente l’avversario solo perché “un” autore di un opera storico-propagandistica lo ha citato “una sola volta”… mi pare francamente banale.
Un confronto tra archeologia, iconografia e letteratura ci restituisce invece un panorama molto meno “piatto” dal punto di vista tattico.
Cesare organzza su più linee il suo esercito, senza specifiche particolari (tranne quelle individuabili nell'iconografia e nell'archeologia, che confermano la nostra teoria), mentre Arriano fa la stessa cosa, specificando però la diversità di ruolo tattico delle linee del fronte.
La domanda è: erano così idioti quelli prima di Caio Mario?
Sulla questione di Hastati, Principi, Triari e Veliti/Lancerai di epoca imperiale, farei molta attenzione a ridurli a semplici denominazioni amministrative. Se la giustificazione della loro scomparsa deriva dall’assenza di citazioni nella letteratura storica imperiale, allora siamo davvero allo spulciamento della punta dell’Iceberg.
Ma… argomentiamo

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Dario Battaglia
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Rufus

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MessaggioInviato: Gio Apr 27, 2006 7:59 am    Oggetto:  
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Quando l'esercito romano opera come una falange i suoi uomini sono vestiti ed equipaggiati come falangiti.
Quando la falange diviene obsoleta i romani cambiano ordine tattico e nascono tre classi di combattenti differenziate.
Basta indissare i tre tipi di equipaggiamenti, provare a combattere singilarmente o in formazione per capire che vi sono peculiarità e capacità differenti, e sarebbe stato veramente stolto mandare al massacro gli hastati in un combattimento corpo a corpo solo perchè erano meno ricchi, pregiudicando così lo scontro, così come sarebbe stato stolto fare murare i principes appesantiti da lunghe hamate perfettamente inutili dietro gli scudi.
Avere a disposizione uomini equipaggiati in differente maniera apre possibilità tattiche che sono non solo ovvie da sfruttare, ma sono necessarie da sfruttare per ottenere il risultato migliore.
Un legionario che combatta corpo a corpo privo di corazza è destinato a morire, perchè il grande scudo repubblicano obbliga ad aperture che lo espongono troppo.
Basta provarci per rendersene conto.
E necessario avere una cotta di maglia per evitare le ferite,altrimenti si muore.
Il fatto che i principes abbiano sostituito gli hastati nel loro ruolo in situazioni particolari mentre questi ultimi non abbiano mai sostituito i principes se non in casi estremi non fà che confermare questo.
Quanto ai triarii, essi sono non solo l'ultima ratio, non solo la barriera ultima per fermare un nemico travolgente, ma sono evidentemente una sorta di "carabinieri ante litteram" che hanno anche il compito di impedire cedimenti. Questo non è scritto, ma è evidente.
Vorrei che chi ha riserve su questo venisse qualche volta a sperimentare con noi, pechè vi sono cose che si possono capire bene solo dopo averle provate.
Valete.
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Non che io desideri dissimulare le nostre ricerche sulla suddivisione tattica delle legioni e delle cohorti, ricerche piuttosto approfondite che come ho già detto in precedenza vertono su un più ampio confronto tra elementi letterario-epigrafici, iconografici ed archeologici, orientati da un progetto sperimentale (non reenacting) che come Claudio Nerone ben sa, in ArsDimicandi gode di oltre 5 anni di lavoro.
Limitiamo dunque per ora la questione agli aspetti letterari, e in particolar modo a quelli di epoca consolare, che dovranno essere presi solo come elemento indiziario, ne di più, ne di meno.
Come potrai notare, le battaglie e le manovre tattiche descritte da Livio e da Polibio solo raramente indicano le categorie di Hastati, Principi e Triari.
Ad esempio sempre inerente alle guerre puniche:”Il console ordinò immediatamente ai soldati di prendere le armi (…). Due legioni ricevettero l’ordine di portare fuori le insegne. Ma proprio mentre uscivano, i Galli si pararono loro innanzi (…). A lungo si combattè in quello spazio ristretto; e si davano battaglia non tanto con le destre e i gladii, quanto piuttosto si spingevano appoggiandosi agli scudi e agli stessi corpi, i Romani, per avanzare fuori dall’accampamento…” (Livio XXXIV,46)
Ecco, è evidente che questo Murus non possa essere per noi eseguito che dagli Hastati, ma poiché la manovra tattica qui descritta è l’unica effettuabile dai romani e non vi sono altre manovre diverse e contemporanee di altri reparti… la specificazione di H,P o T è del tutto superflua.
Se invece dopo una ‘murata’ e conseguente fuga del nemico, si ritiene indispensabile mandare all’inseguimento la legione, ecco che allora si specifica che la prima azione verrà eseguita dagli Hastati, mentre la seconda dai Principi.
Ugualmente a Zama si specifica che sono gli Hastati a fare per due volte il muro di contenimento. Lo si specifica perché Principii e Triarii vengono utilizzati a rinforzo dei fianchi. Se ciò non fosse avvenuto, non sarebbero stati citati nemmeno gli Hastati.
Che la letteratura non attesti particolari differenze tecniche tra queste categorie è del tutto falso, anche se dalla medesima letteratura non bisogna aspettarsi descrizioni manualistiche. Livio descrive come i manipoli di Hastati a breve distanza tra loro (specifica specifica), abbiano lo scudo e siano più giovani. I principi sono più maturi, e sono dotati di uno scudo e di un armamento del tutto speciale (scutati omnes, insignibus maxime armi). L’autore non dice che i due tipi di armamento derivano dall’età, o dal censo (VIII,7). Semmai possiamo intuire grazie alle evidenze sperimentali, che i giovani sono destinati al Murus poiché esso è più faticoso, ma anche meno pericoloso: il Murus mirmillonico schiaccia l’avversario e ne limita sensibilmente i movimenti (vedi ultimo video nostro a Marcallo:
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), riducendo tanto i rischi di colpi di lama che la necessità di particolari corazzamenti. Polibio d’altronde dice che mentre per i Principi l’hamata era obbligatoria, solo gli Hastati che se lo potevano permettere la indossavano. La similitudine (concettuale si badi) con la falange greca è enorme: Platone e Senofonte dichiarano che per l’oplita non è necessario un particolare addestramento alla scherma… Basta che spingano.
Al contrario i maturi Principii sono quelli che combattono più violentemente, con una scherma più spaziosa e dunque pericolosa; ecco che per essi è indispensabile la corazza. D’altronde le rare volte in cui essi vengono citati, è prevalentemente per inseguire, aggirare, o finire gli avversari spossati dagli Hastati. Ciò non toglie che se gli Hastati vengono perforati o disintegrati, saranno essi a ricevere la consegna del fronte, sebbene il loro modo di combattere non sia quello del Murus.

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Dario Battaglia
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Claudio Nerone

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MessaggioInviato: Gio Apr 27, 2006 6:03 pm    Oggetto:  
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Ave,
per una migliore comprensione della discussione in atto cerco di rispondere alle questioni sollevate da Tullia, Arsdimicandi e Rufus per blocchi separati.


Per Tullia:

Gli Hastati dell’esercito manipolare non sono armati di asta d’urto ma di pilum da lancio, esattamente come i Principes, ed anche il tipo di scudo utilizzato è il medesimo. Penso che la tua analisi vada dunque un pò rivista in base a queste fondamentali precisazioni.
Quanto al compito tattico degli Hastati, basta leggersi i resoconti di Livio o Polibio sulla battaglia di Zama, dove i legionari del primo ordine combattono duramente contro ben due delle tre linee di battaglia schierate da Annibale. A me sembra che come “sterminatori”, anche gli Hastati funzionino niente male.

Il metodo di ingaggio degli Hastati è semplice ed in linea con quello dei Principes: lancio di giavellotto contro il nemico e poi mano alla spada per il combattimento ravvicinato.

Non comprendo poi l’assunto secondo il quale con una piastra pettorale non si può fare scherma ravvicinata. La piastra pettorale era uno dei tipi di corazzatura più diffusa in Italia; i Sanniti ad esempio utilizzavano il caratteristico triplice disco di metallo. Forse i Sanniti non ingaggiavano il nemico spada alla mano?
Il punto è che i soldati indossavano quello che si potevano permettere o quello che passava il mercato. Quando la cotta di maglia di ferro cominciò ad essere introdotta nell’esercito romano, mutuata probabilmente dai Celti, essa soppiantò progressivamente quelle che erano le protezioni più diffuse prima, cioè le piastre pettorali e le loriche muscolari.
Non mi stupirei del fatto che al tempo della II guerra punica praticamente tutta la fanteria pesante romana fosse dotata di hamata.





Per Arsdimicandi:

Non credo che allargare il discorso a peregrini, ausiliari e via dicendo giovi alla comprensione della discussione in corso, decisamente già sovrabbondante di elementi da analizzare. Quindi non entro nel merito di quanto sopra.

L’immagine dei Triarii dotati di hasta, inginocchiati e schierati in terza linea non sono solo la visione di un ”autore di opera storico-propagandistica che lo ha citato una sola volta”, visto che oltre a Polibio riferisce la medesima cosa anche Livio (8, Cool.

Non vedo poi dove sia il problema ad accettare questo tipo di schieramento per i Triarii. Mi sembra ovvio che essere equipaggiati con un’asta d’urto piuttosto che con un giavellotto da lancio comporti un differente approccio nel combattimento dei Triarii rispetto a quello dei Principes e degli Hastati. Del resto non mi sembra affatto strana la presenza di questa piccola componente di carattere oplito-falangitica, visto che prima dell’esercito manipolare i Romani adottavano uno schieramento che richiamava l’ordinamento oplitico.
Naturalmente l’esercito romano arcaico, così come quello etrusco, non può essere definito come una copia delle formazioni oplitiche greche, a causa delle peculiarità proprie del warfare italico, tipo l’abbondante utilizzo di armi da getto.
Altrettanto naturalmente questa vetusta caratteristica dei triarii verrà progressivamente meno col passare del tempo e l’opera riformatrice di Scipione darà un’ulteriore spinta in questo senso.

Quindi, francamente, proprio mi sfugge il senso del “francamente banale” sottolineato da Arsdimicandi rispetto a quanto tramandatoci da Polibio.
Liquidare le opere di Polibio e di altri che come lui hanno scritto di cose militari romane, reputando le stesse solo dissertazioni di natura meramente propagandistica (anche se nessuno dubita che ci fosse pure questa componente) e senza alcuna attinenza con la realtà dei fatti, mi sembra una cosa poco seria.
E poi mi chiedo, che propaganda ci sarebbe nel porre i Triarii in terza linea, equipaggiati con asta d’urto e poggiati sulle ginocchia in attesa di entrare in azione?

Il passo di Livio citato (34, 46) rappresenta la classica eccezione alla regola di quello che doveva essere il combattimento-tipo romano e non può essere certo preso come modello di riferimento.
Situazioni a scatola di sardina come questa, in cui diventa difficoltoso persino riuscire ad usare la spada, sono da considerarsi una rarità, e del resto lo stesso Livio evidenzia l’angustia dello spazio in cui si combatteva.
Un altro esempio può essere quello citato da Ammiano Marcellino (18, Cool in occasione degli scontri con i Persiani ad Amida, in cui le truppe erano così strizzate tra loro che i morti rimanevano in piedi.
Poi, abbiamo poco altro in questo senso.
Non a caso sono questi i due soli esempi citati da P. Sabin in “The Face of Roman Battle” proprio per rimarcare il loro aspetto eccezionale rispetto alla “normalità” delle battaglie romane, che non prevedeva di certo la spinta scudo contro scudo come nel modello oplitico.

Identificare l’azione degli Hastati a Zama come “muro di contenimento” non mi sembra corrispondente alla realtà dei fatti. L’azione degli Hastati è decisamente offensiva, tesa allo sfondamento delle linee di battaglia nemiche e contraddistinta da attacchi e contrattacchi da parte delle opposte formazioni. Gli Hastati inseguono poi il nemico in rotta fin quasi sotto la terza linea cartaginese, quella dei veterani d’Italia, e solo grazie ad un accorto Scipione viene impedito che gli Hastati impattino contro di essi in modo disorganizzato, a causa del lungo scontro sostenuto con le prime due linee che, con una metafora calcistica, hanno fatto saltare gli schemi degli Hastati.

Polibio, nella sua descrizione dell’esercito manipolare romano, non cita differenze di sorta a proposito degli scudi in dotazione ad Hastati e Principes. Anche la frase di Livio (scutati omnes) non mi sembra indicativa in tal senso. Inoltre, sempre in Livio, non si parla di armi speciali per i Principes, ma eventualmente di migliore fattura rispetto a quelle degli Hastati, in virtù del più elevato status.

Va detto comunque che, in tutti i libri di storia militare romana, è alla testimonianza di Polibio che si fa maggiormente riferimento per la trattazione dell’organizzazione interna e lo schieramento in battaglia dell’esercito repubblicano romano.





Per Rufus:

A Zama, gli Hastati combattono, per parecchio tempo, corpo a corpo contro ben due linee cartaginesi. Più che subirlo, mi sembra che il massacro lo fanno.
In seno all’esercito romano, non esiste una specializzazione per il “murus” ed una per il “corpo a corpo”. I Romani manipolari non combattono come gli opliti opponendo un muro di scudi e poi facendo pressione con gli stessi contro lo schieramento avversario, utilizzando l’asta d’urto per colpire dall’alto verso il basso il nemico che sta di fronte e con le file posteriori dei rispettivi schieramenti che praticano la spinta sulle file anteriori, il cosidetto “othismos”.
Il cozzo frontale tra i due schieramenti è solo il momento iniziale dello scontro, a cui partecipano esclusivamente le file a ridosso del fronte di battaglia. Pochi minuti dopo di esso, se nessuna delle due formazioni cede di schianto, e nella maggior parte dei casi ciò non accadeva, si passava ad un'altra fase del combattimento, caratterizzata da ripetuti attacchi portati lungo tutta la linea del fronte a livello di sub-unità, seguita da altrettante pause fisiologiche in cui le truppe impegnate nel corpo a corpo si separavano per riprendere fiato, riprendersi dallo stress da scontro ravvicinato ed operare i necessari ricambi tra uomini. Soprattutto durante questi momenti di pausa nel combattimento ravvicinato si assisteva poi ad un intenso scambio di missili tra i due schieramenti, dopodiché scattava l’ennesimo attacco spada alla mano e si andava avanti fino a che in uno dei due schieramenti si verificava un cedimento che, se non si era in grado di tamponare adeguatamente, portava al crollo fatale. In virtù della maggiore organizzazione ed addestramento, in questo modo i Romani riuscivano di norma a prevalere sui loro avversari.

Parlando in termini generali, nella battaglia romana l’intera linea del fronte era caratterizzata da una situazione piuttosto diversificata, con zone in cui gli scontri erano più accesi ed altre in cui gli opposti schieramenti assumevano un atteggiamento meno offensivo, con la possibilità di un repentino mutamento di queste condizioni e di una improvvisa accellerazione del livello di scontro laddove prima c’era una situazione “tranquilla”, con tutti i limiti che questa parola può significare nel contesto di uno scontro campale.
La battaglia romana era dunque caratterizzata da una serie di attacchi e contrattacchi condotti a livello di centurie, manipoli o coorti che, con shock successivi, cercavano di sgretolare lo schieramento avversario.
In sostanza, se una formazione oplitica si comportava come un rullo compressore, la legione può invece essere paragonata ad un martello pneumatico.
Il tutto detto in forma molto stringata. Per un approfondimento sulla materia consiglio la lettura del già citato articolo di Philip Sabin dal titolo “The Face of Roman Battle”, pubblicato sulla rivista Journal of Roman Studies (2000).

D’accordo infine sulla visione dei triarii anche come barriera per evitare cedimenti e fughe troppe precipitose dal campo di battaglia. Del resto tra i vantaggi di uno schieramento su più linee c’era anche la sicurezza psicologica che una linea posteriore dava agli uomini di quella anteriore, sicuri, anche in caso di andamento negativo del loro combattimento, di poter trovare rifugio dietro i compagni della linea posteriore che, essendo ad una certa distanza dalla prima, non era coinvolta dal disordine creatosi nella prima linea e quindi poteva opporsi validamente all’attacco nemico.


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MessaggioInviato: Gio Apr 27, 2006 8:09 pm    Oggetto:  
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Citazione:
In seno all’esercito romano, non esiste una specializzazione per il “murus” ed una per il “corpo a corpo”.


Ma come fai ad affermare con certezza una cosa simile? Per caso, al contrario di noi, tu era là a vedere?

Rimango abbastanza basita della tua sicurezza nell'affermare che non esistevano specializzazioni nell'Esercito Romano... Evidenti citazioni di scritti moderni.

Inoltre semplificare la battaglia come tu hai descritto (anche qui con una sicurezza invidiabile) denota, scusami, che i tuoi sono "concetti" mancanti del necessario e fondamentale apporto di un minimo di pratica nel maneggiare le armi dei romani.

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MessaggioInviato: Gio Apr 27, 2006 8:32 pm    Oggetto:  
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No! No, così proprio non va.
Nemmeno io, giornalista, vi seguo più.
Interventi troppo lunghi, che non permettono risposte sintetiche e una piena comprensione da parte del lettore.
E' un Forum d'informazione questo?
Dovete selezionare di più, e progredire per gradi.
Mi rendo conto che l'argomento è fondamentale, anzi, forse è l'argomento principe, poichè svela o meno armamenti e tattiche dell'intero esercito romano. Ma così proprio non vi si segue. Evil or Very Mad
Plinius mi perdoni, ma provo a lanciare il "là". Come e quando nascono gli Astati i Principii, etc, etc. Per quali motivi nascono?
Cominciamo a chiarire un passo per volta.
Invito tutti a fare interventi di non oltre mezza cartella (15 righe, è possibile?)
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MessaggioInviato: Ven Apr 28, 2006 12:34 am    Oggetto:  
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Nella seconda metà del V secolo a.C. l’antica leva annua che prendeva il nome di Legione, che si componeva di tre reggimenti di 1.000 uomini cadauna di fanteria pesante, comandati da un tribuno cadauna (per un totale di 3), non fu più sufficiente a soddisfare le esigenze belliche incombenti.
Al servizio militare, al tempo riservato ai Romani più abbienti in grado di procurarsi il costoso armamento oplitico, furono abbinate nuove categorie di cittadini. Si cominciò a far leve annuali che giunsero ad arruolare dapprima 4.000, e infine 6.000 fanti tra pesanti e leggeri. Ciò spiega anche l’aumento dei tribuni militari sino al numero di 6 nel 405 a.C. (Livio IV,61 e sgg).
Giunti a questo raddoppio delle forze militari, l’antica singola legione che un tempo costituiva l’unico Esercito Romano, venne sdoppiata in due Legioni, ognuna comandata da uno dei due Consoli annuali.
Si giunse infine ad una struttura nella quale ogni legione si trovava ad essere costituita da 3.000 fanti pesanti (oplitici) e 1.200 fanti leggeri (Polibio, VI,20).
Tuttavia la distribuzione delle due fanterie non avvenne come potrebbe sembrare più ovvio, in base alla classe sociale e al tipo di armamento di cui ognuno poteva equipaggiarsi; al contrario la distribuzione degli uomini tra la fanteria pesante e leggera tenne conto della sola età: Polibio afferma che “le centurie (sin qui intese come unità di arruolamento e non unità tattiche) che costituivano la fanteria pesante… erano distinte in gruppi forniti d’armi diverse”. Dettaglio significativo questo che allude a una fanteria pesante oplitica, formata insieme da persone più abbienti ed altre meno abbienti, ossia con armamenti peggiori o migliori, equiparate tuttavia dalla giovane età, quella adatta cioè allo svolgimento dello sfondamento monolitico tipico della falange.
Questo particolare squisitamente tecnico, si rivela determinante per la comprensione degli sviluppi successivi della Legione. Anzitutto la disomogeneità della fanteria d’urto, che possiamo immaginare formata da legionari ricchi dotati di corazza, e di poveri privi di essa, dovette comportare non pochi problemi.
Gli eventi successivi alle guerre Sannitiche trovarono la soluzione ideale ad una serie di problemi di non poco conto. Primo tra tutti l’abolizione dello scudo tondo di tipo greco a beneficio dello scudo oblungo sannitico, che rendeva meno indispensabile la corazza. Legionari ricchi e poveri venivano cosi a trovarsi equiparati nella capacità difensiva, delimitando notevolmente i costi personali di equipaggiamento.

Non sarà proprio mezza cartella Aequis, ma almeno vediamo se Nerone è d'accordo o meno su questi elementi basilari Laughing

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