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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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Vita e morte in anfiteatro: perchè?
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Plinius

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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 4:10 pm    Oggetto:  
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fabius belilukos ha scritto:
evo ha scritto:
Pensavo sinceramente che la morte avvenisse durante lo scontro. Perche' praticare questo suicidio assistito, cosa aveva di spettacolare?


Praticamente l'Hara kiri dei samurai.....un suicidio assistito con altissimo valore simbolico, colui che aiuta il morituro nel trapasso svolge un ruolo del rituale previsto.
Una buona "assistenza" durante il suicidio in oltre evita morti lente e dolorosissime


Personalmente fabius belilukos condivido questo paragone.
Ritengo che non ci fosse spettacolarità in quella modalità di suicidio, ma solo l'obbedienza ad un codice di comportamento condiviso dalla cultura della categoria dei gladiatori e del mondo che vi ruotava.

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Plinius/Ettore Argan

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Ma, se un tiranno usurpa il potere e prescrive al popolo quel che deve fare, è anche questa una legge? (Alcibiade)

Quanto più volgare è l'uomo politico, tanto più stridente è il linguaggio. (P.C. Tacito)
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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 4:10 pm    Oggetto: Adv






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Dr Domus

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MessaggioInviato: Ven Gen 29, 2010 10:57 pm    Oggetto:  
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Fabius, che piacere. Manchi agli atleti di AD e abbiamo molte pigne per te (da lanciarti addosso... ovviamente) Mr. Green
Scherzi a parte, credo di avre percepito, nell'intervento di Evo, una questione diversa dalla motivazione del suicidio gladiatorio in sè, palesemente condivisa dai condottieri , dagli uomini politici, nonché dai singoli cittadini romani di quella lunghissima epoca. La sensazione è che si intenti un giudizio globale su un sistema di pensiero, quello del suicidio, dell'omicidio (vogliamo aggiungere... del martirio?) secondo norma. Sembrerebbe, quella di Evo, una sorta di apologia di qualcosa (che dobbiamo ancora capire) a detrimento dell'argomento in oggetto.
Ma è ovvio che attendiamo delucidazioni Very Happy

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Dario Battaglia
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Plinius

Princeps Senatus






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MessaggioInviato: Sab Gen 30, 2010 1:24 pm    Oggetto:  
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Dr Domus ha scritto:
...................credo di avre percepito, nell'intervento di Evo, una questione diversa dalla motivazione del suicidio gladiatorio in sè, palesemente condivisa dai condottieri , dagli uomini politici, nonché dai singoli cittadini romani di quella lunghissima epoca. La sensazione è che si intenti un giudizio globale su un sistema di pensiero, quello del suicidio, dell'omicidio (vogliamo aggiungere... del martirio?) secondo norma. Sembrerebbe, quella di Evo, una sorta di apologia di qualcosa (che dobbiamo ancora capire) a detrimento dell'argomento in oggetto.
Ma è ovvio che attendiamo delucidazioni Very Happy


Ottima considerazione Darius. Specie se ci si allontana dal giudizio cristiano/occidentale in cui tutti noi restiamo passivamente infrenati non appena di esplora tale concetto. Dimentichiamo infatti la diversità di cultura esistente tra noi e la società di 2.000 anni addietro.

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Plinius/Ettore Argan

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fabius belilukos

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MessaggioInviato: Sab Gen 30, 2010 6:29 pm    Oggetto:  
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Dr Domus ha scritto:
Fabius, che piacere. Manchi agli atleti di AD e abbiamo molte pigne per te (da lanciarti addosso... ovviamente) Mr. Green
Scherzi a parte, credo di avre percepito, nell'intervento di Evo, una questione diversa dalla motivazione del suicidio gladiatorio in sè, palesemente condivisa dai condottieri , dagli uomini politici, nonché dai singoli cittadini romani di quella lunghissima epoca. La sensazione è che si intenti un giudizio globale su un sistema di pensiero, quello del suicidio, dell'omicidio (vogliamo aggiungere... del martirio?) secondo norma. Sembrerebbe, quella di Evo, una sorta di apologia di qualcosa (che dobbiamo ancora capire) a detrimento dell'argomento in oggetto.
Ma è ovvio che attendiamo delucidazioni Very Happy


Grande Dario, il piacere è mio, mancate molto anche a me, che purtroppo cause di forza maggiore non ho potuto presenziare agli eventi.....non voglio dilungarmi oltre nell'OT, contami tra i partecipanti del 14 febbraio.
a prestissimo

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evo

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MessaggioInviato: Sab Gen 30, 2010 7:19 pm    Oggetto:  
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Quello che non mi e' chiaro e' perche' doveva per forza morire il gladiatore e quale era la funzione rituale di tale gesto?
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Gennaro Fratino
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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Sab Gen 30, 2010 8:36 pm    Oggetto:  
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Il gladiatore non doveva per forza morire, il giudizio del popolo dipendeva da quanto coraggio avesse mostrato nel combattimento.
La funzione rituale era quella di placare gli dei inferi, ma su questo potrà meglio illuminarti uno dei gladiatori di AD Very Happy

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Flavius Stilicho

Francesco Bindella

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Tvllia

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MessaggioInviato: Dom Gen 31, 2010 10:13 pm    Oggetto:  
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Evo, era abbastanza difficile che i gladiatori morissero in arena, tranne appunto se non aveva adempiuto al suo dovere.

I gladiatori, da studi recenti, combattevano molto poco durante un'anno (credo non più di 3-4 volte), ed allenare (e mantenere) gladiatori era molto costoso. Quindi prima di decretare la morte, doveva aver combattuto davvero male, disonorando gli Dei a tal punto che...

Il senso rituale del gesto, in origine, era quello di versare sangue sulla tomba di un defunto. Quale sacrificio più grande, se non quello di versare sangue umano?
I sacrifici umani sono comuni nelle società antiche di tutto il mondo, e si tratta del sacrificio supremo.
Poi molte società, evolvendosi, mutuarono il sacrificio umano con quello di animali o altre forme, ma sempre sangue era versato.
La società romana regolamentò questi "sacrifici umani" non più a solo vantaggio di un solo defunto, ma a vantaggio della comunità romana intera, trasformandolo in un sacrificio collettivo. E c'è tanto altro da spiegare

Ma, ripeto, su questo punto sarà estremamente esplicativo Dr Domus e gli altri gladiatori di AD Very Happy

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"Non troveremo mai la verità se ci accontentiamo di ciò che è già stato scoperto.
Quelli che hanno scritto prima di noi non sono dei padroni, ma delle guide.
La verità è aperta a tutti e non è stata ancora trovata per intero"
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Lun Feb 01, 2010 2:54 pm    Oggetto:  
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Flavius Stilicho ha scritto:
Il gladiatore non doveva per forza morire, il giudizio del popolo dipendeva da quanto coraggio avesse mostrato nel combattimento...

E' questo un primo passo, ben documentato nella PARS I del De Rebus Gladiatoriis nonchè nel capitolo XXIII, sul significato del "gestus" in anfiteatro.
Vedi Evo, abbiamo la fortuna di avere innumerevoli iscrizioni che riportano la cronaca dei combattimenti. La percentuale dei duelli potenzialmente mortali, munerarii, è bassa rispetto alle ventilationes, prolusiones o duelli "ad digitum", dove la morte non era in alcun modo prevista. Ciononostante i duelli munerarii ci riconsegnano l'esito di ogni singolo scontro: ebbene, nella stragrande maggioranza di questi, le sigle che rivelano il destino dei due combattenti sono la V (vicit) che sta per il vincitore, e la M (missus) per lo sconfitto graziato; poche le sigle P (perit), che indicano la morte dello sconfitto; ancora meno SM (Stantes missi) che indica la grazia per entrambi.
Si evince che all'interno del macro-sistema dello spettacolo gladiatorio, una parte dei morituri aveva una speciale funzione sociale, subivano cioè un giudizio ben regolamentato, per nulla scontato. Ercole e Nemesis, dunque divinità, sono documentati come tramite di questo fenomeno sacrificale tra i morituri e la loro civiltà, il pubblico (tra cui prendevano parte gli stessi cristiani, come Alipio).
Se a ciò aggiungiamo che in epoca imperiale il 50% dei gladiatori munerarii erano volontari, cittadini romani, si può capire come il fenomeno andasse ben oltre la gratuita e incivile mattanza di poveracci.
Il ruolo assume qui lo stesso senso simbolico ed esemplare dei martiri cristiani, capiti, giustificati e divinizzati (sancti) solo ed esclusivamente dal loro peculiare entourage culturale, poichè utilitaristici, efficaci per i loro propositi speculativo-filosofici.
Ribadisco Stilicho:
Flavius Stilicho ha scritto:
... il giudizio del popolo dipendeva da quanto coraggio avesse mostrato...

Non è un caso che Tertulliano (apologista cristiano) definisca i gladiatori hostiae publicae. Dovresti sapere che l'hostia (vittima) rientra anche nel concetto sacrificale di Gesù nella prospettiva di un farmakon (capro espiataorio) che assume su di sè i peccati del mondo.
Sto semplificando ovviamente, ma credo possa essere un buon inizio Very Happy

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Dario Battaglia
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Ultima modifica di Dr Domus il Lun Feb 01, 2010 3:08 pm, modificato 2 volte in totale
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Plinius

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MessaggioInviato: Lun Feb 01, 2010 3:02 pm    Oggetto:  
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Superbamente ottimo e incredibilmente dotto. Non c'è che dire, anche se accende altra curiosità.
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evo

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MessaggioInviato: Lun Feb 01, 2010 5:15 pm    Oggetto:  
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Ma qual'era
la funzione antropologica della morte in anfiteatro?

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Gennaro Fratino
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Lun Feb 01, 2010 10:11 pm    Oggetto:  
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E' questa a mio avviso, una domanda topica, fondamentale. E ti ringrazio.
Da un lato l'antropologia ricerca comportamenti universali dell'uomo, incontaminati dal contesto sociale e locale, ponendo in relazione il generico comportamento umano con quello di altre specie animali. Dall'altro l'antropologia studia le singole e relative strutture mentali, o etniche, mettendo a confronto diverse realtà sociali e dunque, anche storiche.
Si può ben comprendere che la spiegazione offerta da me nell'intervento precedente, illustra (pur con banale semplicità) entrambi i casi. Da un lato abbiamo la funzione "escatologica" ultima e finale del farmakon, il capro epiatorio. Fenomeno attualissimo, che da un lato esalta l'eroismo di un soggetto al fine di una nostra emulazione, identificazione con l'eroe, il santo, che diventa un'Agente Protettore, spesso personale (ognuno ha il suo) e superiore alla comune mortalità e giustezza degli uomini (ma anche più specifico rispetto agli Dei e a Dio). Dall'altro necessità di un Minotauro in grado di concentrare bruttezza, odio e paura, che distrutti, possibilmente in pubblico e con testimoni (mito, libri e Messa compresi, che diventano il Web della condivisione, della con-passione), liberano provvisoriamente dalle ansie del vivere comune. Un esempio cristiano, pur nella sua troppo ampia e maltrattata accezione? L'eretismo, le streghe, le Lettere ai Romani e agli Eleusini, il rock... persino l'atletica antica e la gladiatura.
Il secondo aspetto, quello etnico, non fa altro che ricollocare il principium poc'anzi descritto al singolo fenomeno storico, culturale, di ogni epoca.
Per dirla in breve: sebbene oggi nessuno (forse) apprezzerebbe più la morte di un moriturus, antropologicamente parlando, ognuno di noi ha bisogno di giudicare, condannare e soprattutto santificare, a prescindere dalle reali informazioni disponibili. Una verità indicibile, ovviamente.

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Dario Battaglia
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Iannuarius

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MessaggioInviato: Gio Dic 29, 2011 8:45 pm    Oggetto:  
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Avrei una domanda da porvi che la mia razionalita' reputa inspiegabile, ma il mio animo ne e' attratto fatalmente. Nel seguire il lavoro di ars dimicandi ho sviluppato un piacere ed una naturalezza nel vedere i combattimenti gladiatori. Ma se ne parlo con degli amici mi danno del rozzo sanguinario, del nazista, ecc...ed io non so come argomentare quello che provo nel vedere i combattimenti. In sostanza, come giustifico a me stesso e ai miei amici questa sete di sangue?
voi che ne pensate e come gestite emotivamente tale questione. Grazie Question Question Question Question
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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Ven Dic 30, 2011 3:07 pm    Oggetto:  
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Ti basterà portarli a vedere dei combattimenti e si ricrederanno, come il buon Agostino (poi Santo). Wink
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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Ven Dic 30, 2011 10:54 pm    Oggetto:  
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Bè, non fu tanto il buon Agostino, quanto il suo discepolo Alipio, che nonostante una notevole scorza teologica non seppe resistere alla gladiatura. Agostino non fece altro che "isolarlo" dal fenomeno.
Nessuno sa che fine fece Alipio, ma pare che non compaia tra i dirigenti cristiani dell'epoca, celebrati alla santissima gloria...
Ma al di là delle informarmazioni storiche Iannuarius, devi immaginare (anzi no, percepire) Marte ed Ercole come Eros. L'amore è inspiegabile, non raccontabile, a meno di praticare tentativi per similitudini attraverso la natura, la poesia, l'arte. Tutte forme emulative (e soggettive) di sentimenti inesplicabili.
Solo l'innamorato capisce l'amore! Solo l'autentico combattente intende il sacrificio...
Marte e Venere si presero gioco degli Dei. Ahhh... mera coincidenza. Siamo tutti d'accordo infatti che la mitologia sia antiquariato superato, o no? Idea Idea Idea

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Dario Battaglia
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Nepher

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Località: Karalis Sardinia
Interessi: scrittura creativa, arti figurative, storia, natura e animali, cinema
Impiego: insegnante
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MessaggioInviato: Sab Dic 31, 2011 1:17 pm    Oggetto:  
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Scusatemi se forse intervengo a sproposito, ma è una questione che, da animalista irriducibile, mi sta a cuore. Nella cattolicissima Spagna si pratica ancora la corrida, spettacolo a mio giudizio crudele e incivile, nel corso del quale il povero toro finisce sempre massacrato dopo sadiche torture, i cavalli dei picadores vengono bardati con ricche gualdrappe per non disturbare la vista degli spettatori con le conseguenze delle cornate e a volte pure il matador ci lascia le penne. Non voglio generalizzare, ho amici spagnoli che la corrida l'abolirebbero seduta stante. Il dito sulla piaga dello scarso rispetto per gli animali (vedi certe feste patronali o lo scandalo delle perreras, i canili dove si massacrano i cani randagi) l'hanno messo in tanti e non mi tiro certo indietro a mettercelo pure io; da cattolica credente, mi ha sempre dato fastidio la mancata attenzione della Chiesa nei riguardi delle bestie e dell'ambiente...Ma la dottrina cristiana giudica colpa gravissima il suicidio e/o mettere la propria vita a repentaglio per motivi futili: come spiegare il prete che benedice il torero prima che scenda nell'arena rischiando di farsi ammazzare e si rende complice di uno "spettacolo" che esalta il sangue, il sadismo e la peggiore delle violenze, quella esercitata a danno di una creatura che certo consenziente non è?
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Maria Usai
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