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Celti & Galli - Un dubbio "greco"

Claudio - Mar Gen 31, 2006 3:09 pm
Oggetto: Un dubbio "greco"
In questo momento, quando riesco a ricavarmi alcuni minuti di tempo libero al lavoro o a fine allenamento sulle macchine aerobiche, sto leggendo il libro di Robert Greaves "I miti greci. Dei ed eroi in Omero" vol. I.
Un bel libro, interessante, di non facile lettura per chi non ha una certa conoscenza della mitologia greca e che presenta, soprattutto, le varie versioni del mito senza edulcorazioni e filtri più o meno "scolastici" e lo presenta in tutta la sua nuda crudezza. Interessanti sono le note che cercano di spiegare il mito, soprattutto con la spiegazione del passaggio dalla società matriarcale a patriarcale, l'influsso dei vari popoli in Grecia e il cambiamento dei miti dall'epoca arcaica a quella classica (perlomeno in questo primo volume).
Leggendo il mito della ninfa Ceneide (amata da Poseidone e ricompensata, si richiesta della ninfa stessa, in un invincibile guerriero, Ceneo, che diventerà re dei Lapiti e che verrà ucciso dai Centauri, mandati da Zeus come punizione divina per il suo eccessivo orgoglio. Questo in breve) alla prima nota si legge questo:
"Questo mito si compone di tre elementi distinti:primo, l'usanza (ancora oggi seguita in Albania) che le fanciulle si unissero in vesti maschili a reparti armati; grande era lo stupore nei nemici che trovandole morte sul campo ne scoprivano il sesso......"
Donne armate sul campo di battaglia?! Per Bacco, per quanto solo una nota, non mi sembra una novità da poco! Purtroppo, l'autore non approfondisce di più il discorso legato alla nota: in quale periodo si riferisce (quando vi era ancora una società matriarcale?), a quale regione (solo nella regione dei Lapiti?), in che reparti (olpiti, arcieri o fanteria leggera, cavalleria?), con quali compiti (simbolici o di effettivo coinvolgimento in bataglia?) e via dicendo. Putroppo non l'autore non riferisce le prove a sostegno di tale usanza.
Mi potreste chiarire meglio tale dubbio?
Avete atque valete
Dr Domus - Mar Gen 31, 2006 8:01 pm
Oggetto:
Ave Claude!
Conosco Graves a memoria, e ricordo un anno (tanto, tanto tempo fa', il 1997) in cui i parenti e gli amici, a Natale, sapendo che adoravo la mitologia, riuscirono a regalarmi tre volumi contemporaneamente della "Mitologia Greca" dell'autore. Fortunatamente uno di questi (tieni presente che già ne avevo una copia), era la versione lusso con copertina rigida in pelle nera e tanto di segnalibro in cotone dorato...
Senza nulla togliera all'autore, il cui intuito straordinario e il lavoro certosino ben gli meritano il successo che ha avuto (peraltro replicato in altri ambiti della mitologia non greca), ha a mio avviso uno schema difettoso: ogni evento mitologico è ricondotto a un qualche evento storico di labile memoria.
Così Graves cerca a tutti i costi, anche con contorsioni filologico-linguistiche greche, di ricondurre i miti ad eventi di carattere paleo-antropologico-etnografico, ivi compresi usi e costumi attualmente o recentemente in uso presso alcune popolazioni.
Di fatto esistono tradizioni che realmente affondano le loro origini in eventi storico-religiosi arcaici... tuttavia molto più spesso di quanto si pensi (Levi-Strauss docet) non si può ricondurre l'intera mitologia ad eventi storici. Spesso si tratta di metafore concretamente rituali (Giorgio Colli: La Sapienza Greca). Oppure basti pensare a Euripide e Sofocle (molto meno Eschilo), e il gusto artistico di aggiungere allegorie sociali a testi mitologici ben più antichi, per il proprio successo personale.
Non saprei dirti sulle Amazzoni di Graves.
Però ti prometto a breve una mia personale interpretazione dell'evento mitologico di cui parli nel nostro Forum (ora infatti, sto andando in palestra ad addestrare più pragmaticamente i legionari di AD) Very Happy Very Happy Very Happy
Il Pitta - Sab Feb 11, 2006 9:09 pm
Oggetto:
Mi trovo assolutamente d'accordo con Darius.

Spesso, troppo spesso, viene cercata una realtà diretta nei miti, senza ragionare sul significato allegorico degli stessi.

Quello delle "donne in armi" è un cancretto che affligge molti ambienti culturali, non ultimo quello pseudo-celtico.
Probabilmente alle NOBILI donne celtiche venivano impartiti rudimenti schermistici, e vero è che Boudica guidò armata le sue truppe contro i Romani sul suo carro da guerra, ma questo non significa assolutamente che abbia direttamente combattuto.

Si ricordano le saghe irlandesi, dove sono sempre donne ad insegnare agli Eroi il mestiere delle armi...ma ci si ferma li, dimenticandosi che l'insegnate iniziava l'allievo tanto al mestiere delle armi che a quello delle lenzuola. Si tratta dunque non di una fedele testimonianza storica, ma di una profonda allegoria.

Si cerca di riallacciarsi al provvedimento legislativo promulgato in Irlanda da Sant'Adaman nell'Alto Medioevo, che vietava alle donne di portare le armi, asserendo che se era stata promulgata una legge in tal senso necessariamente significava che le donne combattessero...senza ricordarsi che per la legge tribale Irlandese le donne non sposate o vedove, per mantenere i diritti sui propri possedimenti, dovevano DIMOSTRARE DI ESSERE IN GRADO DI DIFENDERLI ARMATE IN PRIMA PERSONA (AKA: sposati e non rompere, che è meglio per te...).

Per quanto riguarda la Grecia...mah...si cerca legarsi al mito delle Amazzoni, non capendo però che proprio di mito si tratta, e qual'era il ruolo delle Amazzoni nella mitologia greca.

Le Amazzoni sono MOSTRI, ne più ne meno dei Centauri, degli Unipedi e dei Ciclopi.

Il mostro nella mitologia greca è SEMPRE qualcosa che infrange le leggi naturali: creature metà uomo e metà bestia, esseri dall'unico piede, giganti antropofagi...e donne guerriere...questo credo che basti a chiarire molte cose.
Raphael Petreius - Mer Set 17, 2008 10:42 am
Oggetto:
Io conosco un altro mito che somiglia a questo delle donne combattenti, e forse potrebbe aiutare a risolvere il tuo dubbio greco: si diceva che le donne spartane combattessero al fianco degli uomini a petto nudo, ed usassero la loro scenicità per intimorire il nemico, che si sarebbe trovato sfiduciato, vedendo che il nemico mandava loro contro delle donne... Il punto è, anche se questa e pura leggenda, e nssuno storico riporta la partecipazione a battaglie di donne, come venisse considerata la donna: mi spiego meglio. I nemici erano intimoriti, per l'importanza della donna o per il suo basso livello, il che faceva pensare gli uomini più forti?
Est melius, Plini
Plinius - Mer Set 17, 2008 1:06 pm
Oggetto:
Raphael Petreius, questo argomento deve essere trattato sotto l'aspetto critico e umanistico. Il tuo commento non è adatto perchè dal sapore qualunquistico.
Inoltre, per la sua inadeguatezza alla logica dell'argomento, è considerabile SPAM (Spam = messaggio di disturbo).
Sono certo che la tua irruenza giovanile non ti ha fatto considerare così la cosa.
Riflettici e correggiti.
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