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PUGILATO: il campione olimpionico Eutimo:
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Plinius

Princeps Senatus






Registrato: 11/03/05 05:08
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Plinius is offline 

Località: Panormus/Balarmuh




MessaggioInviato: Mer Apr 19, 2006 7:53 pm    Oggetto:  PUGILATO: il campione olimpionico Eutimo:
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Eutimo (Euthymos) la cui etimologia significa allegro, tranquillo, fu campione olimpionico di pugilato e nacque a LOCRI, città della Magna Grecia, si ritiene negi ultimi anni del VI secolo a.c.
Ce ne danno notizia diversi antichi autori e specialmente ELIANO, PLINIO, PAUSANIA e STRABONE. La sua figura resta avvolta nelle numerose e a volte contraddittorie leggende che lo interessano.
Strabone dice di lui:

(Raccontano poi che), quando i Locresi Epizefiri presero la città,
il pugile Eutimo scese presso il mostro, lo vinse in duello
e lo costrinse a liberare gli abitanti dal tributo.

(Strabone, Geografia VI, 5)


Altra leggenda sull'episodio del sacrificio narra diversamente facendo risalire questo episodio ad una sosta fatta da Ulisse in quella terra.
Approdato che fu e rifornitosi di viveri, uno dei suoi uomini, il nocchiero Polite, ubricatosi rapì una vergine e ne abusò suscitando una reazione violenta nei residenti che lo uccisero. Ulisse fu costretto a ripartire (e secondo la leggenda non provando alcun rammarico) e così l'anima di Polite, trasformatasi nel demone Alybas, per vendicarsi uccideva periodicamente gli abitanti di Temesa indipendentemente dalla loro età, mentre Ulise e i suoi venivano continuamente riportati dall mare sulle coste italiane.
La cosa andò avanti sino a quando La Pitia, interrogata disse che per placare l'anima del lapidato bisognava costruire un recinto sacro (eroion) e un edificio di culto per commemorare Polite e bisognava sacrificargli ogni anno la fanciulla più bella della città.
Fatto questo, vennero meno le uccisioni.
Quando Eutimo, viaggiando, giunse in città, seppe della maledizione. Desiderando vedere la vergine in attesa d'essere sacrificata, andò al tempio dove la vergine lo supplicò di salvarla e gli promise di sposarlo. Così Eutimo si convinse e aspettò il demone, lo affrontò e lo vinse. Liberata che fu la vergine, la sposò ricevendo doni dalla cittadinanza grata e partì scomparendo nel mare.

Anche sulla paternità dell'eroe le leggende si contraddicono. Secondo una, avallata dagli autori antichi, discendeva da Asticle, mentre secondo altri e secondo i suoi concittadini era figlio del vicino fiume Cecino, confine tra il territorio di Locri e quello di Reggio.

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Plinius/Ettore Argan

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Ma, se un tiranno usurpa il potere e prescrive al popolo quel che deve fare, è anche questa una legge? (Alcibiade)

Quanto più volgare è l'uomo politico, tanto più stridente è il linguaggio. (P.C. Tacito)
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Adv



MessaggioInviato: Mer Apr 19, 2006 7:53 pm    Oggetto: Adv






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Plinius

Princeps Senatus






Registrato: 11/03/05 05:08
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MessaggioInviato: Gio Apr 20, 2006 2:21 pm    Oggetto:  
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L'attività agonostica di Eutimo fu così notevole che gli diede fama non solo nella sua città e in quelle limitrofe, ma anche nell'intera Grecia grazie alle sue vittorie in tre consecutive Olimpiadi e a numerosi storici e geografi che parlano a lungo di lui.
Tra questi ricordiamo: Plinio Caio Secondo (I secolo d.C.), Pomponio Mela (I sec. d.C.), Pausania (2 sec. d.C.), Tucidide (5 sec. a.C.). e Stefano Bizantino (grammatico del V secolo d.C.)

Pausania ne parla nel suo VI LIBRO degli ELIACI dicendo che ha vinto la gara di pugilato della 74a OLIMPIADE (disputata nel 484 a.C.), della 76a (nel 476 a.C.) e della 77a (nel 472 a.C.).
Tucidide ne parla nel libro III nella battaglia, a cui il pugile aveva preso parte, combattuta da Ateniesi e Locresi presso la città di Cecina (di cui non si conosce la data esatta ma si sa che è avvenuta prima che nascesse Tucidide stesso nato nel 460 ad Atene e decedutovi nel 460 a.C.).


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Euthymos vincitore a Temesa
attribuito a Pythagoras di Reggio,
secondo lo stile artistico poco dopo il 470 a.C.


Euthymos, vincitore a Temessa
attribuito a Pythagoras di Samo, secondo le fonti.

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Plinius/Ettore Argan

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eutimo

Ospite















MessaggioInviato: Ven Apr 21, 2006 11:54 am    Oggetto:  Io,Eutimo di Locri,figlio di Asticle, tre volte vincevo
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TITOLO: EUTIMO, ATLETA ED EROE


AUTORE: Ulderico Nisticò

Non è che sappiamo molto, della Magna Grecia di cui tanti parlano, e in verità sapendone ancora di meno. Ci è preziosa dunque ogni notizia, per poca che sia e magari poco credibile. Raccontiamo qui una storia che in qualche modo passò, letteralmente, anche qui da noi.
C’era sul Tirreno una città tanto antica che già Omero ne parla nel I dell’Odissea, Temesa, produttrice di bronzo e importatrice di ferro; fondazione, dice Strabone, degli Ausoni, poi venuta in mano degli Etoli di Toante, quindi ai Bruzi e ai Romani, che la chiamarono Tempsa. “C’è vicino a Temesa un eroion cinto di ulivi selvatici, dedicato a Polite, uno dei compagni di Ulisse, che, ucciso a tradimento dai barbari si adirò contro di loro, finché impose agli abitanti un tributo secondo la sentenza dell’oracolo, e ci fu il proverbio che riguarda chi agisce di malavoglia, dicendosi che hanno addosso l’eroe di Temesa. Quando i Locresi Epizefiri presero la città, raccontano che il pugile Eutimo, sceso in battaglia contro di lui, lo vinse e costrinse a liberare gli abitanti dal tributo.”
Anche Pausania narra la storia di questo eroe di Temesa: “Eutimo era per stirpe dei Locresi d’Italia, che abitano il territorio dello Zefirio sul promontorio, e si denominava dal padre Asticle; ma gli indigeni dicono che non era figlio suo, bensì del fiume Cecino, quello che, segnando il confine tra lo Stato locrese e quello di Reggio...
Dopo che vinse nel pugilato nella LXXIV Olimpiade, non doveva accadergli la stessa cosa nella seguente: infatti Teagene di Taso, volendo ottenere nella stessa le vittorie del pancrazio, batté Eutimo nel pugilato, ma non poté ottenere neppure lui la corona del pancrazio, perché esausto dopo la lotta con Eutimo. Perciò gli Ellenodici impongono a Teagene la pena sacra al dio di un talento, e un talento del danno inferto ad Eutimo, perché pareva loro che avesse scelto lo scontro di pugilato con Eutimo per tracotanza nei suoi confronti: perciò lo condannano a pagare ad Eutimo del denaro anche a titolo privato.
Nella LXXVII Olimpiade Teagene pagò al dio quel denaro e non affrontò quello nel pugilato. Quindi in quella e nella seguente Olimpiade Eutimo ottenne la corona del pugilato. La sua statua è opera di Pitagora e massimamente degna di ammirazione.
Tornato in Italia, combatteva contro l’eroe: e questo accadde così. Dicono che Ulisse vagando dopo la presa di Troia approdasse per azione dei venti in diverse città d’Italia e di Sicilia, e giunse anche a Temesa con le navi; uno dei suoi marinai, ubriaco, violò una vergine, e per questo delitto venne lapidato dagli abitanti. Ulisse non tenendo in alcun conto la sua perdita ripartì, ma l’anima dell’uomo lapidato continuamente uccideva gli abitanti di Temesa e infuriava contro ogni età, finché la Pizia, mentre non permetteva loro di lasciare del tutto l’Italia come intendevano, ordinò di placare l’eroe riservandogli un recinto sacro ed edificando un santuario, e consacrandogli ogni anno la più bella delle vergini di Temesa. Dopo aver compiuto quanto ordinato dal dio, non c’era loro alcun timore del demone. Ma Eutimo giunse a Temesa, e viene a sapere del costume vigente, e desiderò andare nel tempio e ammirare la vergine. Come la vide, prima fu colto da pietà, quindi da amore per lei: e la fanciulla giurò di sposarlo se la salvava, ed Eutimo, ben preparato, attendeva l’arrivo del demone. Ecco che lo vinceva in duello, e l’eroe se ne andava da quella terra e sparve scendendo nel mare, ed Eutimo ottenne splendide nozze, e i cittadini la libertà dal demone.
Circa Eutimo appresi anche un qualcosa del genere, che giunse a tardissima vecchiaia e, pur sfuggendo alla morte, si allontanò dagli uomini in qualche altro modo: ma ho sentito da uno che vi si recò per commercio che viveva a Temesa anche ai miei tempi.
Questo ho appreso, ma quello che so è perché mi sono imbattuto in un dipinto, che era imitazione di un dipinto antico: c’era il giovinetto Sibari e il fiume Calabro e la fonte Lica, e tra loro il demone che Eutimo scacciò, di pelle nerissima e terribile al massimo nell’aspetto, e si copriva di pelle di lupo; l’iscrizione posta al di sopra riferiva il nome Lica.”
Queste ultime righe del passo sono controverse sotto l’aspetto testuale. Secondo altre letture, si darebbe il nome con cui veniva venerato il demone, Alibante, che significa “uomo morto”. La lezione Lica ha fatto pensare, certo con troppa abilità di congettura, ai Lucani.
Eutimo era dunque figlio di Asticle di Locri Epizefiri, ma gli stessi conterranei credettero o vollero credere fosse figlio del fiume Cecino. Ma questo fiume, ricordato anche da Tucidide, III, 103, era tra Locri e Reggio, e non, come vogliono arbitrariamente alcuni, il nostro Ancinale. Eutimo vinse anche nel 468 e nel 464, una carriera lunga e gloriosa, e bastante ad elevarlo al rango di eroe nel senso umano di combattente ed atleta valoroso. Gli venne eretta una statua, opera di Pitagora.
Strano, questo combattimento di un uomo vivo con il fantasma di un morto. Ma dell’esistenza storica dell’atleta, qualora se ne dubitasse, è sufficiente testimonianza l’iscrizione, conservata nel Museo di Olimpia, che recita: “Io, Eutimo di Locri figlio di Asticle, tre volte vincevo le gare olimpiache. Io, Eutimo di Zefirio, la dedicai. La fece Pitagora di Samo.”
Che un atleta vivo abbia combattuto contro l’ombra di un antichissimo eroe, mostra la natura non letteraria, ma viva del mito presso i Greci. Un atleta di tale forza e coraggio (ricordiamo che il pugilato antico era assai più duro di oggi, spesso mortale), poteva facilmente venire assimilato agli eroi primigeni del popolo ellenico, Ercole Teseo Piritoo..., o forse a qualche antenato semidivino dello stesso Eutimo. Anche la sua lunghissima vita, fino ai tempi di Augusto!, è segno di un culto che forse veniva praticato in Tempsa da una confraternita di più o meno genuini discendenti del valoroso locrese.
Eutimo, per andare da Locri a Temesa, passò certamente lungo il dromos che da Reggio portava a Taranto, poi attraversò l’Istmo. Forse le folle delle città costiere lo accolsero e lo acclamarono, e qualche poeta dei nostri borghi compose inni per lui.
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eutimo

Ospite















MessaggioInviato: Ven Apr 21, 2006 12:10 pm    Oggetto:  
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libro IV Aitia di Callimaco:
- EUTIMO DI LOCRI (fr. 98-99)

Diegeseis: "A Temesa un eroe lasciato lì dalla nave di Odisseo impose alla popolazione un tributo, quello di portargli un letto ed una vergine in età da matrimonio, senza guardarsi indietro. Al mattino, i genitori si sarebbero portati via una donna e non più una vergine. Il pugile Eutimo la fece finita con questo tributo …"



Quante gesta di Eutimo presso Zeus che regge Pisa


Citazione:
Barrio: "Non molto lontano dal paese, discorre il fiume Cecino, nel quale, dice Pausania, morì Eutimo, lottatore Locrese potentissimo(1), "

(1) Aggiunge ancora il Marafoti a Vag. 103b: "D'Eutimo ne ragiona Pausania, negli Eliaci, dove molto loda la gloria della sua fortezza e delle sue vittorie e dice che è stato figliuolo di Asticleo huomo cittadino Locrese, bench‚ alcuni dissero favoleggiando, che sia stato figliolo del fiume Cecino, questo è quel fiume quale discorre oggi sotto un Castello di Calabria chiamato Satriano. Di Eutimo parla Plinio nel 70 libro dove dice che il lottatore locrese vittorioso sempre nei giuochi Olimpici è stato di tanta eccellenza chi vivo e .morto Š stato uKuagliato agli Dei ¯.


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Seneca

Primipilus






Registrato: 19/03/05 16:29
Messaggi: 440
Seneca is offline 






MessaggioInviato: Lun Apr 24, 2006 10:35 pm    Oggetto:  
Descrizione:
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Una riflessione, certamente in OT, mi viene repotentemente in mente appena letto di Polite.
La sua mancanzadel senso della giustizia.
Ha approfittato di una donna, ne ha subito le conseguenze come lui le avrebbe fatto subire ad un terzo se i ruoli fossero stati invertiti, e non ha riconosciuto la giustezza della punizione ricevuta.
Questo è puro psichismo mafioso. Tipico di chi si erge al disopra degli altri nel perseguire il proprio tornaconto.

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Seneca
Roberto Fanelli
Qui ad Atene noi facciamo così .... (Pericle)
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