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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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Vita e morte in anfiteatro: perchè?
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Iannuarius

Miles






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MessaggioInviato: Sab Dic 31, 2011 3:55 pm    Oggetto:  
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Il catechismo della chiesa cattolica condanna la volonta' suicida, se questa e' un aspetto secondorio nella condotta morale tenuta dal credente non costituisce il cd peccato mortale: ad esempio un pugile puo' morire ma non e' detto che lo voglia, oppure un pilota di formula 1 e tanti altri esempi.
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MessaggioInviato: Sab Dic 31, 2011 3:55 pm    Oggetto: Adv






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Dr Domus

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MessaggioInviato: Sab Dic 31, 2011 4:27 pm    Oggetto:  
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Capisco le ragioni di Nepher, così come accolgo le indicazioni di Iannuarius. Ma qui si tratta di vedere il rito della vita e della morte secondo una angolazione diversa, non massificata, ossia non applicata a tutto e a tutti con identici criteri, ma al contrario contestualizzata a un particolare bisogno, esso che fosse individuale o sociale.
Il concetto del sacrificio, ossia il FARMAKON (vittima Sacra) che toglie i peccati dal Mondo, oppure se preferite... che esorcizza da taluni Mali, ha scopi supremi che tuttavia non è così facile spiegare... specie in un Forum. Gesù stesso (dato che si è accennato al Cristianesimo) avrebbe potuto evitare il supplizio e cionostante, nonostante la sofferenza, lo cercò! Anzi era indispensabile e previsto!! E se lo cercò - in quella forma così plateale e pubblica che sarebbe stata fondamentale per la nascita del nuovo movimento - significa che qualcosa di grandioso nelle forme di sacrificio, doveva (e tuttora DEVE) esserci. Non a caso, ritengo, che quando i Cristiani assunsero potere politico, i loro apologisti iniziarono una guerra (di successo) contro ogni forma di sacrificio che negli effetti pratici, potesse distogliere dal Sacrificio Primo, quello del Cristo (Mitra, Gladiatura, etc).
Lo sforzo va mirato dunque alla comprensione dei riti e delle pratiche che hanno per oggetto situazioni violente, come la Corrida, la Gladiatura, Dyoniso, Orfeo lo stesso Chrustos.... etc. E' tuttavia chiaro Nepher, che il mero combattimento clandestino tra galli o cani (o la deliberata soppressione di uomini e animali), qui non ha niente a che vedere col l'argomento lanciato da Iannuarus Very Happy

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Dario Battaglia
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Rufus

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MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2012 12:14 am    Oggetto:  
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Inoltre, Nepher, l'argomento corrida è ampiamente trattato in questo forum al topic chiamato "Toros y gladiadores".
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Rufus / Stefano Raspadori
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Iannuarius

Miles






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MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2012 4:20 am    Oggetto:  
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Dr. Domus, leggendo il tuo ultimo post mi pongo un altro interrogativo: e' chiaro il concetto esorcizzante del sacrificio, ma questo e' tale solo se volontario. I gladiatori, che combattevano in duelli dove era prevista la morte come epilogo, scieglievano loro tale tipo di scontro o essendo schiavi veniva loro imposto? se fosse cosi' viene meno la volontarieta' dell'atto sacrifico Question Question Question
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Rufus

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MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2012 11:59 am    Oggetto:  
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Il duello munerario, ovvero a giudizio, rappresentava il percorso di morte-rinascita che aveva portato Hercules dalla condizione di uomo alla condizione divina. Non a caso l'anfiteatro ha la forma di un uovo, che simboleggia la nascita, e la Dea Nemesi, chiamata anche Dea del giusto parto, ovvero colei che sa dare ciò che è meritato a chi ha seguito il percorso giusto, era la DEa principale dei gladiatori, assieme ad Heracles.
Questo percorso portava anche verso l'affrancamento dal debito contratto nei confronti dello stato, il quale provvedeva, una volta compiuto il ciclo rituale, a fare avere, o riavere, la libertà al gladiatore. In pratica, il duello munerario era la via da percorrere sia esotericamente che giuridicamente per rinascere spiritualmente e socialmente.

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Rufus / Stefano Raspadori
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Iannuarius

Miles






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MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2012 1:37 pm    Oggetto:  
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La morte vista come divinizzazione , quindi....Ma era un percorso volontario? Question Question Question
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2012 6:26 pm    Oggetto:  
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Anche qui l'argomento è complesso, ma solo in apparenza. Come ha correttamete affermato Rufus, molti gladiatori erano pienamente consapevoli del percorso rituale ed esoterico di tale esperienza, e non è casuale che a partire dal I secolo d.C. il 50% dei gladiatori evidenziati da migliaia di iscrizioni, fossero cittadini volontari.
Ma se anche il gladiatore fosse stato costretto contro la sua volontà, la sua etica, la sua cultura (per esempio schiavi, prigionieri o condannati), essi entravano in quell'insieme di ingranaggi che avrebbero partorito COMUNQUE l'esperienza di Ercules e Nemesis. Era sufficiente che al gladiatore si fosse garantita la vita, mediante norme ferree e inalienabili, che in caso di EROISMO IN COMBATTIMENTO prevedevano la salvezza anche in caso di sconfitta. MISSUS dicono le iscrizioni (risparmiato), a fianco del nome del VICIT (vincitore). La semplice convenienza del sopravvivere portava (grazie a regole rispettate) a incarnare il fenomeno del Farmakon. In altre parole, poteva anche capitare che al gladiatore non glie ne fregasse nulla del rito munerario, ma in ogni modo lui (esattamente come un Toro nella Corrida) incarnava e produceva il rito stesso, e sue potentissime emanazioni.

Quanto alla morte come divinizzazione, aggiungerei qualcosa. La divinizzazione è una conseguenza del MOS, ossia una tradizione, una storia o ancora talune prove di coraggio, perpetuati, emulati o idealizzati al fine di sostenere un individuo o una cultura da parte di una TEOLOGIA o di una SOCIETA'. Se non c'è una Teologia o una Società che divinizza un particolare sacrificio di qualcuno o qualcosa (volontario o meno, indifferentemente), lo stesso e identico sacrificio rimane al livello di ESORCISMO, nel senso più ampio del termine.
Ne consegue che l'unica differenza tra Gesù e Barabba, entrambi colpevoli innanzi alla legge (uno eversore conclamato e reiterato dello Status politico, l'altro ladro), è che il primo è stato sostenuto da un movimento religioso per propria convenienza (gesù era adatto alla divinizzazione). Il secondo no. Ma solo perché a quel tempo non c'erano né i Radicali... né Pannella Very Happy Non a caso Caino ebbe più fortuna... E nessun lo tocchi Idea

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Dario Battaglia
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Iannuarius

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MessaggioInviato: Lun Gen 02, 2012 10:37 pm    Oggetto:  
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Mi e' tutto chiaro e concordo sull'effetto esorcizzante del sacrificio sia esso volontario o meno. Mentre, la divinizzazione del Gesu' di Nazareth serviva solo, secondo te, per fini secondari, che se non ho capito male dovrebbe essere l'affrancarsi dal giogo romano?
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MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2012 1:45 am    Oggetto:  
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Ma... la questione da me dibattuta andrebbe già di per sé assai oltre la tua ultima domanda Iannuarie! Ma in fin dei conti sono d'accordo con te nel pensare che un Forum rappresenti una forma dialettica che deve rimanere semplice, fruibile e soprattutto potabile, senza troppe complicazioni intellettuali. Ergo la tua domanda è ben più che legittima.

La figura di Gesù di Nazareth incarna (ed alimenta) quantomeno tre parametri fondamentali, sia per la Giudea che più in generale per il mondo di quel tempo. In primis abbiamo il liberatore come messia ebraico: il liberatore POLITICO (dai Romani). Poi c'è anche il liberatore dai SECERDOZI ebraici stessi (si ricordino gli ormoni di Gesù presso il tempio di Gerusalemme)... Infine vi è il liberatore dalle umiliazioni dell'umanità in generale (quello sposato dal Nuovo Testamento), similmente e ispiratamente al più universale Dyonisos, greco-romanissimo.
Ne consegue che la divinizzazione di Gesù non avvenne assolutamente per fini secondari, ma al contrario come elemento primario di un vastissimo movimento reazionario (per nulla amalgamato al suo interno) ognuno dei quali aveva il suo obiettivo politico-religioso.

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Mar Gen 03, 2012 7:12 pm    Oggetto:  
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Dr. Domus questi accenni di spiritualita' gentile, del Mos Maiorum suscitano in me un interesse nuovo e diverso nei confronti della religio. Cosa mi consigli di fare per coltivare, vivere, comprendere tali culti antichi? Avendo compreso che nessun libro puo' spiegare o renderti edotto fino in fondo della religiosita' antica. Grazie.
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MessaggioInviato: Mer Gen 04, 2012 9:39 pm    Oggetto:  
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Nulla caro mio. Non ci sono Università, sette o confraternite adeguate. I Mores (plurale di Mos) nascono, si perpetuano e si auto-alimentano da una tradizione emulativa e celebrativa viva, vegeta e ininterrotta. Ricostruirli ai tempi di oggi non ha senso poiché... ne siamo oramai disconnected! La Religio non è nemmeno compresa dagli antichi, fatta eccezione per la superstitio e la magia (lasciamo tutto questo al medioevo e alle varie alchimie). La Via di un autentico reset per il ritorno dei sistemi cultuali primordiali, sarebbe quella dei culti ignoranti... ma oggi sarebbero giudicati violenti e primitivi.
Un consiglio? Lascia stare Very Happy

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Mer Gen 04, 2012 11:15 pm    Oggetto:  
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cosa intendi che la religio non era nemmno compresa dagli antichi? e per superstitio intendi la superstizione , secondo l'attuale accezione?
Question Question Question Question
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MessaggioInviato: Ven Gen 06, 2012 12:58 am    Oggetto:  
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E' come dici. Quando affermo che la religio non è compresa dagli antichi... intendo dire che il vocabolo connota sistematicamete e SOLO il metodo, la scrupolisità nell'osservanza ereditaria delle tradizioni (MOS), il timore che la cerimonia non abbia l'effetto voluto (MAGIA) e infine la reverenza alle prescrizioni (dogmi, prassi, riti) di una dato culto.
La religio incarna l'APPROCCIO al CULTO e non il culto vero e proprio, anche se le due cose, agli occhi dei moderni, possono essere facilmente confuse.
Ne consegue che la RELIGIO è dai Romani ampiamente identificata con la credenza superstiziosa, con lo scrupolo superstizioso e in generale con la superstizione.
Ciò non significa ovviamente che i Romani non conoscessero molti dei loro antichissimi culti, religio a parte Idea

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Iannuarius

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MessaggioInviato: Mar Gen 10, 2012 8:43 am    Oggetto:  
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Dr Domus vedo forti analogie tra la spiritualita' romana e lo shintoismo giapponese. Cosa ne pensi?
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MessaggioInviato: Mer Gen 11, 2012 2:46 pm    Oggetto:  
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Oddei, non che ne sappia granché sullo Šin-tō;, ossia sulla Via degli Dei cino-giapponese. Ecco, so che è nota per il culto dell'Imperatore (che è divinizzato) e delle forze naturali. Dove vedresti il nesso?
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Dario Battaglia
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