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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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Le varie figure di gladiatori
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MessaggioInviato: Gio Set 08, 2005 4:42 pm    Oggetto:  
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Molto bene Cludio. Mi fa molto piacere che al di là del bellissimo progetto (il fumetto) vi sia un interesse genuino per l'esperienza legionaria, sebbene non tutti i gruppi Romani hanno il medesimo concetto di esperienza.
Apprezzo moltissimo il desiderio che hai di conoscere (assieme a tua sorella) i dettagli della gladiatura, a prescindere dai compromessi artistico-commerciali.
Sappi che puoi chiedere a piacimento e qui ti sarà dato volentieri.
Sulla Britanna nel mio terzo romanzo scherzavo Smile . Certo che sarei lunsingato di un Dareios (o Darìus) legato alla gladiatrice. Ma chi tra i miei gladiatori non lo sarebbe?
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MessaggioInviato: Gio Set 08, 2005 4:42 pm    Oggetto: Adv






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Claudio

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MessaggioInviato: Gio Ott 06, 2005 9:47 am    Oggetto:  
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Valete omnibus,
Ho appena finito di leggere con attenzione la presentazione del gregatim tra mirmilloni e traci a Treviri e devo ammettere che mi ha fatto sorgere un bel dubbio. In che senso il mirmillone, una volta che si trova ad affrontare il trace aequimanus, deve "trasformarsi" in Hoplomacus? Ho sempre pensato che l'Hoplomacus fosse un particolare tipo di gladiatore, anche se non molto ben definito come ammettevano in molti, e invece.... Oppure ho capito male?

Ave atque vale
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MessaggioInviato: Gio Ott 06, 2005 5:29 pm    Oggetto:  
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Mi ricollego alla risposta datami sul problema del surriscaldamento delle armature e degli elmi.
Tutte le armi difensive dei gladiatori erano di bronzo o solo gli elmi? Schinieri e lo spallaccio del reziario (non mi ricordo se si chiama galerus o galeus) potevano essere anche di altro materiale?
Valete
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MessaggioInviato: Gio Ott 06, 2005 8:26 pm    Oggetto:  
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Dopo il I secolo d.C. la terminologia gladiatoria si stabilizza. Non vi sarà più confusione tra "armamenti" ed "etnie" come al contrario avveniva in epoca repubblicana, dove il trace o il sannita potevano essere indistintamente un armatura o una nazionalità.
Da questo momento ogni iscrizione a noi pervenuta attesta senza dubbio una specializzazione. Nelle iscrizioni l'hopolomachus è attestato contemporaneamente al murmillo e ai traci. Ma, hai ragione, non esiste alcuna indicazione certa della sua tecnica-armamento.
Poichè sappiamo per certo quali sono le categorie gladiatorie appartenenti ai morituri, i loro nomi e i loro soprannomi (vedi aequimanus per un certo tipo di trace, o contraretiarius per il secutor), per l'Hoplomachus non rimane altra associazione che al fante pesante con armamento simile al mirmillo, ma specializzato contro il Trace di tipo A.
L'ipotesi, sostenuta da ArsDimicandi sin dal '98, parte dal fatto che quest'ultimo trace (l'Aequimanus) è incredibilmente simile al falangita macedone (lancia, piccolo parmula tondo, doppio parastinco alto). L'associazione tra il macedone e il fante con nome greco, l'Hoplomachus, è una possibilità estremamente concreta nell'allegorico mondo degli spettacoli romani. Tieni presente che allo stesso modo, il trace B (con elmo grifonato e sica adunca come il becco dell'aquila), è razionalmente associato al murmillo-murena, che antrambi traggono l'etimo da MY-MU che in greco significa "nascosto, celato", esattamente come la Murena tra gli scogli, esattamente come il murmillo col suo peculiare armamento. Unico modo per tirar fuori il serpente marino è quello del becco del rapace.
Insomma, l'armamento di Murmillo e Hoplomachis sono praticamente identici, ma la loro tecnica cambia drasticamente in funzione del fatto che l'avversario sia dotato di una sica supina, o di una lancia.

PS
L'armamento metallico dei gladiatori è quasi esclusivamente di bronzo, e contempla ocreas (parastinchi), galeae (elmi) e galerii reziari. Il mosaico da Tusculum (Villa Borghese) e uno degli elmi da Secutor nei magazzini del Museo archeologico di Napoli, attestano l'uso (raro) del ferro.
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MessaggioInviato: Mer Ott 26, 2005 4:06 pm    Oggetto:  
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Per quanto riguarda i combattimenti e gli assedi nell'arena, fino a quanto si spingeva l'esasperazione in queste battaglie?
Nulla quaestio quando venivano impiegati i gladiatori, in quanto per la maggior parte morituri, ma cosa succedeva quando scendevano in arena i legionari?
Erano delle simulazioni con armi inoffensive oppure combattevano veramente, con tanto di feriti e di morti?
E in questo secondo caso, qual'era la disposizione d'animo dei legionari che rishiavano di morire non sul campo di battaglia ma in arena?
Per tutto il resto, regole, ambiente e quant'altro è meglio aspettare il prossimo articolo sul sito?

Avete
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MessaggioInviato: Mer Ott 26, 2005 7:42 pm    Oggetto:  
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Ave Claude.
Ahimè non vi sono testimonianze sullo stato d'animo dei legionari nelle Sportule.
E nemmeno di quello dei gladiatori, tanto nelle medesime Sporulae che nei duelli del Munera vero e proprio.
Sappiamo per esempio che Claudio fece presidiare tutta la circonferenza del lago Fucino da truppe Pretoriane, per evitare che gli schiavi messi ai remi tentassero di fuggire. Il resto della naumachia (dice Tacito) era formata da soldati di marina e gladiatori.
Per i rematori, incatenati alle triremi e quadriremi testimoniate dallo storico, l'animo non doveva essere molto gaio. Le navi che sarebbero affondate si sarebbero portate dietro anche loro. Per i gladiatori non credo che la differenza tra una Sportula e un duello potesse cambiare così tanto le cose.
Ritengo tuttavia che lo spirito dei gladiatori liberti e dei legionari che liberamente si cimentavano in tali attività, fosse quello di coloro che erano alla ricerca della fama o dei soldi.
Lo stesso Claudio comanda le truppe d'assalto in un assedio "sportulario" fatto al Campo Marzio, per celebrare una delle sue epiche vittorie in Britannia.
Non credo sia fattibile che l'imperatore-generale abbia condotto l'assedio attorniato da semplici schiavi costretti (come i rematori) alla condanna. Piuttosto vedo il medesimo entusiasmo di Claudio tra molti nobili e legionari.
Gli autori latini (tra cui l'onnipresente Tacito) racconta di innumerevoli anfiteatri costruiti dai legionari per il godimento dei legionari stessi.
Considerando la grande quantità di militari che (nonostante il disprezzo di alcuni romani) scendevano nell'arena, credo che la partecipazione dei legionari e degli ufficiali a questi incredibili tornei siano da equiparare al Torneo medievale "in steccato" o la classica Lizza dei cavalieri (se così si dice...): una partecipazione entusiastica e il miglior modo per far carriera mostrando il proprio valore e coraggio!
D'altronde l'Ippica Gymnasia era un torneo particolarmente pericoloso tra due squadre di Equites militari. Non credo che qualcuno li costringesse a farlo Wink
In definitiva la sperimentazione di AD sulle Sportulae, apre a un nuovissimo panorama di ricerca. Non tanto sulla gladiatura, quanto sull'esercito romano e su questa singolare forma di Sport Militare (Sportulae, appunto), che tanto hanno il sapore delle competizioni di Micenea memoria tra guerrieri Achei, al di fuori della guerra. Principio agonale che partorirà, a distanza di secoli, i grandi Agoni ellenici come Olympia, Nemea, Corinto e Delfi.

Su dove potesse arrivare l'esasperazioe di tali battaglie non ti saprei dire.
L'esercito romano ha una caratteristica straordinaria (come dice Flavio Giuseppe): "non si capisce se il loro addestramento sia una vera e propria battaglia, sebbene senza spargimento di sangue... o se la battaglia sia un vero e proprio addestramento, tuttavia con spargimento di sangue!"
Sono così equiparate la realisticità della battaglia e dell'addestramento, che potremmo ipotizzare concretamente che queste Spotulae finissero alla ferita (magari anche grave, ma solo ferita). D'altronde la gladiatura già ci permettere di conoscere duelli cruentissimi, che tuttavia non possono e non devono giungere all'uccisione dell'avversario.
Tieni presente però che molte Spotulae e Naumachie prevedono l'uso delle Tormentae (artiglieria pesante), e che quindi dobbiamo anche ipotizzare un rischio notevolissimo, anche laddove le suddette macchine fossero "ridimensionate" ad hoc. Ne più e ne meno come accadeva negli addestramenti militari standard.
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MessaggioInviato: Ven Gen 13, 2006 1:52 pm    Oggetto:  
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Valete omnibus.
Rieccomi con le solite domande.
Ultimamente, leggendo vari libri riguardo il mondo dei gladiatori, mi sono sempre più spesso imbattuto in quelle figure rare ed "esotiche" di gladiatori quali essedarii, equites e crupelarii.
Proprio riguardo quest'ultimo mi è sorta una curiosità. Premesso che tutti i testi che ho letto riportano dell'utilizzo in battaglia dei crupelarii (episodio citato pure in questo forum), della loro inefficacia assoluta nella fase offensiva e dell'utilizzo da parte dei legionari di picconi e dolabre per abbatterli (tra l'altro si parla di un contingente nemmeno troppo scarso di numero di questi combattenti, per cui mi immagino lo sforzo economico per equipaggiarli, per avere un risultato così scarso). Ora i vari autori da me letti (se interessa scriverò i nomi, adesso cito a memoria dal lavoro...) concordano nell'affermare che, per quanto rari, i crupellarii erano presenti come categoria gladiatoriale nelle arene. La domande sono due:

tali figure erano presenti in tutte le arene dell'Impero oppure ci si limitava a quelle zone in cui erano stati usati, in modo che fossero immediatamente riconoscibili dal pubblico?

Quale potrebbe essere l'avversario del crupellario? Tenuto conto del perfetto equilibrio tra punti di forza e punti deboli dei vari abbinamenti dei gladiatori, non riesco a trovarne uno adatto tra quelli tipici. In un sito di rievocatori ungheresi si parla di un gladiatore armato di ascia (arma simile, forse, alla dolabra) e scutum, ma non si fa accenno al resto dell'equipaggiamento difensivo. Anche perchè, mi sembra, il crupellario deve esser stato formidabile in difesa, ma pressochè immobile e inefficace in attacco per il peso dell'armatura
E se la sua armatura fosse stata fatta di cuoio e non interamente di metallo? In questo caso avrebbe aquisito notevole mobilità e sarebbe stato un avversario formidabile per molti. Ho visto una ricostruzione al tratto di una statuetta raffigurante un crupellario e, seguendo i vostri ragionamenti per quanto riguarda le maniche e le loriche, potrebbe non essere così campato per aria. O no?

P.S.: è pronto il cd con i filmati e le immagini di ArsDimicandi del 2005, che mi piacerebbe tanto ordinare? Very Happy
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MessaggioInviato: Mer Gen 18, 2006 11:11 pm    Oggetto:  
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Dal punto di vista documentario, esiste una sola rappresentazione artistica (un bronzetto) che mostra qualcosa di simile a quello che potrebbe identificarsi con un crupellario. A questo propostito la radice greca CRYP (come Krypteia, o Krypta), avvalora l'idea di un armamento che nasconde integralmente il combattente, un catafratto insomma...
Per quanto alle dichiarazioni di storici o gruppi di reenactors gladiatori, devo contravvenire: il crupellario non è per nulla diffuso ed anzi la letteratura lo cita (senza definirlo) una sola volta. Il resto, sono solo ipotesi per tentare di mostrare scoperte che non ci sono (storici come gruppi, ugualmente).
Gli ungheresi di cui parli, sono i carissimi amici della Familia Pannonica (il cuo capo è Janos) o il Collegium Gladiatorium che abbiamo conosciuto a Szombately?
In entrambi i casi, il loro intento è apprezzabile.

Cuoio e metallo.
Anzitutto una corazza a segmenti di cuoio è assai più pesante (seppur più comoda) della lamina di ferro. Vale come prova la dichiarazione di Plutarco (Crasso) che afferma che i cavalieri Partici armati di corazze di cuoio oppure di metallo, erano quasi inamovibili dai loro cavalli, a causa del peso eccezionale delle loro armature.
D'altro canto una corazza a segmenti in cuoio delle nostre, arriva a circa 10 Kg (quelle del modello 2005-Traiana), mentre quelle in lamina di ferro da 1 mm non superano i 5-7 Kg.
Inoltre le corazze degli Edui (citate nel forum) sono un continuum ferreis tegimen, ossia una protezione integrale di ferro.

Non abbiamo sufficienti informazioni documentarie su questa categoria, e meno che meno la sperimentazione si è occupata di essa. Di certo rappresenta una categoria 'esterna' a quelle convenzionali. Forse, al pari di Equites, Sagittari, Velites (tra cittadini e Auxilia romani), Essedari, Crupellarii, etc. (tra i Signori degli Stati cliente), categorie di privati che calcavano l'arena per mettersi in mosta.
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MessaggioInviato: Gio Gen 19, 2006 1:08 pm    Oggetto:  
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Il gruppo penso che sia quello della Familia Pannonica, ma non ne sono certo (non riesco a ritrovare il loro sito per colpa dell'instrumentum diaboli Evil or Very Mad ). Li avevo visti dal vivo alla festa di Santa Giulia a Brescia, penso nel 2003 o 2002 e avevo visto in azione un tipo di gladiatore che non avevo mai visto prima, il crupellario appunto. Ho anche scaricato alcuni video dal loro sito che li ritrae in azione. Se non mi sbaglio hanno partecipato a Villadose nel 2005, ma li ho visti solo sui video girati dai ragazzi della Legio I italica. E' nel loro sito che si ipotizza un particolare armamento dell'avversario del crupellario.
Valete omnibus et gratias tibi

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Titus Claudius Cincinnatus/ Claudio Casti
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MessaggioInviato: Ven Gen 20, 2006 12:53 am    Oggetto:  
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Immaginavo... Mr. Green
Janos, il barbuto amico mio a capo della Familia Pannonica, non è un crupellario bensì un Dimachaereus. Ora, quanto dico non è la verità storica, ma ciò che essi stessi definiscono di loro stessi... e in particolare come si presenta Janos stesso.
Tieni presente che ho lavorato con loro per anni, a Tarragona, a Treviri...
Li conosco bene, e sono davvero grandi amici.
L'armamento di Janos è di fantasia, e riprende alla lontana l'ipotesi del Dimachaereus (inaccertata e inaccertabile categoria gladiatoria), con conversioni simpatiche e di convenienza col crupellario, in quanto il suo equipaggiamento assomiglia a quel continuum ferreis tegimen di cui ti parlavo, sebbene limitato al corpo, alla testa e le braccia.
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MessaggioInviato: Mar Gen 24, 2006 6:31 pm    Oggetto:  
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Avete omnibus,
scusate se scrivo qui ma non so dove scrivere altrimenti. Eventualmente l'amministratore potrà ridirigerlo dove ritiene più opportuno (senza magari inviarmi a svuotare i bagni per questo....)
Ho trovato questa immagine in un forum su un sito di rievocatori inglesi di gladiatori (Ludus Gladiatorius), e ha sollevato alcune perplessità.
A prima vista mi è sembrata una statuetta rappresentante una normalissima bagnante che tiene in mano quello che sembra essere un semplicissimo strigile. Eppure vi è qualche punto oscuro:

prima di tutto la posa, più adatta ad una sorta di atleta, che di bagnante in un attimo di relax

l'oggetto in mano, potrebbe essere uno strigile, ma perchè tenerlo in alto in mano? Nel forum si ipotizzava un atto di trionfo, simile all'atto del gladiatore vincente, sventolante la palma, nel mosaico di Villa Borghese. In effetti quel gladiatore è spogliato delle armi e del subligaculum come potrebbe essere la ragazza della statua.

Anche per altre ragioni si avanzava timidamente l'idea che fosse una qualche sorta di atleta o gladiatrice ( Shocked ). Ad esempio l'acconciatura che parrebbe simile a quella delle due gladiatrici (queste accertate) del rilievo di Achillia e Amazon al British Museum.
La strana fasciatura al ginocchio, che, a dir la verità, mi ricorda molto i bendaggi che mi facevano al ginocchio, quando giocavo a football americano, per tenermelo stabile.
E infine la somiglianza con la posa e l'abbigliamento (succinto) del gladiatore vincente nel mosaico di Villa Borghese (penso si trattasse di un reziario).

A dire il vero, erano gli stessi frequentatori del Forum ad avanzare forti dubbi su queste loro stesse ipotesi, ma non sono riusciti a darsi una risposta convincente.

E visto che il tarlo del dubbio mi si è insinuato in testa, chiedevo a voi se potevate darmi maggiori chiarimenti.
Grazie e alle prossime

P.S.: a proposito del rilievo del British Museum, che tipo di gladiatrici sono quelle raffigurate sopra. Ho provato a ragionarci sopra ma non sono nemmeno riuscito a capire se erano della categoria degli scutarii o dei parmularii....
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MessaggioInviato: Mar Gen 24, 2006 11:55 pm    Oggetto:  
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Ave Claude.
Non saprei. Troppo pochi indizi.
La fasciatura sul ginocchio identifica certamente una atleta.
Ma bisognerebbe anzitutto sapere se si tratta di un bronzetto ellenistico, o romano... e in questo caso (forse sarebbe pretendere un po' troppo), sapere il luogo o il contesto del ritrovamento.
L'acconciatura raccolta ai lati non indica nulla in tema di gladiatura. La similitudine col gesto di Astacius nel mosaico da Tusculum, ricalca un gesto sin troppo diffuso nell'arte greco-romana.
Peraltro (come hai ben detto) non è certo che l'oggetto impugnato dalla donna sia una sica supina o uno strigile.
In questo senso mi pongo la seguente domanda: se fosse una sica e identificasse una Trace, mi sembrerebbe davvero poco non aggiungere altri elementi identificativi, quali ad esempio i due alti ocreas.
Tuttavia...
Le gladiatrici sul rilievo di Alicarnasso sono provocatrices, e sono facilmente riconoscibili dai seguenti particolari: un ocrea alto sino al ginocchio sulla gamba sinistra; uno scudo rettangolare di media grandezza; un elmo (collocato in basso ai lati dei nomi), senza cresta.
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MessaggioInviato: Mar Feb 14, 2006 5:32 pm    Oggetto:  
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Avete omnibus!
Due veloci domande:

da quanto sto leggendo, fu Augusto a voler diviso per censo o per sesso il pubblico che assisteva ai combattimenti gladiatori. Prima non era così rigidamente diviso. Quindi, se non vado errato, dovrebbero nascere verso questo periodo i termini "imma cavea", "media cavea" e "summa cavea". Oppure nascono solamente con l'edificazione dell'anfiteatro Flavio? Inoltre mi sembra di aver letto che tale rigida (e classista?) divisione veniva fatta rispettare solo a Roma e nei maggiori anfiteatri, mentre già in provincia tale disposizione era molto meno rispettata. Ohibò! Shocked Una legge "imperiale" che non viene rispettata in tutto il territorio romano, in un ambito così importante come quello gladiatorio? Oppure è una cattiva intepretazione delle fonti?

Da quanto ho capito, è con Augusto che ci sono le più importanti leggi di riordino gladiatorio, e che all'incirca in questo periodo vengono definiti più o meno stabilmente le varie figure gladiatorie che tutti conoscono. E poi più nulla? Non dico riorganizzazioni "marginali", ma serie e importanti riforme. Se fosse così, sarebbe veramente singolare, viste le grandi riforme che in quasi tutti i settori della società civile (dal punto di vista politico, economico, sociale) e militare si sono succedute per tutta la durata dell'Impero Romano. Sembra quasi che sia fossilizzato per 300 anni. E se questo fosse vero, come si concilia il ruolo di possibili istruttori dei legionari tenuto dai gladiatori, se quest'ultimi non si evolvono mentre i primi non smettono di mutare, in realzione alle diverse situazioni logistiche, economiche e di nemici da affrontare? Gli "alunni" si evolvono e i "maestri" non si aggiornano?
Gratias e omnia bona
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MessaggioInviato: Mar Feb 14, 2006 6:30 pm    Oggetto:  
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Se non ricordo male è addirittura dopo l'inaugurazione dell'anfiteatro Flavio (forse con Commodo) che è costruita la quarta cavea con gradinate in legno, destinata alle donne per "evitare lo sguardo indiscreto degli uomini".
Certamente il mondo della gladiatura deve aver subito una innumerevole serie di piccole riforme, legate soprattutto alle nomine politiche che potevano indire i giochi, oppure sull'origine più o meno privata dei finanziamenti. Con Cicerone abbiamo notizia di una Lex Tullia e di una Calpurnia mirate a regolamentare aspetti amministrativi ed economici inerenti i gladiatori.
Nel 200 d.C. circa Settimio Severo proibì i combattimenti gladiatori femminili, a causa dei turbamenti e delle sommosse che provocavano.
Ma è con Augusto, come hai accennato, che abbiamo una sostanziale riforma che ha effetti di tipo tecnico: con le Leges Gladiatorie si introducono ad esempio norme per la tutela dei gladiatori legittimi. Una delle conseguenze evidenti è la comparsa delle celate integrali sugli elmi secolari dei diversi 'numeri'.
Su istruttori provenienti dall'ambito gladiatorio nella scuola militare, credo che ciò non sia mai realmente avvenuto. Il che non significa che quanto afferma Valerio Massimo non sia vero: ossia che dalla fine del II secolo a.C. la 'gladiatura' è definitivamente introdotta nell'esercito romano. Non credo tuttavia che per 'gladiatura' si intendano doctores o gladiatori veri e propri, bensì di metodo di addestramento, il tipo di esercitazione, la differenziazione e la specializzazione schermistica.
Infatti il termine 'gladiatura', al pari di 'armatura' nell'esercito, significa tecnica, metodo di combattimento, scherma...

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MessaggioInviato: Gio Feb 23, 2006 11:14 am    Oggetto:  
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Avete omnibus e rieccoci con altre domande:
su un libro di Susanna Shadrake sul mondo della gladiatura si legge un passo di Marziale, tratto dal Liber de Spectaculis (5.24), dove, parlando di un certo Hermes, gladiatore famosissimo e specializzato in più stili di combattimento, si legge la frase "casside languida timendus". Siccome, a volte, la traduzione in inglese di frasi latine non è sempre il massimo della correttezza, ho rispolverato il mio vecchio dizionario e ho provato a dare un senso alla frase. Ma non ci ho ricavato molto. Una delle spiegazioni avanzate dall'autrice riguarderebbe una possibile evoluzione degli elmi gladiatori. Ci sarebbe una sorta di cambiamento sul bordo degli elmi che passa da quello "dritto", tipo l'elmo dei Traci, a quello più "arcuato" come quello dei Mirmilloni. In realtà, come rileva la stessa autrice, il termine "languida" riferito ad un elmo non è che sia del tutto appropriato, ma forse potrebbe rendere l'idea. Opppure vi è un'latra spiegazione per quel "casside languida"?

Leggendo alcuni passi di Giovenale, si potrebbe arguire che la categoria dei reziari fosse dispezzata dagli stessi "addetti ai lavori", tanto da riservare ai reziari una zona a parte del ludus anche per gli armamenti. Eppure, se non vado errato, tra il pubblico i reziari godevano di grande favore (anche se non dagli imperatori). Esagerazione o visione personale di Giovenale, oppure visione corrispondente alla realtà?

Valete e gratias omnibus
Claudius
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