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Montefortino e Gallico: elmi celtici?
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Gio Set 13, 2007 3:21 pm    Oggetto:  Montefortino e Gallico: elmi celtici?
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Avete omnes.
Una parte degli studiosi considera il Montefortino un elmo di origine gallica. Tuttavia il capostipite di questo soggetto risale all'VIII secolo, ed è Villanoviano.
Sull'elmo cosiddetto 'Gallico' invece, di tipo globulare e avvolgente, con paranuca anatomico e aderente, e rilievi di ala speculari sulla fronte (da cui deriveranno i cosiddetti Imperial-gallici), il cui primo modello è attestato attorno al I secolo a.C.... ebbene, vi sarebbe molto da dire.
E' un modello che ricalca in pieno i modelli globulari attici o italico-attici.
Che ne pensate?

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Gio Set 13, 2007 3:21 pm    Oggetto: Adv






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Il Pitta

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MessaggioInviato: Ven Set 14, 2007 4:33 pm    Oggetto:  Re: Montefortino e Gallico: elmi celtici?
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Considerare il Montefortino un elmo "di origine gallica" è semplicistico e scorretto.

Più giusto dire che questo ha un "origine gallo-italica", o ancor meglio "gallo-etrusca".

Ai modelli preesistenti, privi di paragnatidi o con paragnatidi trilobati, importati dai Galli nella penisola, saranno infatti gli Etruschi ad aggiungere i caratteristici paragnatidi falciformi.

Sull'elmo "gallico" (immagino tu ti riferisca al Port o all'Agen-Port)...beh...senza dubbio si tratta di una produzione ed ideazione Transalpina...se non altro dato che è un ulteriore perfezionamento dell' Agen (o meglio, un adattamento dell'Agen per la fanteria, del quale abbiamo anche modelli ibridi), che a sua volta è un evoluzione indipendente del classico trilobato di forma allungata.

Però, a mio parere, sono un pò questioni di lana caprina: nella diffusione e nella strutturazione degli elmi l'esperienza italica fu per i Celti fondamentale.

Pur presentandosi nel V secolo a.C. con svariati modelli autentici, che in contrapposizione agli elmi di tipo classico favoriscono la visibilità alla protezione del volto, è solo l'apporto etrusco che rende possibile la genesi del Montefortino, che trova un ottimo compromesso tra le due problematiche.

Il Montefortino, che andrà a soppiantare lentamente il Trilobato, sarà, senza ombra di dubbio, il punto di partenza per qualunque altra tipologia di elmo gallico, persino dell'Agen, che per quanto "autenticamente celtico" e transalpino, nella morfologia non può rinunciare ai paragnatidi falciformi.

Per quanto riguarda la diffusione, anche qui è l'esperienza italica sulla cresta dell'onda: la densità maggiore di elmi in contesto celtico si trova in Italia, proprio per la necessità di dover re-impostare parzialmente il proprio warfare su contesti più serrati, dove le protezioni per il capo divengono essenziali.

Dall'area celtoitalica alcune innovazioni tecnologiche in campo militare sviluppatesi nella koinè culturale gallica, italica, etrusca ed ellenica faranno la via a ritroso, tornando nelle aree mitteleuropee, dove verranno fatte proprie e persino sottoposte a migliorie...per una volta che lo facciano anche i Celti, non solo i Romani Wink ...certo però più lentamente, per le cause sociali che ho più volte già espresso.

Ed ecco così che tra il II e il I secolo appaiono tipologie di elmi frutto dell'ingegno gallico che lavora però su basi offerte da una "melting pot" italica comune, o addirittura armi in asta che sono nell'idealità carpite in toto al warfare ellenico e morfologicamente ottimizzate (lance "a baionetta").

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Gioal apPalug il Pitta
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Ven Set 14, 2007 9:59 pm    Oggetto:  Re: Montefortino e Gallico: elmi celtici?
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Il Pitta ha scritto:
Considerare il Montefortino un elmo "di origine gallica" è semplicistico e scorretto. Più giusto dire che questo ha un "origine gallo-italica", o ancor meglio "gallo-etrusca"

La classificazione attualmente in uso degli elmi militari segue canoni estetici, più che funzionali. Così che quando un modello qualunque, con scarsi o nulli paragnatidi, risulta sistematicamente abbinato a una calotta piuttosto alta, a cono, ad ogiva o a campana, mentre elmi con bacculae (paragnatidi) molto coprenti risultano coniugati con calotte avvolgenti, incapsulanti il cranio e il collo... ebbene tutti stanno a guardare (ad es.) il paraguancia che da una forma triangolare diventa bifalcato. E poco importa che sia il primo che il secondo non rappresentano comunque la soluzione funzionale delle cassidi (ossia i globulari avvolgenti), anzichè quelle delle galeae.
Se osserviamo infatti la storia degli elmi militari sin dal II millennio a.C., osserviamo che nella sostanza risultano solo tre categorie funzionali: gli emi a 'ogiva', alti sulla testa, poco coprenti il volto; gli elmi a falda larga a tutta circonferenza, anch'essi poco coprenti il volto; gli elmi 'globulari' e molto avvolgenti, tuttavia meno spessorati proprio sulla calotta superiore.
All'interno di questa classificazione, ben poco spazio trova il tentativo di una genealogia mirata a identificare paternità Italiche, Galliche o Etrusche.

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Dario Battaglia
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Il Pitta

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MessaggioInviato: Ven Set 14, 2007 10:57 pm    Oggetto:  Re: Montefortino e Gallico: elmi celtici?
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Dr Domus ha scritto:
...All'interno di questa classificazione, ben poco spazio trova il tentativo di una genealogia mirata a identificare paternità Italiche, Galliche o Etrusche.


Mah...oddei...non so...capisco poco il tuo discorso...

Personalmente credo che la differenza tra paragnatidi trilobati (o assenza di paragnatidi) e paragnatidi falciformi sia notevole da un punto di vista funzionale...anzi...ti dirò...credo anche di averlo notato in prima persona.

Per quanto riguarda le "paternità" poi...beh...i dati archeologici stan li...prima dell'incontro con gli etruschi gli elmi gallici sono sistematicamente o privi di paragnatidi (forse con paragnatidi organici) o con paragnatidi trilobati...dall'altro canto, prima dei contatti con i Celti, gli elmi italici o sono modelli greci o derivazione degli stessi, oppure i semplici modelli villanoviani, che vanno dal pentolare al crestato.

che il "Montefortino" nasca in un epoca circostanziata e ina zona circostanziata è un puro e semplice dato di fatto...e non credo sia un caso.

Anche il passaggio presso i Celti da un modello ad ogiva ad un modello globulare (passaggio che naturalmente durò non poco per giungere al completamento, ma per i soliti motvi sociali) non è un caso.

Mentre il trilobato, di forma ogivale, devia perfettamente i colpi dall'alto verso il basso vibrati da lunghe spade, può risultare di impaccio in contesti serrati ricchi di lunghe aste.

Con il passaggio da un contesto guerriero "elitario" (Quinto/Quarto secolo), ad un contesto dove necessità contingenti vogliono eserciti sempre più numerosi ma necessariamente quindi composti per larga parte da contadini e pastori armati, la spada lateniana resta l'arma distintiva dei Celti ma propria dei nobili, e cede il passo nei numeri ai coltellacci e alle lunghe aste da urto, che trovano economicamente il loro portatore nel contadino/pastore e funzionalmente il loro teatro nelle formazioni serrate.

Un elmo come il Montefortino dunque, risulta essere una soluzione più favorevole.
La limitazione all'arco visivo dovuta ai paragnatidi falciformi è minima anche se superiore a quella di un trilobato, ma un prezzo da pagare volentieri se si guadagna una maggior protezione al volto, soprattutto in un contesto "misto", dove alla scherma "ampia" si avvicendano sempre più spesso situazioni di compressione e schiacciamento.
Altresì, la calotta semisferica non rischia di soffrire da urti laterali con le aste delle lance.

Ovviamente, l'unico modello con morfologia conica/ad ogiva che perdurerà in contesto celtico sarà l'Agen, che sappiamo però per certo elmo proprio dei cavalieri, che ovviamente dovevano operare in contesti differenti da quelli sopra descritti.

Non è dunque una "paternità" dell'una o dell'altra cultura di per se stessa, quella che si vuole presentare, ma una "paternità culturale" circostanziata dalle necessità e dalle modalità belliche delle determinate culture.


Cmq a monte consiglio uno sguardo su:

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Tanto per farsi un idea sulle varie tipologie di elmi celtici e della loro progressione

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MessaggioInviato: Mar Set 18, 2007 12:34 am    Oggetto:  
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Per Marte, Pitta!
Dovresti rileggere con più attenzione il mio precedente Post!
Il Link che ci posti non fa che confermare ciò che dico.
Il Gallico (o Imperiale) è l'evoluzione tarda dell'attico (o attico-italico): ossia globulare excellens.
L'Agen... poi, definirlo capolavoro celtico con tutti i precedenti di cavalleria greco-macedone...
Guarda caso gli 'ogivati' presenti dal II millennio a.C al III sec. d.C., hannp scarse protezioni sul "DAVANTI".
Insomma...

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Mar Set 18, 2007 1:05 am    Oggetto:  
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Dr Domus ha scritto:
Per Marte, Pitta!
Dovresti rileggere con più attenzione il mio precedente Post!
Il Link che ci posti non fa che confermare ciò che dico.
Il Gallico (o Imperiale) è l'evoluzione tarda dell'attico (o attico-italico): ossia globulare excellens.


Ma scusa...allora: se il Port (che poi diverrà il "Gallico Imperiale")

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nei suoi modelli più arcaici (Agen-Port) è ancora provvisto del bordo rinforzato che corre tutto intorno alla calotta

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e quindi è fondamentalmente un modello di Agen,

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che si sta differenziando strutturalmente per diventare elmo da fanteria, come fai a dirmi che è l'evoluzione dell'Attico?

Forse la sua progettazione ne avrà beneficiato in qualche forma...ma dire che ne è l'evoluzione mi pare eccessivo.


Citazione:
L'Agen... poi, definirlo capolavoro celtico con tutti i precedenti di cavalleria greco-macedone...


Su questo, effettivamente, mi trovo a darti ragione...mi hai fatto tornare a mente modelli greci e macedoni strutturati similmente, che chissà perché, non avevo messo in relazione...il bello di discorrere di questi squisiti tecnicismi tra noi...hehe.

Benché permanga la forma ogivale del vecchio trilobato, senza ombra di dubbio l'Agen è debitore verso gli elmi da cavalleria ellenistici, così come il Montefortino e tutta la produzione di elmi gallici dal III a.C. in poi è debitrice verso l'apporto etrusco.

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MessaggioInviato: Mar Set 18, 2007 8:04 am    Oggetto:  
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Le paragnatidi trilobate sono con tutta probabilità un apporto italico, essenzialmente di area centro-meridionale.
Questo tipo di design trae ispirazione dalle corazze a triplo disco tipiche di diverse popolazioni del centro-sud.
Si tratta in sostanza di un tipico scambio culturale: i Celti portano il Montefortino in ambiente italico e gli ritorna con un bel paio di paragnatidi trilobate, assumendo a volte anche forme spiccatamente triangolari.
Questo tipo di paragnatidi si ritrovano in contesto celtico fino al II sec. a.C.

Un esempio è questo Montefortino di area celtica della fine III – inizio II sec. a.C.
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Le paragnatidi falciformi sul Montefortino, come sottolineato dal Pitta, sono probabilmente un apporto etrusco.


Valete
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MessaggioInviato: Ven Set 28, 2007 11:42 pm    Oggetto:  
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Ti ringrazio Pitta per l'aver postato direttamente le immagini. Mi permette di esemplificare meglio la questione.
Avevo affermato in precedenza, di come gli attuali criteri di codificazione degli elmi (ma non solo), sono di natura estetica, non funzionale.
Infatti, dato il "Port-Imperiale" (che hai postato), e dato il Greco-Macedone Agen (che altrettanto hai postato), il modello Agen-Port che allego qui sotto, poichè riprende esteticamente talune caratteristiche del primo, talune del secondo, viene a costituire una sorta di anello di congiunzione che per l'appunto, prende i nomi dei due precedentemente citati.
Ma... attenzione. L'Agen e l'Agen-Port sono galeae. Osservandole si noterà come i volumi della calotta (il primo a ogiva appuntita, il secondo a ogiva classica, con le forme più squisitamente attestate degli elmi a campana già presenti sul suolo italico sin dalla fondazione dell'Urbe), sono particolarmente innalzati sulla testa. La collocazione degli occhi, rispetto alle tese, risulta quasi oscurata, quasi come se fossero stati progettati non tanto per vedere bene davanti, quanto per resistere a un non meno specificato pericolo dall'alto. Tipico (secondo il nostro ragionamento), di formazioni compatte destinate a subire l'assalto principale di artiglieria e lance.
Il Port invece, innalza di molto la posizione degli occhi rispetto all'elmo in generale. Lo si vede dalla posizione delle bacculae, assai più visibili e meno incassate, nonchè dal paranuca, che segue anatomicamente la nuca. E' un elmo concettualmente identico ai globulari attici e attico-italici, che non presuppone sbarramenti passivi dall'alto verso il basso, ma al contrario evidenzia la necessità di avere il minimo impaccio da parte di creste e tese in una situazione in cui la testa, lavore come nelle schivate del pugilato, a distanza ravvicinatissima se non a contatto collutatorio con l'avversario (ricordi i Provocatores rispetto... ad esempio, al Mirmillone?).
La casside Port e la galea Agen-Port non hanno niente in comune, se non una parte del nome (che naturalmente è moderno).
La cosa incredibile è che questo principio è rispettato sistematicamente sin dal II millennio a.C...
E' pur vero che talune similitudini delle bacculae (paragnatidi) falciformi, trilobate, etc, possono far pensare a una relazione di tipo "evoluzionistica" tra i soggetti. Bisogna tuttavia vedere la funzione (e ripeto 'funzione) specifica di questi soggetti, la dimensione, la collocazione in relazione alla morfologia del viso, etc.

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