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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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I Valori Religiosi, la Visione del Mondo Elleno-Romana
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Iannuarius

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MessaggioInviato: Gio Feb 16, 2012 1:02 am    Oggetto:  
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Dr. Domus avevo capito il senso del tuo post mi sono espresso male e confusamente ....volevo solo ribadire quello che tu affermavi....interessante la lettura del comandamento giudaico cristiano che si riferirebbe solo all'ambito tribale o cmq interno al gruppo sociale....non lo avevo mai sentito.
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MessaggioInviato: Gio Feb 16, 2012 1:02 am    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Mar Feb 21, 2012 10:51 pm    Oggetto:  
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Bè, è il principio assoluto assunto da tutte le civiltà (Romani compresi) per il quale sotto lo ius militaris, è lecito uccidere il nemico senza subire colpa alcuna. L'etica in soccorso della morale... Non viene da riflettere?
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Dario Battaglia
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Iannuarius

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MessaggioInviato: Mer Feb 22, 2012 12:07 am    Oggetto:  
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Lo IUS GENTIUM prevede l 'uccisione del nemico senza punizione alcuna, ma io pensavo che i 10 comandamenti si riferissero universalmente a tutti ed in tempo di pace....ecco....la liceita' di uccidere in guerra sarebbe una deroga.
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MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2012 5:16 pm    Oggetto:  
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No, non sarebbe... bensì è una deroga. Ma in quanto tale è patrimonio indispensabile della Pax, confine evidente tra i cittadini che sono Romani e quelli che sono Quiriti. E in quanto deroga, figlia dell'ethica, la pace non potrà MAI esser figlia della Morale! Very Happy Mi capisci???
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Dario Battaglia
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Iannuarius

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MessaggioInviato: Ven Feb 24, 2012 1:08 am    Oggetto:  
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Dire deroga o dire era ammesso mi pare la stessa cosa....che differenza c'e' tra Romani e Quiriti? Grazie per la tua risposta. Very Happy
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MessaggioInviato: Ven Feb 24, 2012 1:30 am    Oggetto:  
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Iannuarius ha scritto:
Dire deroga o dire era ammesso mi pare la stessa cosa....

Hai ragione, ma non presso i Romani. Tra altri popoli l'uccisione dei nemici rientra nella morale accetta del popolo stesso. Tra i romani invece, ogni uccisione fu sacrilegio, anche se si trattava di stranieri o nemici. Ciò però solo se si era sotto lo Ius Quiritium, che è il codice penale del cittadino romano, Quiris, che è ben distinto dal codice di Marte, a cui invece appartiane il Romano ascritto alla legione. E soprattutto qui l'uccisione del nemico andava iustificata sopra ogni cosa, per non contaminarsi.
Tra i cittadini romani il Quirite è il membro della società civile e in pace. Tra questi solo gli scelti (delecti, lecti, legio) diventavano Romani, ossia militari. Si offendevano i legionari che per castigo del comandante, venivano appellati Quiriti...

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Dario Battaglia
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Iannuarius

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MessaggioInviato: Ven Feb 24, 2012 2:29 pm    Oggetto:  
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L'uccisione del nemico eraandava giustificata sopra ogni cosa , per non contaminarsi....ma da cosa o da chi? Secondo quesito: il diritto penale romano fa largo uso della pena capitale anche tra i cives o quiriti...cio' non rappresentava sacrilegio? Question Question Question
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MessaggioInviato: Ven Feb 24, 2012 8:19 pm    Oggetto:  
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Bè mi stai mescolando le cose Iannuarius, anzichè fissarle secondo indicazioni. Non ho detto che l'uccisione del nemico andava giustificata sopra ogni cosa. Tu lo dici, attribuendo a me la citazione. Al contrario ho detto che l'uccisione del nemico andava giustificata, ossia che ci voleva una motivazione più che plausibile ed estrema, per commettere un simile atto.
E lo stesso vale per lo IVS QVIRITIUM e per qualunque reato che fosse considerato un Delitto contro lo Stato, dunque punibile con la morte.
L'uccisione di Remo da parte del fratello Romolo, rappresenta la più compiuta incarnazione di quanto dico. Si mette a morte per una violazione contro lo Stato (varcare il Pomerium), sebbene tale gesto contravvenga ai Mores, ossia all'intoccabilità dei membri della propria tribus, anzi, della stessa famiglia.
Il concetto di reato nei Romani, rappresenta la violazione della Personalità Giuridica dei cittadini, per la quale anche se il cittadino non vuole giustizia, lo Stato si sente ugualmente offeso. Non mi sembra impossibile da comprendere Very Happy

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Ven Feb 24, 2012 9:00 pm    Oggetto:  
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La storia del diritto romano non ci dice esattamente questo...il sistema penale era di tipo accusatorio, almeno fino al secondo secolo quando presero piede le quaestiones perpetue...che invece instaurano un sistema inquisitorio che poi si stabilizzera' nel tardo impero.... Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes
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MessaggioInviato: Dom Feb 26, 2012 12:20 am    Oggetto:  
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Iannuarius ha scritto:
La storia del diritto romano non ci dice esattamente questo...il sistema penale era di tipo accusatorio, (...) fino a quando presero piede le quaestiones perpetue...

Ossia?

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Dom Feb 26, 2012 11:08 am    Oggetto:  
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In estrema sintesi durante la repubblica e il primo impero era il cittadino e non lo stato a chiedere la punizione del reo, quasi come fosse una causa privata....e' col tardo impero che si consolida la perseguibilta' dei reati d'ufficio e viene introdotto il reato di lesa maesta'.
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Iannuarius

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MessaggioInviato: Mar Feb 28, 2012 12:13 am    Oggetto:  
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Rileggendo il tuo post, forse tu intendevi dire che i Romani hanno inventato i reati contro la cosa pubblica, ponendo lo stato al di sopra del cittadino singolo....in questo caso e' cosi'...
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MessaggioInviato: Mer Feb 29, 2012 11:19 pm    Oggetto:  
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Perdonami Iannuarius ma ho avuto un po' di giorni particolarmente impegnativi. Ma rieccomi Very Happy
Dunque, direi entrambe le cose che hai detto, ma in una formula assai più delicata. Dire Stato e Cittadino è la stessa cosa, uno incarna l'altro, ed è questa la novitas romana. Che poi fosse il cives direttamente o un terzo (avvocato, parente, datore di lavoro) a costituirsi parte civile del cives offendente od offeso, ha poca importanza. Ciò che contava veramente, e per la prima volta, è che l'interesse del cittadino proiettasse in toto l'interesse dello Stato, esso (il cives) che fosse Quirite o Romano.
Certo non avvenne tutto con immediateza e chiarezza. Ricordo che nelle primieve tavole del CODEX si fa riferimento al principio del MANUS-CIPERE, per il quale chi avesse preso "fisicamente" qualcosa ne diventava proprietario. Da qui il vocabolo EMANCIPATIO (negazione di Mancipatio), col quale si giungeva a un principio di diritto non legato necessariamente alla forza fisica. Ed ecco il passaggio fondamentale e stratigrafico, della inevitabile diffusione della cultura della Personalità Giuridica del cittadino a partire da un progetto a monte, del tutto Romuleo.

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Ultima modifica di Dr Domus il Ven Mar 02, 2012 9:45 pm, modificato 1 volta in totale
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conanramon

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MessaggioInviato: Gio Mar 01, 2012 9:37 pm    Oggetto:  
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io volevo tornare un attimo alla religiosità del legionario, diciamo della Roma cesarea, siamo in grado di capire quali fossero i suoi valori di riferimento nella sua vita militare, nelle battaglie e dopo ? o sono solo speculazioni dei romanzi ?

Ovviamente fondamentalmente ognuno vive la vita e la morte con la propria individualità ma siamo in grado di capire se c'erano dei comuni denominatori di riferimento ?

Purtroppo non ho alcuna approfondita conoscenza di nostri grandi avi "che sembravano nati con le armi addosso" tranne le versioni di latino e la storia studiata varie lune fa ma io penso:

1
mentalmente dovevano essere 1000 volte piu forti di noi perchè per sopravvivere a quel tipo di warfare o lo si diventava o si andava nei verdi pascoli, penso che si farebbero una risata delle truppe speciali che nelle odierne guerre asimettriche chiamano gli F22 col satellitare quando sono in difficoltà (senza nulla togliere ad alcun militare moderno sul campo di battaglia che io rispetto assolutamente al di là del suo addestramento, nazionalità etc..) mi ricordo delle traduzioni fatte al liceo sulla guerra sulle Alpi contro Annibale, incredibile...
2
che fossero molto zen come i samurai cioè che in realtà non avessero alcun valore di riferimento complicato ....

ovviamente se avete bibliografia notizie articoli web da leggere per favore citateli perchè mi interessano veramente

grazie
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MessaggioInviato: Ven Mar 02, 2012 9:42 pm    Oggetto:  
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Gran bel contributo Conanramon. Grazie.
Dunque, per quanto alle fonti devo risponderti come da norma decennale in questo forum. Un conto è citare un singolo episodio (e qui riportiamo autore antico, testo, paragrafo e pagina), un conto è elencare lo scibile di un argomento. E qui noi non ci stiamo, preferendo rimandare a qualche libro o pubblicazione, completa in tutto e per tutto fino alle note e alla bibliografia. In questo caso ti consigliamo il De Rebus Militum (vol. I - Monarchia) edito da noi stessi di Ars Dimicandi, che troverai ovunque entro un mesetto.

Ma veniamo alla tua domanda: la religiosità del legionario. Premetto che il solo simbolo dell'aquila poggiante su fulmini, doppi coni o persino serpenti, esprime una compiuta conoscenza della cosmogonia primigenia e persino di una teologia a riguardo. Ma di ciò ne potrò parlare solo a completamento di un mio libro dedicato esplicitamente. Eventualmente potrei fare qualche accenno, se ti interessasse...

Per il resto, e dandoti il mio benvenuto, ti invito a valutare i contenuti "religiosi" concreti, immediati ed ignoranti, di quello che per noi di AD è un semplice appuntamento di exercitatio.
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