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Il potentissimo arco composito
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Raphael Petreius

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MessaggioInviato: Ven Ott 17, 2008 12:00 am    Oggetto:  Il potentissimo arco composito
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Probabilmente il fucile da cecchino dell'età antica. Fu utilzzato e costruito per la prima volta da popolazioni mesopotamiche, nemiche dell' Egitto, il quale ne copiò la struttura e ne equipaggiò i propri arcieri. (continuo domani si e fatto tardi, se qualcuno vuole aggiungere qualcosa e libero di farlo)
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MessaggioInviato: Ven Ott 17, 2008 12:00 am    Oggetto: Adv






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Silla

Praefectus





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MessaggioInviato: Ven Ott 17, 2008 12:26 am    Oggetto:  
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Più che fucile da cecchino, direi MG42, vista la potenza e la cadenza di fuoco di questi archi...
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Raphael Petreius

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MessaggioInviato: Ven Ott 17, 2008 8:53 am    Oggetto:  
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Ancora meglio: io non sono molto esperto di armi moderni, anzi sono quasi completamente ignorante eheh.... Per l'arco continuo dopo scuola Mr. Green
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Rufus

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MessaggioInviato: Ven Ott 17, 2008 1:35 pm    Oggetto:  
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Infatti, come già ampiamente espresso in diversi topic su questo stesso forum, il tiro a parabola dell'arcieria militare di ogni tempo lo faceva decisamente assomigliare più ad un tiro di mitragliatrici che ad un tiro di cecchinaggio.
Infatti il tiro diretto lo si faceva solo in condizioni estreme, e di solito gli arcieri non arrivavano mai a questa pericolosa (per loro) situazione.
Tanto è che il tiro da caccia lo si faceva con archi (e frecce) differenti.
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Raphael Petreius

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MessaggioInviato: Ven Ott 17, 2008 8:03 pm    Oggetto:  
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Appunto sto cecchinaggio e queste "robe" qui io non le sapevo, o meglio erano intuibli ma non erano mie dirette conoscenze, grazie Rufe
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fabius belilukos

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MessaggioInviato: Mar Lug 14, 2009 10:27 pm    Oggetto:  
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questo strumento quasi perfetto temeva solo una cosa.....l'UMIDITA'
Così come gli archi di tipo occidentale se portati in zone molto calde e secche si spezzavano, i ricurvi compositi, se portati in zone umide perdevano in gittata nella migliore delle ipotesi in quanto i materiali che li componevano ,e in principal modo il tendine, si ammorbidiva; nella peggiore si scomponevano, ossia i materiali si scollavano tra loro.
I materiali con cui li costruivano erano: tendine osso e legno.

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MessaggioInviato: Mer Lug 15, 2009 10:29 am    Oggetto:  
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Si ne parlammo già, anche per gli scudi e altro oggetti dove ci sono materiali incollati potevano subire questi problemi climatici.
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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Ven Lug 17, 2009 12:29 pm    Oggetto:  
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Citazione:

questo strumento quasi perfetto temeva solo una cosa.....l'UMIDITA'
Così come gli archi di tipo occidentale se portati in zone molto calde e secche si spezzavano, i ricurvi compositi, se portati in zone umide perdevano in gittata nella migliore delle ipotesi in quanto i materiali che li componevano ,e in principal modo il tendine, si ammorbidiva; nella peggiore si scomponevano, ossia i materiali si scollavano tra loro.
I materiali con cui li costruivano erano: tendine osso e legno.


Non a caso in Europa Occidentale non è che avesse chissà quale successo Wink e, sempre non a caso, si ricordano come grandi arcieri, oltre ai Parti, gli Inglesi che preferirono costruire enormi archi di legno molto meno comodi e inutilizzabili da cavallo.

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Ares

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MessaggioInviato: Sab Set 19, 2009 12:10 am    Oggetto:  
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ho sentito da qualche parte che i compositi partici dovevano essere scaldati sul fuoco prima della battaglia per poter essere armati(probabilmente per ammorbidire le parti organiche animali),e che scarichi(non armati) formavano quesi una circonferenza


non riesco a immaginae la potenza di tale arma,chissà se la testudo teneva Confused

vabè dai siche teneva:D
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Raphael Petreius

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MessaggioInviato: Sab Set 19, 2009 12:16 am    Oggetto:  
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La testudo si, ma gli scudi no, infatti quando a Carre nel 53 a.C. Crasso si difese dall'assalto partico che attaccava solo a distanza e non consentiva l'ingaggio corpo a corpo, proprio con la testudo, le frcce partiche scagliate da quel tipo d'arco trapassavano lo scutum e inchiodavano letteralmente il braccio del milite allo scutum. Quindi non reggeva così tanto Mr. Green
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MessaggioInviato: Sab Set 19, 2009 12:17 am    Oggetto:  
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Più che di testudo, è una questione di scudi... ogni freccia appesantisce lo scudo, senza contare che ogni colpo ne intacca la resistenza.
Con un opportuno ricambio di scudi una testudo poteva reggere per ore, bastava che di tanto in tanto si "mutasse" nel senso di spostare gli uomini delle prime file nelle retrovie a cambiare lo scudo.
Di certo una testudo non può sperare di raggiungere degli arcieri in campo aperto né di fargli finir le frecce, senza artiglieria né tiratori né cavalleria è uno scontro decisamente impari. Un po' come giocare a carta, forbici, sasso senza il sasso Wink

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Raphael Petreius

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MessaggioInviato: Sab Set 19, 2009 5:23 pm    Oggetto:  
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E credo che proprio questo permise di vincere la famosa battaglia al perfido Smile Surena. Mr. Green
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MessaggioInviato: Sab Set 19, 2009 11:48 pm    Oggetto:  
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Menomale che poi c'è stata la legio particha grazie a Settimio Severo Very Happy e li la musica è cambiata...
comunque è da contare che in alcune parti della formazione della testudo i scudi si sovrappongono a tegola quindi se una frecci riesce a perforare il primo si bloccava sul secondo



domandona.....i primi ad utilizzare le frecce plumbate chi sono stati? Question
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Silla

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MessaggioInviato: Lun Set 21, 2009 1:05 am    Oggetto:  
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Beh, ben prima di Settimio Severo ci fu quella buon'anima di Marco Antonio che suonò i Parti prima di ritirarsi - e non a caso usò molta fanteria leggera - e Traiano, per citare solo i più famosi.....
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MessaggioInviato: Mer Set 08, 2010 11:00 pm    Oggetto:  
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Purtroppo, a quanto pare, il nostro buon Raphael non ha più trovato tempo di continuare il post iniziato; mi permetto dunque, a beneficio dei lettori che aprono il post speranzosi di trovare qualche informazione su cosa fosse questo benedetto arco e su cosa lo rendesse così speciale Smile.

Premetto che l'arco composito è un concetto e non fa riferimento a un arco preciso, infatti per arco composito si intende un arco costruito con componenti che possiedano qualità fisiche differenti. Con un'accezione così generica anche il longbow potrebbe essere considerato un arco composito in quanto, seppur fatto da un unico pezzo di legno di tasso, esso era prelevato da una sezione "orizzontale" dell'albero, così da essere fatto sia dall'alburno che dal durame.

Ad ogni modo, il significato in assoluto più comunemente attribuito all'espressione "arco composito" riguarda quel tipo di arco che venne usato ininterrottamente in guerra dai popoli delle steppe e da quelli del medio oriente (sia a cavallo che a piedi) dalla sua invenzione, che il nostro Raphael fa risalire ai Sumeri, al XVI secolo. Nella prima metà del XX sec. lo studio Otto J. Maenchen-Helfen fece un viaggio nell'attuale Repubblica di Tuva, dove alcuni locali gli raccontarono che gli ultimi due artigiani in grado di costruire archi compositi erano spariti negli ultimi anni del secolo precedente.

Nelle varie versioni che ve ne sono state nel corso della Storia, alcune furono simmetriche ed altre più lunghe dall'impugnatura in su (un po' come gli archi giapponesi usati nelle gare di Yabusame), ma ciò che fa da comune denominatore ai tipi di arco composito più famosi, come ad esempio quello Unno, è la composizione: un nucleo di legno al cui interno v’era uno strato di cheratina e quello esterno di corno (in genere bovino), un supporto di strati di tendini essiccati e sovrapposti, le orecchie (ossia le estremità diritte che possiamo notare nella foto inserita dal nostro Fabius) e infine l’impugnatura che poteva essere ricavata al centro oppure essere una parte a sé stante nella quale venivano inseriti i flettenti. Il tutto era tenuto insieme da colle animali fatte con il collagene di pelle e tendini (un tipo di colla molto resistente con il grande difetto di assorbire l’umidità atmosferica, nonostante l’accorgimento dell’aggiunta di tannino, da cui i molteplici moniti nello Strategikon a riporre l’arco nelle apposite faretre imbottite per impedire che si inumidisse troppo).
Come ho già detto, l’uso di tutti questi materiali differenti è motivato dalle loro particolari proprietà fisiche, tendini e lamine di corno hanno, rispettivamente, capacità di tensione e compressione ben 4 volte superiori a quelle dei migliori legni. Le orecchie favoriscono l’accumulo dell’energia, il supporto di tendini infine permette di tendere l’arma.
Un procedimento estremamente laborioso e difficile (la scarsità di artigiani in grado di farlo è ben evidenziata dall’episodio a cui ho accennato prima) che di certo non poteva essere messo in pratica da ogni arciere, come invece taluni immaginano.
Venendo ai dettagli tecnici, la lunghezza dell’arco composito di cui sto parlando si collocava attorno al metro e trenta, mentre per quello che riguarda la gittata massima si contendono tra loro due record: quello di 440 metri, di Mahmoud Effendi nel 1765 registrato da molti membri della Royal Toxophilite Society a Londra e quello, registrato da una stele del 1225, di Yesungke, nipote di Gengis Khan, di ben 335 sazhens, ossia l’imprecisata larghezza delle due braccia aperte di un uomo, che quindi oscilla tra i circa 400 e i 536 metri. La potenza è in tutto paragonabile a quella del long bow, quindi attorno alle 100 libbre.
Ancora ai nostri giorni si svolge ogni anno in Mongolia il festival sportivo nazionale dei “tre giochi degli uomini” in cui, tra le tre prove, v’è quella di tiro con l’arco in cui squadre da 10, ciascuno armato con 4 frecce, tirano su 33 piccoli bersagli (surs) da 75 metri (65 per le donne). Questo aiuta ad avere la misura di quanto lunga sia la gittata di precisione di questi archi. La gittata perforante (ossia in grado di passare le armature) è stata calcolata attorno ai 60 metri ma, come ben sappiamo, non è indispensabile colpire un uomo al torace per renderlo inutilizzabile in battaglia; di certo l’effetto era devastante anche sugli scudi nei rari casi in cui la freccia giungesse perpendicolare alla superficie, ma dobbiamo tenere a mente quanto si diceva dei “Persiani” (così venivano chiamati dai Romani) ossia che tirassero con grande velocità ma scarsa potenza (il paragone era fatto con gli arcieri Bizantini del VI sec.).
Nella speranza di aver soddisfatto esaurientemente le curiosità degli interessati e di aver limitato al minimo le imprecisioni, mi fermo qui.

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