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Guerrieri Gallici e immaginario iconografico
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Il Pitta

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MessaggioInviato: Mer Ott 24, 2007 2:02 pm    Oggetto:  Guerrieri Gallici e immaginario iconografico
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La rappresentazione dei guerrieri gallici nelle iconografie classiche, con qualche rara eccezione, segue sempre un unico stilema: combattenti rigorosamente nudi, che fanno da contrasto ai guerrieri greci, etruschi o romani che indossano armature di vario genere.

Potremmo ragionevolmente affermare che questa tradizione parte dalle galatomachìe etrusche e che continua con quelle venetiche , fino a comparire in quelle greche e romane.

Sebbene la rappresentazione della nudità dei ribelli gallici di Sacroviro sull'Arco di Orange sia da imputare senza dubbio esclusivamente ad esigenze artistiche (rendere i Galli distinguibili dai Romani), dato che cozza palesemente con le testimoniaze di Tacito riguardo all'evento (buona parte degli uomini di Sacroviro sono detti "armati in tutto e per tutto come legionari") la cosa si complica più andiamo indietro nel tempo.

Senza nulla togliere alla veridicità della nudità eroica presso alcune caste di guerrieri celtici (e.d. i celeberrimi Gaesati), ci troviamo dinnanzi a rappresentazioni che ci lasciano spesso nel dubbio: mentre le tecniche schermistiche ritratte sono molto probabilmente riflesso di una realtà pratica, quanto nell'aspetto esteriore dei "Barbari" è reale e quanto è frutto dello stilema?

Prendiamo ad esempio il Fregio di Civitalba: la maggior parte dei Galli in fuga sono ritratti nudi, armati con degli scudi relativamente stretti e piccoli.
La gran parte degli studiosi rifiuta la veridicità del fregio, asserendo che così come la nudità è prerogativa del "Barbaro" (cfr. il già citato Arco d'Orange), le ridotte misure degli scudi sono state calcolate ad arte affinché tale nudità artificiosa potesse essere esaltata.

Ma se andiamo a portare avanti uno studio comparato, ci rendiamo conto che tale interpretazione non può essere accettabile: già Polibio descriverà gli scudi dei Galli Gaesati come "piccoli" (per poter portare avanti una scherma più tecnica?), e quindi la compresenza della nudità con degli scudi di taglia ridotta ci riconduce direttamente alla descrizione dei Gaesati, piuttosto che giustificare una scelta stilistica.

Il tutto è avvalorato dalla presenza nel fregio di un guerriero gallico che non è assolutamente nudo, ma oltre al mantello pare indossare una sorta di protezione organica.
(seconda figura nella prima foto in alto a sinistra)
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Dunque, a buon vedere, la nudità rituale dei Galli nel fregio di Civitalba non è da imputare a una trasposizione ideale del "Barbaro", bensì ad un realismo coerente con se stesso.

Il problema però sussiste in tutte le altre raffigurazioni.

Galati Morenti, il guerriero gallico della Stele della Certosa, quello della Stele di Padova, e così via: la loro nudità riporta una consuetudine oppure è artificiosa?

Ampliando il discorso, se per nudità ci riferiamo al senso più ampio del termine, effettivamente la maggior parte dei guerrieri gallici scendeva in battaglia priva di armatura?

Se tale affermazione può aver senso se riferita alle rare e costose cotte di maglia, mi lascia confuso se penso a tutte le raffigurazioni di quelle che parrebbero armature organiche e che abbondano invece nell'iconografia celtica.

E qui mi riallaccio alla già citata e controversa affermazione di Polibio, che riguardo a Talamone asserisce che Insubri e Boi, a differenza dei Gaesati, furono "assai ben protetti" dal lancio di giavellotti dei Veliti dalle loro "brache e casacche".

Se potrebbe essere accettabile una critica al testo polibiano riguardo alle dinamiche dello scontro (ma visto che Polibio si rifà a testimoni oculari, anche questo sarebbe poco plausibile), è inconcepibile anche solo supporre che Polibio si possa lasciar andare ad affermazioni assolutamente prive del più banale senso del reale: dietro al greco "sagon" evidentemente si nasconde qualcosa di ben più protettivo di una semplice casacca o mantella.

Parlando di Canne però, tanto Livio quanto lo stesso Polibio insisteranno sulla nudità dei Galli, totale secondo Polibio, "dall'ombelico in su" secondo Livio; che entrambi gli storici si riferiscano ad un elemento di mercenari di professione reclutato da Annibale in Transalpina e assimilabile ai Gaesati, piuttosto che agli alleati Cisalpini del Cartaginese, è un ipotesi conveniente, ma purtroppo non supportata da un riferimento certo.

Personalmente, se trovo ampiamente plausibile una carenza di protezioni per il corpo nelle fanterie leggere galliche e in entità elitarie dalle caratteristiche estatiche e sacrali come i Gaesati, come va inquadrata l'immagine di un guerriero gallico di linea equipaggiato con scudo e asta (l'equipaggiamento tipico del combattente celtico medio di IV-III secolo a.C. in poi), che deve reggere ad urti e compressioni con indosso solo brache e camisia o addirittura solo brache?

Da un punto di vista puramente pratico, forse l'idea di guerrieri gallici di linea protetti ai minimi termini non è completamente peregrina, se però li inquadriamo schierati nelle ultime linee...qualcuno non "abbastanza povero" per fungere da fante leggero e forse privo del background venatorio che sembra trasparire per i "laevis" gallici, ma non abbastanza benestante per potersi permettere un armatura, anche solo organica...ma si tratta di supposizioni.

Purtroppo temo che una soluzione definitiva al busillis non si troverà mai.

L'unica nostra possibilità credo sia analizzare di volta in volta le fonti letterarie e le raffigurazioni, consci che per ognuna di esse il metodo di approccio possa essere differente, e che ciò che vale per una non deve necessariamente valere per tutte, muovendoci da bravi funamboli tra la realtà probabile e l'immaginario degli antichi.

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Gioal apPalug il Pitta
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MessaggioInviato: Mer Ott 24, 2007 2:02 pm    Oggetto: Adv






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Dr Domus

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MessaggioInviato: Ven Ott 26, 2007 12:32 am    Oggetto:  
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Credo che il problema principale in una analisi tecnica sui Galli, sia determinata da una mancanza di prescrizioni formali sull'equipaggiamento. Mentre nei romani di ogni epoca le diverse categorie militari erano inquadrate secondo ruoli circoscritti da un ambito giuridico, caratterizzati da armamenti di base obbligatori (l'extra era auto-finanziabile), nelle tribù celtiche tale obbligo non sussisteva. O meglio, la similitudine degli equipaggiamenti derivava sostanzialmente dalla libera scelta dei membri, dalla loro possibilità economica, o dal livello "iniziatico" raggiunto in seno alla micro-civiltà costituita dalla tribù.
Insomma, se si può parlare di armamento caratteristico dei Romani, è perchè esisteva un progetto Statale. Parlare dello stesso argomento sui Celti risulta un po' assurdo. Basti pensare ai fanti catafratti Edui, galli essi stessi, eppur così particolari Mr. Green

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Dario Battaglia
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Il Pitta

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MessaggioInviato: Sab Ott 27, 2007 9:44 pm    Oggetto:  
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Dr Domus ha scritto:
Insomma, se si può parlare di armamento caratteristico dei Romani, è perchè esisteva un progetto Statale. Parlare dello stesso argomento sui Celti risulta un po' assurdo.


Uhummm...fino ad un certo punto, credo.
Se da una parte la carenza di un organizzazione statale centralizzata come quella romana certo poteva portare ad un armamento più "variegato", dall'altra le contingenze economiche e sociali e le necessità di esprimere delle tattiche militari inizialmente subordinate a queste contingenze portano comunque ad una sorta di standardizzazione.

Senza dubbio in una realtà gallica c'era chi poteva permettersi un certo tipo di armamento e chi invece un altro, ma credo che proprio le possibilità di spesa e conseguentemente di equipaggiarsi in differenti maniere, contribuissero poi a incasellare i combattenti all'interno di differenti "reparti" da funzioni diverse...già da Talamone sappiamo dell'esistenza di una fanteria gallica leggera, della quale parleranno anche Cesare e Tacito, enfatizzandone la provenienza "venatoria"...

Le evidenze archeologiche inoltre ci hanno lasciato un quadro abbastanza chiaro di quello che doveva essere l'armamento del combattente celtico continentale medio del III a.C.: coltellaccio ad un solo tranciate, scudo spinato ed umbonato, asta da urto.
Il problema grosso si propone per le protezioni per il corpo...a parte le rare cotte di maglia, senza dubbio extra-ordinarie, le armature in materiale deperibile, se ve ne erano (e secondo me si, senza dubbio, ma non mi spingo a dire con che percentuale di distribuzione) non si sono ovviamente conservate.
Restano solo una prolifica statuaria gallica ad attestarne l'esistenza, insieme ad alcune raffigurazioni.

Certo, oltretutto bisogna far conto delle "peculiarità" (e.d. i Gaesati)....

Citazione:
Basti pensare ai fanti catafratti Edui, galli essi stessi, eppur così particolari Mr. Green


Come già detto, credo che le "KillerCans" ("Lattine Assassine"...mi si passi il "warhammerismo") degli Edui fossero fondamentalmente una peculiarità della gladiatura autoctona, probabilmente mai schierata in battaglia prima di allora (e a leggere Tacito mi vien da dire anche per fortuna...Sacroviro raschiò ben il fondo del barile, sappiamo...) e probabilmente di genesi abbastanza tarda (Cesare ne avrebbe fatto altrimenti menzione, no?)

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Gioal apPalug il Pitta
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MessaggioInviato: Sab Nov 03, 2007 1:31 am    Oggetto:  
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Il Pitta ha scritto:
Se da una parte la carenza di un organizzazione statale centralizzata come quella romana certo poteva portare ad un armamento più "variegato", dall'altra le contingenze economiche e sociali e le necessità di esprimere delle tattiche militari inizialmente subordinate a queste contingenze portano comunque ad una sorta di standardizzazione

Nemmeno Greci ed Etruschi (e non mi tirar fuori presunte derivazioni celtiche di armamenti per questi ultimi... gli Etruschi per intenderci) furono in grado di "ottimizzare" strategie, tattiche e armamenti... alla Romana.
Il tutto... nonostante un'organizzazione di poleis , dunque precise classificazioni di classi, censo e categorie militari, mai eguagliate dai celti.
Il principio "simul-etologico" di una conformazione militare derivata da"contingenze economiche e sociali che portano comunque ad una sorta di standardizzazione" si contrappone con le evidenze storiche.
A mio avviso, il complesso panorama dei celti non può risultare legato ad aspetti evolutivi meramente social-economici.
I Sanniti, mai socialmente inquadrati alla maniera etrusco-romana, furono "cardine ispiratore" della militaria Romana. Non che Pirro fu da meno nell'Ars Tactica della Castramentatio. Dico... Pirro... Mica Annibale!!!
Quale il rapporto "social-economico" tra i macedoni di Filippo (IV a.C) e i Romani, dai quali questi ultimi imparaono l'exeligmòs, l'epistrophé o il kilisis, che gli attuali studiosi dei galli conoscono per sentito dire oppure per aver visto - in anteprima mondiale - da ArsDimicandi Laughing col nome di Mutatio Ordinis?
L'armamento risulta (come per tutte le fonti Romane) del tutto secondario. Si predilige ovunque l'ArsTactica, cui l'armamento deriva o è adattato.
Non so se comprendi, ma sto parlando di "profonda conoscenza militare" e non di un presunto e mai dimostrato armageddon, ossia di equipaggiamento finale con cui un popolo ha battuto un altro... Idea
Non ti sovviene il dubbio, che... (guarda caso), la cavalleria gallica ed altri reparti di fanteria celtica diventino invincibili solo dal momento in cui entrano nello scibile militare Romano?

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Dom Nov 04, 2007 11:24 am    Oggetto:  
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Dr Domus ha scritto:
Nemmeno Greci ed Etruschi (e non mi tirar fuori presunte derivazioni celtiche di armamenti per questi ultimi... gli Etruschi per intenderci) furono in grado di "ottimizzare" strategie, tattiche e armamenti... alla Romana.


Mai solo azzardato a PENSARE che armamenti etruschi potessero essere di genesi gallica...curiosità: ma c'è davvero qualche folle che lo sostiene?

Citazione:
Il tutto... nonostante un'organizzazione di poleis , dunque precise classificazioni di classi, censo e categorie militari, mai eguagliate dai celti.


Sul "mai eguagliata" ci andrei cauto...ricordiamo che la pretesa "nebulosità" della società celtica deriva fondamentalmente dalla carenza di fonti che ne parlano. Anzi, quei pochi testi che analizzano la struttura societaria celtica (Cesare, ma ancor più le fonti insulari), ci fanno subodorare una divisione in classi interna complessa e articolata...più o meno come in qualsiasi società che dalla Banda/Tribù passa al Chiefdom.

Citazione:
Il principio "simul-etologico" di una conformazione militare derivata da"contingenze economiche e sociali che portano comunque ad una sorta di standardizzazione" si contrappone con le evidenze storiche.


Scusa? E dove?

Mi spiego, prendendo esempio proprio dai Celti Continentali: l'armamento del fante gallico medio è frutto di contingenze socio-economiche (il coltellaccio ad un solo tranciante è attrezzo di uso domestico, le framee, le prime lance galliche, sono attrezzi venatori), così come il suo standard di addestrameto marziale (abbastanza scarso).
Tali parametri spingono i Celti, tra il Quarto/Terzo, a preferire determinate tattiche belliche piuttosto che altre, in funzione delle quali poi, parte dell'equipaggiamento subirà determinate modifiche, sempre circoscritte da situazioni sociali, economiche e culturali (umbone dello scudo che si rinforza progressivamente, lance che si allungano fino a diventare aste da urto per poi evolversi, ancora, nelle picche "tipo baionetta" del II-I a.C.).

Tutto questo naturalmente suffragato da dati archeologici.


Citazione:
A mio avviso, il complesso panorama dei celti non può risultare legato ad aspetti evolutivi meramente social-economici.


Scusa, ma Celti a parte, COSA non può essere legato ad aspetti sociali (nella più vasta accezione del termine) ed economici?

Citazione:
L'armamento risulta (come per tutte le fonti Romane) del tutto secondario. Si predilige ovunque l'ArsTactica, cui l'armamento deriva o è adattato.
Non so se comprendi, ma sto parlando di "profonda conoscenza militare" e non di un presunto e mai dimostrato armageddon, ossia di equipaggiamento finale con cui un popolo ha battuto un altro...


Sono pienamente d'accordo che, parlando di Arte della Guerra, l'equipaggiamento militare sia solo un piccolo aspetto in un sistema molto più ampio e complesso (anche se il trinomio "virtus/opus/arma" citato da Fischer e Fabian riguardo ai Romani dovrebbe perlomeno far pensare), vero è anche che, così come l'espressione tattica, anche quella tecnica è il risultato di una struttura sociale, o meglio, di cosa questa può o non può supportare.

Comunque, tornando al nocciolo della questione, ovvero ai Celti... tra il Quarto/Terzo secolo l'equipaggiamento militare del fante gallico è relativamente standardandizzato (cfr. Rapin, Bruneau, ecc.), e mentre la lancia si evolve e muta per assecondare le necessità tattiche, così come lo scudo, l'arma manesca, il coltellaccio, resta invariata ed immutata nel tempo, e resta appunto un arnese da lavoro che per necessità viene utilizzato come arma.

Se per quanto riguarda la guerra "dei nobili" assistiamo ad un costante mutamento delle armi per adattarle alle tattiche (e.d. il progressivo allungamento e restringimento della spada), per quella che è la guerra "di popolo", sarà inizialmente la morfologia degli strumenti accessibili (insieme al grado di addestramento) a spingere verso una determinata tattica.
Laddove i mutamenti dell'equipaggiamento per renderlo maggiormente compatibile alla tattica saranno possibili (scudi, lance), essi avverranno, ma laddove, per mille e un motivo, risulteranno inattuabili, ciò non succederà.

Siamo davanti all'ennesima problematica del fare di necessità virtù.

Certamente se avessi totale spazio di manovra combatterei con ciò che più mi aggrada, potendo dare libera espressione a tutto il mio genio militare, ma se tutto ciò che ho è un bastone, sarò limitato nella mia espressione bellica dalla pochezza dei mezzi.

Naturalmente ciò che ho appena espresso è un po' semplicistico, ma per analizzare la storia militare dei Celti (e anche dei Germani), credo sia un buon punto di partenza.

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MessaggioInviato: Ven Nov 30, 2007 2:41 am    Oggetto:  
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Dr Domus ha scritto:
Il tutto... nonostante un'organizzazione di poleis , dunque precise classificazioni di classi, censo e categorie militari, mai eguagliate dai celti.


Con questa affermazione non volevo certo avanzare che la civiltà celtica non avesse una articolata struttura sociale, rintracciabile in numerose altre popolazioni legate - per es. - al già al noto moltiplicatore del Ver Sacrum (liguri, civiltà osco-appenniniche, etc).
Volevo solo sottolineare che la civiltà Urbana o Palaziale (vedi ad es. etruschi, romani, ittiti o minoico-micenei) prevede un esercito professionale e sovvenzionato dal Re o dallo Stato, con conseguenti specializzazioni che vanno al di là del popolano o aristocratico self-made del proprio equipaggiamento, o meglio, di una "primitiva" forma di differenziazione delle classi guerriere.

E ciò nonostante, vi sono esempi di popolazioni, socio-economicamente simili tra loro, che prenderanno sviluppi completamente diversi nell'impianto tecnico-tattico-strumentale.
Si confrontino romani ed etruschi, macedoni e traci, greci e romani...
A mio avviso questa interessante questione deve essere suddivisa nell'analisi socio-economica, e in quella socio-culturale.
Questi due parametri sono certamente legati, ma non necessariamente vincolati, a maggior ragione in quello che è la caratterizzante militare.

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Dario Battaglia
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Claudio Nerone

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MessaggioInviato: Ven Nov 30, 2007 9:55 am    Oggetto:  
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Dr Domus ha scritto:
E ciò nonostante, vi sono esempi di popolazioni, socio-economicamente simili tra loro, che prenderanno sviluppi completamente diversi nell'impianto tecnico-tattico-strumentale.


Ave Domus,
da notare che questa differenziazione tecnico-tattico-strumentale in ambito militare di popolazioni socio-economicamente simili tra loro si evidenzierà nella differente evoluzione del warfare occidentale rispetto a quello ellenico-orientale, che a partire dal IV sec. in poi (ma già da prima erano presenti peculiari differenze) prenderanno strade opposte, quest’ultima indirizzata verso una sempre più esasperata concentrazione di masse di fanteria pesante mentre la prima indirizzata verso un impiego più versatile delle medesime tipologie di truppe.
Romani e Macedoni erano socio-economicamente simili, ma le rispettive strutture militari prenderanno strade differenti.


Vale
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Mer Dic 05, 2007 1:13 am    Oggetto:  
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Ottimo esempio Claudio Nero.
Ovviamente Pitta, nulla è affidato al caso. C'è sempre una qualche motivazione importante e se vuoi, meccanica, che porta popolazioni o civiltà socio-economicamente simili tra loro, a "progetti militari" differenti.
Possiamo qui ricordare le caratteristiche 'geografico-territoriali', le motivazioni 'culturali' (da me già suggerite), o ancora la tipologia preponderante di 'avversario' che ti circonda.
Questi parametri possono influenzare, almeno nella prima fase espansionistica - ma può rimanere come tradizione consolidata - la tua struttura militare.

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Mer Dic 05, 2007 10:46 pm    Oggetto:  
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Citazione:

E ciò nonostante, vi sono esempi di popolazioni, socio-economicamente simili tra loro, che prenderanno sviluppi completamente diversi nell'impianto tecnico-tattico-strumentale.


Citazione:

C'è sempre una qualche motivazione importante e se vuoi, meccanica, che porta popolazioni o civiltà socio-economicamente simili tra loro, a "progetti militari" differenti.
Possiamo qui ricordare le caratteristiche 'geografico-territoriali', le motivazioni 'culturali' (da me già suggerite), o ancora la tipologia preponderante di 'avversario' che ti circonda.


Per non parlare dei casi in cui si sviluppano strutture militari simili nonostante le grandi distanze geografiche e temporali, proprio in questo forum si è già notato il parallelismo tra gli eserciti medievali europei e quelli orientali antichi basati su cavalleria pesante e tiratori (contrapposti alle grandi masse compatte di fanteria pesante super addestrata dell'Occidente Antico)

Poi è molto interessante notare quello che afferma Dr Domus, che cioé da un certo punto in poi l'evoluzione si arresta fossilizzandosi nella tradizione Smile

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MessaggioInviato: Lun Dic 10, 2007 1:02 am    Oggetto:  
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Ottimo, Flavie!
Nella sostanza l'equilibrio dell'equazione da sempre "0", ossia l'equilibrio.
Vi sono infatti, popolazioni la cui diversa natura socio-economica, culturale e quant'altro (a prescindere dal parametro cronologico-geografico), danno risultati del tutto similari.
Il che significa che il "prodotto militare" a qualsivoglia livello, non può essere ricondotto così scontatamente ad aspetti socio-economici.

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