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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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Servi della gleba nei secoli: da Diocleziano a Berlusconi
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Plinius

Princeps Senatus






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MessaggioInviato: Sab Apr 08, 2006 4:48 pm    Oggetto:  Servi della gleba nei secoli: da Diocleziano a Berlusconi
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Premessa.

In questo post, apparentemente rivolto contro s.berlusconi, l'intento è quello di giudicare la validità oggettiva di provvedimenti politici, amministrativi e sociali, che periodicamente in molti momenti storici sono stati pensati, proposti e applicati.
Ferma restando l'assoluta mancanza di preconcetti dell'intento, si cerca di ottenere il parere di altri su una idea "antica" i cui enunciatori, Diocleziano e berlusconi, non possono certo essere affiancati per la grande differenza di statura politica e personale intercorrente; conseguentemente venga perdonato "l'irriverente accostamento" che farebbe rivoltare il grande (con tutti i suoi pro e contro) l’imperatore Diocleziano.

Nella storia, sempre l’organizzazione collettiva ha portato chi vi è stato a capo a creare condizioni di stabilità sociale: specie nei momenti di crisi. In quei frangenti non si è badato molto a garantire lo sviluppo personale-sociale degli individui presenti. In una sua riforma l’Imperatore Diocleziano con il suo autoritarismo legò i figli degli operai, dei contadini e di altre attività lavorative alla stessa attività svolta dai loro padri. Nel Medio Evo è avvenuta una cosa simile con i servi della gleba. E così anche in altre parti del mondo.
Berlusconi nega sviluppi diversi ai figli del ceto medio e inferiore.

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Plinius/Ettore Argan

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Ma, se un tiranno usurpa il potere e prescrive al popolo quel che deve fare, è anche questa una legge? (Alcibiade)

Quanto più volgare è l'uomo politico, tanto più stridente è il linguaggio. (P.C. Tacito)
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MessaggioInviato: Sab Apr 08, 2006 4:48 pm    Oggetto: Adv






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Plinius

Princeps Senatus






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MessaggioInviato: Sab Apr 08, 2006 4:50 pm    Oggetto:  
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Enunciato.

Il presidente del consiglio berlusconi, davanti ad un pubblico (televisivo) di 12.000.000 di persone, giovedì 6 aprile 2006 ha dichiarato che, lui al governo, mai renderà uguali i figli dei professionisti o degli abbienti ai figli degli operai.

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Plinius/Ettore Argan

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Plinius

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MessaggioInviato: Sab Apr 08, 2006 4:50 pm    Oggetto:  
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Tesi.

Questa esternazione, fatta con l’anima e la solennità di una condanna, ha fatto capire dunque qual è il suo vero credo, cosa pensa della Costituzione e ha sintetizzato l’azione continua, sua e del suo governo quinquennale, contro l’impianto costituzionale della nazione.
Mai in tutti questi anni, dall’unificazione risorgimentale ad oggi, era stato rivelato questo programma del tutto estraneo al liberalismo economico, fiscale e imprenditoriale sempre scodellato dal suo intervento in politica. Non era presente neppure durante gli anni del fascismo ed è estraneo ai valori che la nostra Costituzione propugna con i suoi principi fondamentali trascritti dopo che erano stati letti nell’animo degli Italiani e sulla scorta delle loro esperienze vissute durante la propria vita e di quella dei propri ascendenti.
Si tratta di un attacco all’art. 3 della nostra Costituzione, articolo che recita:
- “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
Il meccanismo di patrocinio dell’art. 3 prevede di annullare le disuguaglianze e di applicare differenze fiscali distribuite in proporzione crescenti al reddito di ciascun cittadino. (attualmente non rispettato neppure dalle sinistre)
Si tratta di una idea di uguaglianza a cui berlusconi oppone il concetto della “cristallizzazione” dello status quo non accettando il criterio della progressività dell’imposta (art. 53 della Costituzione) tale che tutti “sopportino U GU A LE .... SACRIFICIO economico”.
Altro credo, contenuto nella sua esternazione, è la sua idea antirepubblicana dato che è un attacco, anzi una carica, al principio costituzionale di uguaglianza che la Corte Costituzionale nel 1946 ha sancito con coeva sentenza rappresentando l’uguaglianza stessa come “il principio che condiziona tutto l’ordinamento nella sua obiettiva struttura".

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Plinius

Princeps Senatus






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Plinius is offline 

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MessaggioInviato: Sab Apr 08, 2006 5:14 pm    Oggetto:  
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Sintesi

Quanto di tutti ciò è verosimile e quanto falso? Potrebbe apparire dietrologia denigratoria?

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Plinius/Ettore Argan

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Seneca

Primipilus






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MessaggioInviato: Sab Apr 08, 2006 5:18 pm    Oggetto:  
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La mia prima impressione, come quella dell'iuomo medio preso dai problemi economici giornalieri, è che tutto andrà a "posto" con le elezioni, ecc. ecc.
Ma se si volesse guardare con rigore logico e non si dimenticasse tutto quanto ha fatto nel suo governo, allora c'è da considerare con maggiore attenzione.
So di aver detto poco e di non aver aggiunto altro.

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Seneca
Roberto Fanelli
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Hector

Centurio Princeps






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MessaggioInviato: Sab Apr 08, 2006 5:26 pm    Oggetto:  
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Embarassed Anche il mio parere è modesto. Certo che le considerazioni non sono del tutto fuori strada.
Cinque anni docent.
Moltissimi altri nel passato hanno fatto del potere una attività personalissima con cui hanno danneggiato i governati. per esempio gli Absburgo, Napoleone, l'Impero Britannico di cui oggi tutti piangiamo le conseguenze per le manipolazioni in Siria, Palestina, Egitto, Irak, Afganistan, India, Sud Africa; o Commodo, oppure Cesare, o Cicerone, Silla, Mario, il Senato romano .

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Hector
Marco Lucifredi
O Zeus padre degli Dei, tu che hai abbandonato la mia Ilio, non dimenticarti di me.
Non mancano gli imputati e chi li accusa; lo Stato non manchi di un tribunale (Cicerone)
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Caesar

Tribunus






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MessaggioInviato: Sab Apr 08, 2006 10:23 pm    Oggetto:  
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Uno dei provvedimenti di Diocleziano fu proprio quello accennato: legare indissolubilmente i figli dei contadini alla terra, quelli degli operai al loro mestiere
Questi dovevano continuare per legge, anche contro la propria volontà, il lavoro nei campi. Il provvedimento si era reso necessario per una profonda crisi economica nata dalla smisurata crescita del latifondo, dalla appropriazione indebita dei terreni dell'ager pubblico, specie oltre Italia dove solo senatori e ricchi potevano affrontare le spese per recarvisi, impossessarsene e gestirli in proprio trattenendo i profitti. Questi terreni poi venivano coltivati con manodopera schiavile ricavata dall'appropriazione arbitraria ottenuta, subornatamente da magistrati corrotti, dei prigionieri di guerra fatti schiavi.
I proprietari di piccoli terreni non potevano recuperare i costi, si indebitavano sino ad essere espropriati. Restando privi di sostentamento e non riuscendo ad entrare nelle grazie dei proprietari terrieri confinanti, non restava loro che l'urbanesimo.

L'urbanesimo, fenomenno secondo il quale molti rurali e provinciali si rifugiarono nelle grandi città. Qui, tra lavori occasionali, elemosine, all'occorrenza piccole e saltuarie imprese illegali, quando non delittuose ed altri espedienti, vivevano una viva se non altro meno affaticante di quella dei campi.
Certo non fu una politica economica accorto e intelligente perchè non fece che aggravare la situazione sociale creando fratture e attriti di crescente profondità.

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Caesar
Pietro Silva
Milovan Gilas scrisse che la memoria tende a modificare i fatti per farli quadrare con le necessità del presente.
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Plinius

Princeps Senatus






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MessaggioInviato: Dom Apr 09, 2006 10:04 am    Oggetto:  
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Mi sento però di difendere Diocleziano dicendo che gli studi sociali ed economici non erano molto evoluti come oggi. Tutte le misure di economia politica del periodo erano molto immediate e non si riusciva a preordinare interventi complessi. Oggi fortunatamente abbiamo queste conoscenze.
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Hector

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MessaggioInviato: Dom Apr 09, 2006 10:27 am    Oggetto:  
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Vero. Per esempio contro i diffusi reati ai danni del patrimonio si procedeva ad arresti e condanne e non si rimuovevano le cause che avevano creato quello stato d'indigenza. Si facevano distribuzioni gratuite di pane. Non si comprendeva che il ricorso massiccio alla manodopera schiavile, una volta che era aumentata la popolazione, creava forti squilibri occupazionali a favore dei possidenti che sfruttavano la crescente opportunità di utilizzare lavoro a costi irrisori. Inoltre le loro produzioni trovavano facile collocazione per la crescita della domanda. Si vennero così a trovare nel nodo produttivo che li vedeva depositari dei beni e mezzi della produzione e agiati "venditori" dei propri prodotti in un regime di "cartello economico". Con tali fattori di vantaggio potevano lucrare guadagni maggiorati oltre che del ricarico convenzionale anche del guadagno sopravvenente per "rendita di posizione".
Contro il diffuso reato di "tosare" le monete di parte del metallo prezioso, vennero prese misure blande per l'impossibilità organizzativa di frenare abitudine troppo diffuse. Molto diffile riuscì il controllo sull'evasione delle tasse per la grande forza che avevano acquisito i latifondisti e i grandi commeccrcianti. Reati diffusissimi che i grandi sforzi di Diocleziano ruscirono a ridimensionare ma non a controllare del tutto.

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MessaggioInviato: Lun Nov 06, 2006 2:30 pm    Oggetto:  
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