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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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l'esercito tardo imperiale
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Vegezio

Ospite















MessaggioInviato: Ven Dic 16, 2005 3:14 pm    Oggetto:  l'esercito tardo imperiale
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Salve a tutti
mi chiamo Fabio e sono uno studente di archeologia. Vorrei porre alla vostra attenzione questo argomento di discussione: L'esercito romano dal I al III sec. d.C ha da sempre catturato l'interesse generale di pubblico e studiosi spesso cristallizzando la storia militare romana in questo periodo che fu l'apice dell'impero. Del tutto ignorato è il periodo che và dalle riforme dioclezianee ( anche se di fatto venne portato avanti un dscorso già iniziato dai Severi) a Teodosio il Grande ( fu questo imperatore che iniziò l'inserimento sistematico di barbari nel cuore del sistema militare, avviando quell'imbarbarimento che portò alla destrutturazione dell'esercito). Per quanto riguarda organizzazione e divisione dei reparti nn si va oltre fonti quali le "Notitia Dignitatum" e "De Re Militari", nel caso di equipaggiamenti e tecniche di combattimento, molti fanno valere il precconcetto che vuole un esercito tardo imperiale scrasamente fornito di mezzi e addestramento, solito più ad affidarsi all'uso della carica e basato principalmente sulla cavalleria (che idiscutibilmente in questi anni aumenta assume una certa importanza). Eppure alcuni seri studiosi affermano che in questo periodo l'esercito diventa quanto di più raffinato Roma abbia saputo mettere in campo.
Qual'è quindi la verità?

P.S. colgo l'occasione di complimentarvi con voi per la serietà e il valore scientifico con cui portate avanti i vostri studi e le vostre dimostrazioni pratiche.
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Adv



MessaggioInviato: Ven Dic 16, 2005 3:14 pm    Oggetto: Adv






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Plinius

Princeps Senatus






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MessaggioInviato: Ven Dic 16, 2005 7:49 pm    Oggetto:  
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Benvenuto sintetico Vegezio,
che pragmaticamente hai fuso il messaggio di presentazione con quello tecnico di conversazione Very Happy .
Bello il tuo nick romano.

La domanda posta denota capacità critica di rilievo e una curiosità da studioso. Fa piacere.
Spezzo in due parti il "mattone" con cui ti ho risposto. Speriamo che tutti mi scusiate per l sua lunghezza. Very Happy
Le variazioni intervenute nella formazione, addestramento, e impiego tattico dell'esercito romano attraverso i tempi, è ovviamente conseguenza del mutare di situazioni generali nel mondo di allora.
Sull'argomento pochissime sono le fonti per due serie di motivi:
- uno dipende dalla minore quantità di lavori letterari eseguiti nei rispettivi periodi confrontata con quella del mondo artistico di allora;
- l'altro dipende dal fatto che non sono state ritrovate tutte le testimonianze prodotte e, in sottordine come non bastasse, la mancanza di divulgazione a cura dei musei possessori di reperti pressocchè ignoti a molti e, abbastanza spesso, neanche catalogati!
Non ricordiamo ancora una volta in quale stato sia il complesso dei Beni Culturali italiani privi di adeguate impalcature organizzative e di fondi per personale di custodia, di studio e di amministrazione; anche perchè non secondario è il problema della loro formazione culturale prima che professionale. Troppe volte ne abbiamo fatto cenno dalle pagine di questo sito e ripeterlo risulterebbe un'operazione dal facile successo.

Tornando all'argomento, si può dire che la verità non è una, ma entrambe quelle che hai indicato.
Gli ultimi secoli dell'impero romano sono state epoche di intenso travaglio economico e finanziario. La sua espanzione non poteva essere supportata convenientemente dal sistema economico-produttivo di allora.
Roma ha eccelso sino a quando è stata conquistatrice, dato che traeva dalle conquiste le ricchezze che la sostenevano: Appena cessate, è iniziato una lenta decadenza causata dalla concentrazione delle ricchezze in una ristrettissima cerchia di individui incapaci di immaginare quello che è oggi lo sviluppo continuo.
Tale la situazione economico-produttiva, conseguente l'impossibilità di mantenere le 60 legioni esistenti all'avvento del princeps Ottaviano Augusto; ecco che vengono non solo smobilitate le legioni, ma vengono profondamente modificate per l'intervenuto cambiamento del teatro bellico e politico nei vari momenti.
Anche la marineria militare romana subisce profonde modificazioni e invece delle quinqueremi, quadriremi, ecco vengono mantenute in servizio solo triremi e, moltissime di più, biremi (liburne). Eppure le quinqueremi trasportavano un numero triplo di classiarii o fanti di marina. Ecco che il medico di bordo (medicus dupliciarius), mentre prima era un ufficale di rango centurizio, presto diventa medicus un sottufficiale anziano.
Dunque insussistenze economiche.

Sulla base di tali elementi economici, nonchè sulla base del mutato scenario internazionale di quei periodi, si profila un diverso modo di far la guerra. Non si profondono più grandi mezzi finanziari nell'armamento, non si hanno più stabili popolazioni stanziali ai confini europei orientali. E questi scomodi confinanti sono spesso attaccate da popolazioni orientali come i Tatari della Mongolia, gli Sciti e tante altre. Sotto la spinta di questi orientali, le popolazioni confinanti con l'impero sono costrette ad emigrare sollecitamente per non soccombere e con grande frequenza si verificano invasioni lampo più o meno enormi ma tutte improvvise ed episodiche.

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Plinius/Ettore Argan

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Ma, se un tiranno usurpa il potere e prescrive al popolo quel che deve fare, è anche questa una legge? (Alcibiade)

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Plinius

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MessaggioInviato: Ven Dic 16, 2005 7:50 pm    Oggetto:  
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II parte


Qui nasce la necessità di dislocare un esercito limitaneo e un altro più interno di pronto appoggio per dare supporto alle linee di confine quando queste non sono sufficienti a fermare le invasioni.
Questo tipo di guerra, definibile come un guerriglia imprevedibile, è uno scontrarsi senza regole a causa della sua improvvisa e incontenuta manifestazione: viene fatta sempre a cavallo, da numerosi stormi di razziatori improvvisati e senza un addestramento tattico di rilievo. Lontani culturalmente dall'addestramento secolare del legionario romano super disciplinato e addestrato grazie al fatto che veniva mantenuto a lungo da un erario d'altri tempi.
Nessun cittadino aspira più a servire nell'esercito: per un cambiamento dei costumi, per la mancanza delle leggi che lo tutelano come nel periodo di Pompeo e meglio ancora di Cesare. Si fa ricorso agli ultimi popoli assoggettati che per la loro formazione individualista non hanno il concetto della fedeltà al nuovo consesso sociale cui appartengono, ma alla persona del comandante supremo. Pertanto quando questi viene meno, si ritengono sciolti dai loro doveri.
Quindi l'impero si adegua alle mutate condizioni oggettive che tempi e circostanze impongono, modificando al meglio le sue risorse; è per questo che nonostante l'esercito romano imperiale sia cosa ben diversa da quello tardo repubblicano, resta ancora un adeguato strumento per le contingenze che si presentano.

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Plinius/Ettore Argan

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Vegezio

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MessaggioInviato: Ven Dic 16, 2005 9:25 pm    Oggetto:  
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scusate, mi rendo conto di aver riassunto una tematica così ampia i poche righe.
vi sottopongo comunque la questione partendo da alcune premesse.

prima premessa: in 3 anni e qualcosa di scavi e stui archologici cn la mia università ho imparato ad intendere il periodo definito come "tardoantico" come un periodo di evoluzione più che di involuzione e decadenza. Il reale disfacimento si ebbe nella parte finale della lunga storia romana.

Inizio partendo da un punto della tua risposta in cui parli dell'iserimento di elementi barbari nell'esercito.
Il ricorso in massa alle risorse umane barbare estranee al sentimento della romanità va da Teodosio in poi /e comunque avvenne lentamente), precedentemente cn la concessione della cittadinanza romana da parte di Caracalla venero si introdotte nell'esercito tutte quelle popolazioni di recente "acquisizione" ma vennero esclusi i "dedictii" (nn sono sicuro di averlo scritto correttamente) ossia coloro che ancora nn erano stai "romanizzati". Dopotutto, è facilmente riscontrabile tutto ciò dando un occhiata alla documentazione burocraica di III-IV sec. pervenutaci, per vedere che vi sono tutti nomi latini. Infatti, quando vennero introdotti i primi barbari molti furono linciati.

Sull'economia e il resto, in realtà la situazione è un pò diversa: classi basse e medie s ritrovarono in miseria, ma le classi più ricche vivevano da dio (ti consiglio in proposito di venire a visitare la villa tardoantica di Faragola in località Ascoli Satriano. Tra giuno e luglio però quando scaviamo). Lo stato da par suo riusciva bene o male a racimolare gli utili per le casse. Inoltre la situazioe cambia tra le varie zone dell'impero. In Oriente la decadenza la conosceranno molto tardi e brevemente.


ed ora passiamo all'esercito
Da Constantino in poi si ha (riassumendo, poichè ci sarebbero altre sottodivisioni) questa organizzazione:

limitane-i alle frontiere, nei pressi delle qaulali le popolazioni barbare venivano poste a cuscinetto


Comitatensi- ERano così composti: FANTERIA- Legiones cmitatenses
Legiones Palatinae
legiones pseudocomitatense
Auxilia Palatinae

CAVALLERIA-Vexillationes comitatense (catafratti,
Clibanari, Equiti Sagittari, ecc.)
Scholae Palatinae

ARTIGLIERIA- Ballista
Carrobalistae

REP.SPECIALI-Superventores
Praeventores


Sulle tattiche le fonti riportano varie possibilità di intervento tra operazioni ad "alta" e "bassa intensità".

Infine per quanto riguarda l'equipaggiamento, sono state ritrovate diverse strutture di carattere produttvo per fini militari, tra l'altro di proprietà imperiale. ( Ne è presente una a Spalto nello stesso palazzo imperiale). Ciò a dimostrare che nn si arresto la cura per l'esercito ( e come si potrebbe quando hai alle porte i Sasanidi che in quanto a sistema militare nn scherzavano mica).

Bene, il materiale su cui riflettere in realtà c'è, ma è sparso e nessuno ancora lo ha seriamente raccolto, organizzato e valutato.
Eppure molte sono le questioni, l'uso delle prime balestre, l'uso esclusivo (preso per buono senza prove valide) dello scudo ovale piatto, il pilum sostituito da giavellotti (mai dimostrato) e poi dalla plumbata, ecc..

A voi lle considerazioni, ringraziandovi dell'attezione
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Vegezio

Ospite















MessaggioInviato: Ven Dic 16, 2005 9:34 pm    Oggetto:  
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Ah chiedo perdono per la mancata presentazione, provvedo subito
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Silla

Praefectus





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MessaggioInviato: Ven Dic 16, 2005 11:36 pm    Oggetto:  
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Salve, Vegezio!

La situazione imperiale tardo antica è effettivamente molto complessa: economia, politica, società non vedono una inesorabile e inrimediabile decadenza. Molto si è tentato di fare per migliorare. Ciò è dimostrato dalle riforme prima dei Severi, poi di Diocleziano, Costantino e da tutti quegli imperatori tra III e IV secolo che hanno governato per breve periodo (purtroppo vengono poco considerati, nonostante le importanti riforme che questi "imperatori senza nome" compirono, vedi ad esempio la problematica politico-istituzionale dei Gordiani dopo Massimino Trace alla metà del III secolo).

Ammetto che sull'esercito tardo antico non sono proprio esperto, ma sono d'accordo con te quando affermi che l'uso dello scudo piatto ovale è "preso per buono senza prove valide".

Poniamo alcune considerazioni (sono solo miei pensieri, nienti di ufficiale, ma provenendo da un Cornelio... Mr. Green ):
ho letto un articolo (se ti interessa ti darò gli estremi) di uno studioso che afferma, e penso abbastanza plausibile, come la legione nel tardo impero incominci un uso sempre più frequente di formazioni compatte (Erodiano descrive l'esercito di Caracalla contro i Persiani armato di aste e in formazioni tipo "falange"; ed è solo un esempio).
Ora, se guardiamo agli eserciti che si schieravano a formazioni serrate, notiamo che gli scudi non erano piatti bensì concavi:
l'hoplon delle falangi cittadine, il piccolo scudo macedone e gli scudi ovali di periodo repubblicano e imperiale romano (gli studi e la sperimentazione di Ars per l'esercito romano lo hanno ampiamente dimostrato) sono tutti concavi!

Si potrà obiettare che anche celti e germani usassero formazioni compatte (Cesare chiama phalanx quella germanica) e avevano scudi piatti.

Giusta obiezione, ritengo però che sarebbe stato poco "economico" e pratico per i romani ad un certo punto della loro storia all'improvviso cambiare l'elemento principale dell'armamento, cioè lo scudo, da concavo a piatto, perdendo in qualità e praticità.
Ars ha sperimentato infatti che lo scudo concavo è ben più adatto agli scontri tra masse di fanterie compatte...

Se lo scudo piatto fosse stato più efficace, greci, macedoni e romani lo avrebbero adottato fin dall'inizio... O consideriamo gli antichi ancora primitivi con la scrittura?? Wink

Una cosa però è quasi certa: leggendo Vegezio ci si rende conte di come disastrata dovesse essere stata la legione ai suoi tempi...

Scusate la lunghezza inusitata!!

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Silla/Luca Ventura

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"O straniero, riferisci agli Spartani che qui
noi giacciamo, obbedienti ai loro ordini"
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MessaggioInviato: Sab Dic 17, 2005 1:23 am    Oggetto:  
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Silla, Vegezio, Plinius Voi non sarete mai nè prolissi nè troppo lunghi.

Noi tutti del forum apprezziamo queste interessantissime disquisizioni, che ci approfondiscono temi a volte poco conosciuti, perchè così impariamo anche noi "non letterati"!!! Laughing Very Happy

Vale Mr. Green Mr. Green Mr. Green

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Tvllia/Rita Lotti

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La verità è aperta a tutti e non è stata ancora trovata per intero"
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Plinius

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MessaggioInviato: Sab Dic 17, 2005 2:20 pm    Oggetto:  
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Vegezio ha scritto:
Ah chiedo perdono per la mancata presentazione, provvedo subito


Per carità Vegezio,
non c'era alcun intento recriminatorio. ....E poi, per così poco..... Very Happy Non conoscendoci ancora ....... Very Happy

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Plinius

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MessaggioInviato: Sab Dic 17, 2005 2:22 pm    Oggetto:  
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Ti ringrazio per i ripetuti complimenti fatti. Smile
Rispondendo aggiungo quanto segue.

Come detto meno genericamente di me da Silla, la storiografia ufficiale ha dimostrato i numerosi cambiamenti intervenuti nel periodo "tardoantico" per fronteggiare le crisi che emergevano nel corso degli anni. Per questi motivi, riforme avviarono prima i Severi, poi Diocleziano, Costantino sino agli imperatori gordiani.

Augusto, ammistrando territori ormai privi di tensioni sociali interne, distribuì le truppe ai confini del dominio romano e Diocleziano rafforzò questa strategia. Fu Costantino che fece evolvere tale strategia.
Sollevò da questi compiti stazionari, di vigilanza/difesa dei confini, delle truppe di cavalleria particolarmente scelte e capaci di intervenire efficacemente e celermente dove servivano.
Con questa modifica organizzativa Costantino capovolse l'andamento della guerriglia e delle frequenti e facili incursioni germaniche svolte da anni contro i territori romani e ad oriente dai Sasanidi.

Da Costantino in poi l'esercito prima del Principato e ora del Dominato fu profondamente riformato divenendo in breve un vero "labirinto" di specializzazioni in cui bisogna muoversi con attenzione per la sua evoluzione.
In particolare l'esercito del Dominato, fornito di mezzi e armi particolarmente ergonomiche per quei tempi, è distinto in esercito "campale" ed esercito di "frontiera". Il primo è costituito da truppe molto selezionate, dalle capacità tattiche notevoli e particolarmente mobile, a sua volta distinto in unità minori e di circoscritte compentenze funzionali, dato che comprende "campale centrale e campale regionale.
Il secondo è specificatamente stanziato al confine e adeguatamente preparato per svolgere i compiti affidatigli nonostante sia stato addestrato meno dell'altro.
Certo possiamo continuare a curiosare tra le successive suddivisioni cui tu hai già accennato. Possiamo dire che l'esercito campale si distingue in truppe palatine, comitatensi ed altre. E possiamo aggiungere dell'altro come credo che sarà. Very Happy

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Vegezio

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MessaggioInviato: Sab Dic 17, 2005 2:37 pm    Oggetto:  
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Bene Silla hai colto nel segno il tipo di domande su cui discutere.

Ora, partiamo dallo scudo ovale, partendo però da una precisazione: all'interno di una legione composta da fanti, vi erano varie "specializzazioni", tra cui i lanciari
che combattevano in una formazione compatta più simile allo skiltron che alla falange (ma la mia è un impressione personale su quello che so delle due tattiche).
Sul loro impiego ed equipaggiamento, qualcosa è desumibile già da alcuni reperti monumentali della seconda metà del 200 d.C. (Rilievi della tomba di Ostiliano) che mostrano legionari armati di lancia, spatha (nn gladio), lorica squamata e scudo ovale (dalle immagini che ho io nn si capisce se concavo o meno).
In questo caso sul fatto che lo scudo fosse concavo, credimi, mi convince più la vostra sperimentazione pratica che l'interpretazione iconografica degli "esperti" .

Ma è accertato che nn veniva impiegato solo questo tipo di scudo, anche circolari piatti o (sebra) concavi, ( Dai mosaici di Piazza Armerina a quelli orientali è possibile vederne alcuni).
Ricordo di aver visto rilievi che ne riportavano di altri a forma simil-tardorebubblicano, ma se qualcuno ne ha delle immagini o può verificarlo, mi farebbe un gran favore.

Comunque sia le domande a cui mi piacerebbe torvar risposta, sono in definitiva:
se è vero che la spatha sostituì definitivamente il gladio, qual'è lo scudo è l'uso tattico di entrambe più logico? E possibile che l'abitudine di cambiare equipaggiamento secondo necessità svanisce proprio quando i nemici sono vari e differenti tra loro ( per quanto noi tentiamo di generalizzare e renderli simili chiamandoli indistintamente "barbari")?

P.S. Un ultima precisazione, è certo che Vegezio avesse sotto i suoi occhi un esercito allo sbando, scrisse infatti il suo trattato nel 379-'80 d.C. ossia dopo i danni causati dalle riforme di Teodsio e dopo la disfatta di Adrianopoli del 378 (vi perse la vita una parte davvero consistente dell esercito). Ma da lì in poi parlare di esercito romano è già molto difficile.
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Vegezio

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MessaggioInviato: Sab Dic 17, 2005 3:18 pm    Oggetto:  
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Grazie Plinius per l'invito ad aggiungere altro e a tal proposito se vi fa piacere continuare la discussione vi invito a vedere i frammenti della colonna di Teodosio. Sul mio libro di storia dell'arte tardoantica, c'è ne un pezzo che sembra riportare in rilievo l'immagine di ciò che resta dei legionari ( in particolare si nota lo scudo ovale cn monogramma cristiano e si intravede una lorica, ma nn se ne riconosce il tipo). Ho lo scanner rotto e nn so come potervele passare, ma se riusciste a trovare un immagine dove sia possibile avere una vista più ampia e cn maggiori elementi, ve ne sarei molto grato.
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Sab Dic 17, 2005 3:21 pm    Oggetto:  
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Onorevolissimi membri, avete!
E benvenuto Vegezio con cotanto interessante argomento.
Concordo col nuovo membro anzitutto, sulla questione evolutiva-involutiva dell'esercito romano nel tardo impero.
Non si tratta di involuzione o imbarbarimento, bensì di trasformazione intelligente e obbligata delle risorse disponibili.
Come accennato dallo stesso Vegetius novus Forensis (non quello antico), la situazione politica dei confini tra il basso III secolo e il IV, non è più quella dei secoli I e II d.C. La civilizzazione dei territori romani di confine obbliga al frammentamento stazionario delle Legioni sui limites, atte a garantire quella pax interna che solo uno o due secoli prima, era assicurata solamente al cuore dell'impero e alle sue provincie più prossime. Questa frammentazione delle legioni non può ancora considerarsi una trasformazione definitiva in limitanei, quanto una ristrutturazione tattica atta a "coprire" mediante torri d'avvistamento, castelli, castra coortali e più raramente castra legionari, una profonda marca di presidio, atta a garantire l'intercettamento di penetrazioni di intensità medio-bassa (insomma, non grandi masse barbariche ma contingenti limitati, predoni, disperati...).
Vessillazioni e comitati hanno d'altronde lo scopo di sistituire quelle antiche legioni a pieno regime che potevano spostarsi a piacimento ma che ora sono stanziate in maniera definitiva. Ciò accade già nel I secolo d.C.
Il vespasiano Antonio Primo entra in Italia per far sloggiare Vitellio ed abbandona i confoni Pannonico-Danubiani. Risultato? I barbari si riversano immediatamente nell'impero, e Muciano (altro Vespasiano) deve correre dall'oriente in Pannonia per mettervi riparo.
Ugualmente il batavo Giulio Civile (auxiliarius) è finanziato dai romani stessi per impegnare militarmente gli altri germani, perchè le legioni romano-germaniche sono costrette a scendere in Italia per le guerre Vitelliano-Otoniane. Peccato che Civile sfrutta l'occasione per mettere assieme tutti i germani e creare grossi problemi a Roma.
Lo spostamento di legioni in toto viene così gradualmente sostituito dalla convocazione di vessillazioni, numerii o dalla creazione di Legiones AdHoc.
Il risultato del frammentamento territoriale delle legioni ha conseguenze squisitamente tattico-strategiche. QUando non è più un fronte di 6.000-18.000 legionari (e relativi Auxilia, socii o quant'altro) a fronteggiarsi col nemico, ma gruppi di 500-1000 militari, il modo di combattere cambia radicalmente. Le possibilità di essere accerchiati aumenta a dismisura, soprattutto quando l'avversario è barbarico, ossia armature leggere che tendono a riempire gli spazi dilatansosi, senza rimanere compatti. Non è un caso la nascita di coors equitate o reparti di legionari a cavallo, ossia di 500-1000 uomini con una componente equitata, che servono a sostituire le famose alae che proteggevano i fianchi.
Tornando all'argoento di Vegezio, non possiamo non prevedere una trasformazione degli armamenti laddove il contingente romano è costretto a far fronte ad una improvvisa penetrazione medio-bassa. La componente legionaria (o fanteria di contenimento, il muro) sarebbe facilmente accerchiabile se non vi fossero altri reparti romani che costringono l'avversario a compattarsi a sua volta: sagittari, cavalleria catagratta o clibanaria, clibanari sagittari, etc.
Questi reparti ausiliari (a dire il vero Vegezio l'antico, parla persino di sagittari e frombolieri come specialità legionarie, per non parlare di Arriano e i giavellottisti-kontari che sono legionari, così come i Lanceari di Settimio Severo), aumentano vertiginosamente proprio laddove il muro di tenuta (la fanteria pesante romana) si assottiglia. E' una questione matematica.
Traformazione degli armamenti, creazioni di nuovi reparti romani con armamenti inediti, aumento di specialità ausiliarie o utilizzo di numerii barbarici sono solo la "compensazione" tattica di una diminuzione dell'efficacia del Murus legionario, inscavalcabile e tatticamente condizionante. In presenza del tradizionale ed impenetrabile Murus legionario, ogni battaglia ha luogo sulle ali. Ma ciò non avviene più quando la legione è frammentata nei blockhaus di confine.
Scusate la lunghezza...
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Vegezio

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MessaggioInviato: Sab Dic 17, 2005 3:49 pm    Oggetto:  
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oh, grazie Arsdimicandi per il preciso e nescessario quadro storico (complimenti per la competenza), è appunto a questo che tenevo come punto di partenza, vedere le cose nella giusta ottica data dai fatti. E ripeto che di dati da coordinare in base all'evidenza storica ce ne sono, il fatto è che spesso vengono nn considerati per un preconcetto di fondo (in altri campi di studio gli archelologi hanno faticato decenni per togliere a questo periodo un aura di generale decadenza, che si avvenne ma in ultima fase e in maniera diversa tra le diverse aree dell'impero).

Oltre alla questione dello scudo, ci sarebbe, per esempio da discutere sull' abbandono (così di dice ma nn si prova) del pilum in favore di giavellotti prima o
plumbata(dardi rivestiti di piombo e bilanciati per cadere di punta), ecc...

grazie per l'interessamento e mi auguroche la discussione continui Very Happy Very Happy Very Happy
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Vegezio

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MessaggioInviato: Sab Dic 17, 2005 6:07 pm    Oggetto:  
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vi allego la foto di un reperto interessante, è una punta di plumbata, arma da getto con punta+peso in piombo.

Vegezio (l'antico): "Ed erano costretti cotidianamente di gittare lance, e plumbate".

P.S. E' opinione di alcuni studiosi che il pilum cn alcune modifiche dal III sec. in poi si chiami "spiculum"

a voi le considerazioni.
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Dom Dic 18, 2005 1:41 am    Oggetto:  
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Più che interessante Vegezi, direi che il tuo contributo fotografico è straordinario.
Solo due settimane fa' abbiamo svolto una sessione sperimentale tra la Cohors Veterana (il gruppo-laboratorio militare di AD) e l'ottimo gruppo dei Galli Boi di Bologna.
E' accaduta una cosa che già intuivo sin dalla battaglia di giugno coi galli al Trigallia (Argenta, Ferrara). In questa accadde che una moltitudine di galli (almeno il doppio se non di più dei 50 legionari a mia disposizione), si disposero su righe in modo tale che la prima linea combatteva con spatha e scudo; le due linee dietro i primi galli usavano picche (lancee) contro il medesimo legionario che era ingaggiato dal gallo davanti a loro. In parole povere, i celti raddoppiavano o triplicavano con armi medio-lunghe su ogni singolo legionario, le cui armi hanno lunghezza medio-corta.
AL trigallia non potei impiegare la tattica di Arriano perchè prestammo tutti i nostri Pila da prolusione (incruenti) agli avversari. Ma a Bologna divisi il mio fronte in due: davanti, almeno due ordini (righe) di legionari combattevano al corpo a corpo. Gli altri dietro erano muniti di Pila (stavolta prestatici dai Galli Boi Wink ). Appena gli avversari si avvicinavano e cercavano di raddoppiare sul singolo legionario, i legionari arretrati scagliavano a pochi metri i Pila contro gli inermi avversari: una strage! Una strage anche perchè i Pila venivano riforniti sistematicamente da un carro che viaggiava avanti e indietro per ogni lato inferiore della centuria, permettendo ai lanciatori una continuità straordinaria.
Il pilum è un'arma di gittata medio-corta (siamo gli unici a sostenerlo e a poterlo provare). Non più di 5-10 metri. Arma di copertura ravvicinata degli ordini avanzati: era la compensasione della "cortezza" delle armi legionarie. La plumbata è l'adattamento del pilum a situazioni ancora più ravvicinate, quelle insomma di reparti più piccoli soggetti ad essere più facilmente circontati. Ecco allora che i romani non possono più contare su un fronte profondo e inaccerchiabile (e carri di rifornimento, plaustrii) ma su coors quingenarie (500) o miliarie (1000) ch sovente si pongono Ad Orbis (a cerchio) e nel quale il pesante ed ingombrante pilum non può più essere rifornito.
Come dice vegezio le Plumbatae (o Mattiobarbuli) vengono tenuti direttamente all'interno degli scudi, garantendo per un certo tempo la copertura del fronte avanzato delle coorti da parte degli ordini arretrati.
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