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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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secutor: esperienza personale
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Autore Messaggio
Rufus

Gladiator





Età: 57
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Località: bononia




MessaggioInviato: Gio Apr 21, 2011 1:24 pm    Oggetto:  secutor: esperienza personale
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Parlando di tecnica e sistema di combattimento secondo quella che è stata fino ad ora la mia personale esperienza in arena, credo di poter dire che la categoria del secutor, come del resto quella del suo diretto avversario, sia quella tecnicamente e fisicamente più impegnativa. Questo duello è quello che, pur mantenendo un equilibrio in campo, accentua maggiormente la differenza fra il grande apparato offensivo del retiarius ed il grande apparato difensivo del secutor.
In pratica, il secutor si trova a poter subire attacchi su tre distanze differenti, attraverso l'offesa della rete, del tridente e quindi del pugnale.
Per portare a termine la sua offesa, il secutor deve quindi adottare posizioni di combattimento che sono particolarmente faticose, e che possono apparire "quasi" naturali soltanto ad un lottatore esperto.
Il secutor adotta infatti una particolare proiezione dello scudo che deve consentirgli di coprire il proprio corpo permettendogli contemporaneamente di vedere l'avversario; questo può avvenire attraverso una fessura inferiore, ovvero attraverso l'osservazione dei piedi dell'avversario, oppure attraverso uno spioncino ricavato sollevando gli occhi appena al di sopra dello scudo.
Il peso dello scudo grava sempre sulla muscolatura della spalla sinistra, che deve essere forte ed allenata.
La posizione dello scudo deve variare repentinamente a seconda del tipo di attacco portato o subito; ovvero inclinato per il tridente, verticale o leggermente sbilanciato su un lato per la rete, ed infine verticalizzato sugli attacchi di pugnale.
La corsa del secutor deve essere su scatti rapidissimi e brevi, pronto a fermarla od a cambiare direzione di fronte a scarti improvvisi od a veroniche, ed in questo caso il secutor deve anche saper sopportare il peso del reziario sulla spalla semza cadere.
La manica di protezione destra deve essere utilizzata come scudo aggiuntivo, per parare soprattutto i colpi di tridente che abbiano superato la guardia, ed anche per agganciare l'arma avversaria in caso di schivata riuscita.
I colpi di pugnale vanno calibrati molto bene, perchè nel momento di colpire il gladiatore è vulnerabile; quindi i momenti degli affondi vanno decisi in fretta e portati col massimo della velocità.
Lo scudo utilizzato in maniera offensiva lo si può fare soltanto quando il tridente sia agganciato oppure l'avversario lo abbia perduto.
Il dispendio energetico di un secutor è, a mio avviso, sicuramente maggiore di quello di qualsiasi altro gladiatore, e per concludere, direi che anche l'apparato muscolare del secutor deve essere particolarmente massiccio e forte, soprattutto spalle, collo e gambe.


Analizziamo un primo passaggio: il momento in cui il secutor si trova a fare i conti con la rete.
La rete ha un raggio d'azione abbastanza ampio, ti può prendere anche a quattro metri o più di distanza, ed è pericolosa anche a brevissima distanza.
Se ti avvolge, perdi buona parte della mobilità e della visione, e sei molto meno reattivo.
L'esperienza insegna che in questo caso non devi perdere la calma, non devi concentrarti sul tentativo di liberarti, ma devi assolutamente concentrarti sull'avversario, che approfitterà di questo momento per attaccare col tridente.
Quindi, la cosa migliore da fare è chiudere la guardia, coprirsi frontalmente con lo scudo verticale, abbassarsi sulle gambe e portare il braccio coperto a protezione del fianco.
Subito il primo attacco, si capirà dall'impatto la posizione approssimativa dell'avversario, e ci si muoverà di conseguenza allontanandosi da lui quel minimo di tempo necessario a controllare la propria capacità di movimento.
Bisogna farlo sotto attacco, e bisogna essere rapidi, ergonomici e reattivi oltre misura.
Nel caso la rete si agganci ad un punto dell'armatura, trascinandosi dietro col suo peso, l'attenzione maggiore deve essere portata a non inciamparsi, perchè una caduta può risultare fatale.
In questo caso, la prima regola è sempre quella di chiudersi, ed in un secondo tempo capire bene dove la rete si è agganciata.
Può sembrare facile, ma non lo è affatto.
Se la rete si aggancia e rimane saldamente nelle mani del reziario, esso cercherà di fare cadere il secutor, strattonandolo pur badando bene a conservare la distanza, ed in questo caso bisogna cercare di dare l'impressione di poter affondare un colpo e di essere saldamente in equilibrio.
Queste cose si possono ottenere abbassando il baricentro e scattando in avanti, badando bene a non scoprirsi
Nel momento in cui il reziario lancia la rete, egli per un attimo non è in grado di gestire il tridente; quindi in un istante si offre una change per entrare repentinamente ed affondare un colpo di pugnale, ricordandosi di verticalizzare repentinamente lo scudo, evitando così di subire un attacco di pugnale dall'alto.
Concedere all'avversario di recuperare la rete perduta, se da un lato sottopone a nuovi rischi, dall'altro pone in una luce favorevole nei confronti del pubblico, e questo può essere molto utile in un eventuale giudizio.
Il modo migliore per schivare la rete è quello di abbassarsi e letteralmente sparire, offrendo il minor bersaglio ed i minori appigli possibili.
Quello più errato è cercare istintivamente di allontanare la rete utilizzando lo scudo come schermo; in questo caso si viene quasi certamente presi ed inoltre ci si scopre, rischiando un rapido colpo di tridente.

Lo stimolo nervoso enorme che si deve avere in questo campo, ovvero la capacità di decidere in fretta sotto stress, si sviluppa con l'allenamento così come tutte le altre virtù necessarie. Inoltre l'avversario che ti incalza è un potente stimolo alla propria sopravvivenza.
Ore vorrei passare ad analizzare l'approccio con la seconda arma con la quale il secutor deve fare i conti: si tratta del tridente; la meno insidiosa e più diretta arma del reziario.
Il tridente è un'arma di media lunghezza, molto pesante ( circa 4 kg.) con tre punte che abbracciano un diametro di circa 15/20 cm., e che nel caso di prolusione, sono sferiche.
Il tridente è il principale ostacolo che il secutor deve superare per avvicinarsi al reziario, è il mezzo con cui quest'ultimo stabilisce la distanza che intende frapporre tra lui e l'antagonista.
Il tridente è il principale ostacolo alla possibilità del secutor di avere buona visibilità, perchè lo costringe a riparare il capo.
Il tridente può essere usato in diversi modi, e per ognuno vi è necessariamente una reazione differente.
Quando il tridente viene indirizzato al capo del secutor, l'effetto può andare da un disturbo fino ad un vero e proprio k.o.; è quindi un colpo molto pericoloso.
La migliore risposta consiste nell'abbassarsi sulle gambe in modo da togliere sagoma e contemporaneamente posizionare lo scudo a 45°, per fare scivolare l'arma oltre la testa.
Quì si offre la possibilità di accorciare la distanza per sferrare un'offesa di pugnale in condizioni di relativa sicurezza, sfruttando la copertura offerta dal tetto dello scudo.
Quando il tridente viene indirizzato verso lo stinco l'effetto può essere molto traumatico: da una caduta fino ad una possibile frattura.
In questo caso bisogna togliere peso alla gamba avanzata in modo da ridurre l'effetto dell' eventuale impatto, e contemporaneamente intercettare col bordo inferiore dello scudo il manico del tridente, in modo tale da fermarlo al suolo e, nel migliore dei casi, strapparlo dalle mani dell'avversario.
In questo caso si offre la possibilità di sferrare un colpo di sica sul fianco del reziario, ma non è facile perchè il suo fianco sinistro è protetto dalla manica, mentre il volto è riparato dal galerus.
Una insidia propria del tridente è la possibilità di agganciare lo scudo oppure il piede avanzato del secutor; nel primo caso si può rischiare di avere la sagoma esposta, e di ricevere un colpo terribile al corpo (tronco, bacino, gamba), nel secondo si può perdere l'equilibrio e cadere, esponendosi così alla libera offesa del reziario.
La migliore risposta ad un tentativo di aggancio dello scudo è quella di chiuderlo decisamente contro il proprio corpo, evitando assolutamente di allontanarsi, ed anzi avvicinandosi all'avversario seguendo il suo movimento e togliendo distanza, in modo tale da costringerlo a rompere il contatto o, nel migliore dei casi, a poter portare un affondo al suo corpo. In questo caso bisogna anche verticalizzare lo scudo, perchè ci si espone al suo pugnale che può colpire dall'alto.
Nel secondo caso bisogna fare peso sulla gamba agganciata, ed avanzare verticalizzando lo scudo e portando un affondo di pugnale che costringa l'avversario ad allontanarsi. Conviene mirare alla coscia, perchè in questa fase sarà la sua parte più esposta.
Vi è poi la possibilità di afferrare il tridente; questo può avvenire quando il reziario porta un colpo mirando al corpo in un attimo in cui lo ha trovato, oppure così gli ha fatto credere il secutor, scoperto.
In questo caso il tridente va stretto sotto l'ascella, e bisogna immediatamente utilizzare lo scudo a ghiglittina per allontanare il reziario, ma soprattutto il suo pugnale, da se. A questo punto egli lascerà l'arma, e quì si aprono due possibilità: la prima, lo si attacca e si va a fare i conti col pugnale; la seconda, gli si offre di recuperarlo. In sostanza, con la seconda opzione si ha dato sfoggio della propria abilità tecnica e contemporaneamente della propria generosità. Questo può risultare molto utile nel giudizio del pubblico, come già detto nei confronti della rete.
L'ultima cosa è come comportarsi se si viene fatti cadere a terra: in questo caso bisogna letteralmente rannicchiarsi dietro lo scudo e tentare di rialzarsi controllando l'avversario rigorosamente da sotto lo scudo, osservandone il movimento dei piedi e girandosi nella sua direzione seguendone a tempo i movimenti.

Ora ci troviamo ad affrontare l'arma corta, l'arma nascosta e latente, quella che in fondo si teme di più; il pugnale.
Il reziario può impugnare quest'arma sopramano o sottomano, e la differenza è molto grande.
Innanzi tutto, quando si arriva al corpo a corpo, lo scudo cessa di essere il perno della metodologia di approccio del secutor e può addirittura arrivare ad essere un impedimento. Lo scudo, è vero, ripara dai colpi il secutor, ma a contatto finisce per riparare anche il reziario, come fosse una paratia che divide due reparti.
Nel caso il pugnale del reziario si trovi sopramano, egli avà poche change per entrare, ed il suo bersaglio principale rimane abbastanza coperto dallo scudo e dai movimenti di guardia del secutor. Si può arrivare anche ad uno stallo, dove la sua manica impedisce alla sica del secutor di entrare, e viceversa lo scudo impedisce al reziario di entrare.
In questo caso, la soluzione per il secutor può essere quella di scendere ed attaccare la gamba, murando contemporaneamente con lo scudo e cercando di togliere equilibrio all'avversario.
Se il secutor riesce a fare cadere il reziario dopo avergli offeso la gamba e ad ostruirgli il movivento del braccio armato, vi può essere un controllo risolutivo sull'avversario che può portare alla vittoria.
Ma se lo scudo rimane parzialmente bloccato sotto il peso del reziario, oppure esce dalla sua sagoma lasciandogli la possibilità di muovere il braccio, allora il rischio di essere colpiti è grande.
Per questo motivo, io preferisco sempre avere l'allacciatura dello scudo sull'avambraccio piuttosto lenta, in modo tale da poter repentinamente sfilare il braccio ed andare ad intercettare la fonte d'attacco prima di essere colpito.
Nel caso invece che il pugnale del reziario sia impugnato sottomano, le cose cambiano tantissimo, al punto da necessitare di un approccio decisamente differente.
In questo caso, andare alla gamba del reziario per farlo cadere diventa molto pericoloso, così come lo diventa anche il cercare il contatto fisico.
La ragione è che il pugnale in questa posizione consente al reziario di attaccare dall'alto, dandogli la possibilità di colpire i muscoli alti della schiena ed addirittura di insinuarsi nel collo, portando così ferite gravi ed invalidanti.
Quando la situazione è questa il secutor non può mai permettersi di prescindere dal murare decisamente con lo scudo per portare i suoi attacchi, ed inoltre questi devono essere portati con la massima rapidità, più simili a stilettate o ad attacchi di serpente; soprattutto, non può assolutamente indugiare sui colpi, percgè la reazione dell'avversario è fulminea dal momento che la posizione del pugnale glielo permette.
Diciamo quindi che il pugnale sottomano toglie al secutor possibilità e desiderio di arrivare al corpo a corpo, e lo consiglia di portare attacchi rapidi sfruttando la sua accelerazione ed i momenti in cui il reziario tenta di potare i suoi attacchi di rete e tridente. Il duello risulta così, oltremodo veloce, fluido e spettacolare.
Non va dimenticato che il reziario non cercherà mai di sua iniziativa la distanza corta, ma la sfrutterà senz'altro quando gline verrà offerta la possibilità. La ragione è semplice: egli non è protetto a sufficienza per avere fiducia nel contatto, quindi il suo istinto lo porterà ad evitarlo, ma nello stesso tempo la sua nudità e l'ampia visibilità di cui gode gli offrono la possibilità di sgusciarne fuori portando offesa.
Viceversa, il secutor può essere invogliato al contatto da varie ragioni: la prima è che la sua buona protezione può indurlo a rischiare di avvicinarsi troppo, un'altra può essere la stanchezza e quindi la perdita di parte del controllo tattico, la terza e sicuramente la più determinante è che il secutor viene esasperato dal tridente, il quale lo colpisce, lo inganna, lo inciampa, lo tormenta. Se il secutor cede alla rabbia cieca che gli provoca la tortura del tridente, rischia di voler chiudere la distanza per cercare in qualche modo di farla finita.
Niente di più sbagliato; il secutor deve costruire con pazienza la sua scherma, controbattere l'offesa del tridente con rapide scivolate in ananti e precise stoccate, seguita da disimpegni rapidissimi.
Deve incalzare, togliere misura, innervosire, provocare a sua volta. Egli deve ricordarsi una cosa: lui può leggere le emozioni sul volto del suo avversario, e trarne vantaggio, ma l'avversario vede davanti a se una orrenda maschera di morte, che è immutabile nonostante l'affanno, il timore, il furore o la disperazione.

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Rufus / Stefano Raspadori
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MessaggioInviato: Gio Apr 21, 2011 1:24 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Gio Apr 21, 2011 3:03 pm    Oggetto:  
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Grande, grandissimo Rufus! Se permetti, vorrei linkare questo tuo contributo nelle pagine del Magazine di AD inerenti alle tecniche di combattimento dei contrarete
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Dario Battaglia
Per correttezza, si prega di riportare la fonte degli argomenti qui discussi nel caso vengano girati e argomentati su altri forums
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MessaggioInviato: Lun Apr 25, 2011 4:22 pm    Oggetto:  
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Ma certamente.
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