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Germani
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Tvllia

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MessaggioInviato: Gio Giu 22, 2006 6:24 pm    Oggetto:  
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strano...io la vedo la cartina di Stilico
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Tvllia/Rita Lotti

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MessaggioInviato: Gio Giu 22, 2006 6:24 pm    Oggetto: Adv






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Il Pitta

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MessaggioInviato: Sab Giu 24, 2006 12:54 pm    Oggetto:  
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Tullia ha scritto:
Già.

Ariovisto era stato addirittura dichiarato dal Senato "amico di Roma", solo qualche anno prima che si imbattesse in Cesare!


Vero.
Non solo: tra Ariovisto e i Suebi da una parte e Roma dall'altra vi era un rapporto di stretta amicizia.

Fischer-Fabian ne "I Germani" afferma (purtroppo non ricordo le fonti, dovrei controllare) che Ariovisto inviò a Roma in dono come "extravagantia" persino uno schiavo Esquimese che i suoi Suebi avevano acchiappato sulle coste dello Jutland (pensate che poveretto...).

Catone inoltre, a seguito delle scelte "autonome" di Cesare (entrare in armi nella Gallia Comata, combattere Ariovisto) chiese formalmente in senato che, per tutelare i rapporti di alleanza che roma aveva con le popolazioni d'Oltrereno, Cesare venisse "consegnato ai Germani" in riparazione...

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Gioal apPalug il Pitta
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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Sab Giu 24, 2006 3:00 pm    Oggetto:  
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Beh... non c'è che dire grazie a tutti per la partecipazione che state dimostrando Very Happy
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Flavius Stilicho

Francesco Bindella

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Il Pitta

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MessaggioInviato: Lun Lug 03, 2006 10:01 am    Oggetto:  
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Flavio Stilicone ha scritto:
Comunque Cesare ci riferisce molte cose per sentito dire o almeno mi sembra che descriva un animale della cui esistenza non ho mai avuto scienza...


Nel De Bello Gallico, parlando degli animali della Selva Ercinia (Foresta Nera), Cesare descrive in realtà speci conosciute, anche se probabilmente non tutte viste da lui di persona, visto che al vero si mescola il fantastico.
(De Bello Gallico, Libro VI, 26-27-2Cool

Il primo è un "bos cervi figura", un bovino dall'aspetto di un cervo, che secondo cesare ha un unico lungo corno in mezzo alla fronte...dal quale si dipartono ramificazioni ampie e larghe simili alle foglie di palma...per quanto fantasiosa, è evidentemente la descrizioni di una renna.

Parla poi degli alci ("alces"), "simili alle capre ma assai più massicci"...che secondo lui hanno le gambe prive di giunture e quindi non si coricano mai (elemento palesemente fantastico)

Infine degli Uri...bovini di poco più piccoli, a sentire Cesare, degli elefanti...e qui non vi è mistificazione alcuna: l'Uro (Auroch, Bos Primigenius) era una bestiolina dal pessimo carattere, alta al garrese 180 cm, lunga 3 m e pesante intorno ai 10 quintali...gli Elefanti ai quali i Romani erano più avvezzi erano quelli impiegati dai Cartaginesi, che appartenevano ad una sottospecie nordafricana, ora estinta, la cui altezza al garrese si aggirava intorno ai 2 metri.
L'ultimo esemplare di Uro si estinse nel 1627 in Polonia.

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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Mer Lug 12, 2006 1:25 pm    Oggetto:  
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Grazie Pitta!
Per chi fosse interessato a quest'ultima razza pubblico questo link:
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Flavius Stilicho

Francesco Bindella

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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Sab Lug 15, 2006 2:50 pm    Oggetto:  
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Dopo aver notato che questo Topic sta risquotendo un discreto successo mi è parso giusto arricchirlo con qualche informazione in più su un popolo di origine scandinava ma che può comunque essere annoverato tra i Germani poiché diede più di ogni tribù germanica un contributo determinante alla caduta dell'Impero: I Goti.
Sono le stesse tradizioni gotiche a darci importanti informazioni sulle loro origini, pare infatti che essi fossero originari della seconda isola più grande del mar Baltico: l'isola di Gotland.
Dalla loro patria originaria iniziarono a sbarcare sulle coste settentrionali della Germania dimostrando grandi capacità guerriere attraverso svariate conquiste che li portarono sempre più a sud fino al bacino della Vistola e poi in Scitia dove sconfissero quelli che in seguito sarebbero stati gli Slavi.
Nel terzo secolo vi fu la famosa spaccatura che portò alla creazione di Ostrogoti e Visigoti, nel nome del dio da una sola mano (Tyr) iniziarono a premere su i confini Romani ma purtroppo per loro in quel tempo a Roma era iniziata l'epoca degli ultimi grandi imperatori.
Nel 268, a Naisso, Claudio II, in seguito soprannominato "Il Gotico", annientò i Goti che furono respinti subito aldilà del Danubio e fondarono il primo Regno dei Visigoti; Ostrogoti vennero chiamati invece quei Goti che non avevano combattuto a Naisso rimanendo in Scitia.
Le alterne vicende portarono poi i Visigoti di Alarico a saccheggiare Roma dopo aver umiliato l'Oriente ad Adrianopoli (degne di nota sono però le vittorie a Pollenzo e a Fiesole del mio omonimo che se non fosse stato ucciso dall'ottusa aristocrazia italica avrebbe forse mantenuto l'Italia sotto l'Impero Wink ), i Visigoti si stanziarono poi in Spagna formando un proprio regno indipendente.
Gli Ostrogoti minacciaron invece l'Oriente fino a che Zenone non decise di usarli contro Odoacre, nel 488 gli Ostrogoti invasero l'Italia uccidendo Odoacre; il loro re Teodorico tentò la convivenza con i Romani ma sentendosi minacciato da Costantinopoli decise di appoggiare le rivendicazioni dei goti che volevano maggior controllo sui vinti.
Furono i grande generali Belisario e Narsete a porre fine al dominio ostrogoto, il primo conquistando la penisola fino a Ravenna, il secondo sconfiggendo e uccidendo l'ultimo grande ostrogoto, Totila, a Gualdo Tadino (mia città natale, sembra proprio che il mio destino sia legato alle sfortune gotiche Laughing ).

Presto cercherò di fornirvi ulteriori informazioni, nel frattempo attendo con ansia i vostri commenti.

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Flavius Stilicho

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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Mer Ago 02, 2006 11:23 pm    Oggetto:  Il primo scontro con i Romani: CIMBRI E TEUTONI
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Avendo notato ancora una volta che questo Topic interessa molto gli utenti del forum mi è parso giusto arricchirlo un pochino:
molti conoscono i popoli che invasero l'Impero nel V sec. è però altrettanto conosciuta l'espressione "furor teutonicus" ma da dove deriva?
Tutto iniziò nel 113 a.C. ossia quando a Roma giunse la notizia della prima grande migrazione germanica: quella dei cimbri e dei teutoni.
Chi erano intanto queste genti? I cimbri, come i teutoni, venivano dall'attuale Danimarca e, a quanto pare, un'improvvisa carestia dovette portarli sull'orlo della disperzione convincendoli ad emigrare; fu una marcia colossale di mezzo milione di uomini che disperatamente cercavano nuove terre da coltivare. La marcia deve essere stata per l'epoca tanto spettacolare quanto tragica: pensate a due popoli che si spostano in blocco con donne, bambini, guerrieri e vecchi! Dove potevano trovare sufficente cibo? Inoltre d'inverno erano costretti a fermarsi vivendo in buchi scavati nel terreno...
Comunque quando questi popoli entrarono in contatto con i Romani, lo fecero minacciandone gli alleati, Roma mandò allora un console a chiedere le scuse dei Cimbri che accettarono, il console in questione pensò fosse giusto scortarli in Gallia e lì tentare di ucciderli tutti! Fu un fallimento di cui però non approfittarono i Cimbri: probabilmente Roma incuteva troppa paura...
Decisero dunque, i Cimbri e i Teutoni, di conquistare la porta per l'Italia ossia il territorio degli allobrogi, anche in questo caso Roma si sentì chiamata in causa e si ripetè ciò che era già avvenuto a Noreia.
Questa volta i germani però mandarono addirittura un'ambasceria a Roma
chiedendo terre in cambio di servigi militari Wink .
Purtroppo a Roma si era da poco verificato l'episodio dei Gracchi e la terra era un bene troppo prezioso per darlo a dei barbari! Fu quindi consigliato ai germani di andarsene in Hispania.
Il console di cui sopra seguì però le orme del predecessore e si fece massacrare assieme ai suoi 24.000 uomini.
Anche in questo caso, i germani non ne approfittarono ma seguirono il consiglio dei Romani o almeno fu quello che fecero i Teutoni mentre i Cimbri si dedicarono alla Gallia.
Sconfitti dai locali però, i germani, tentarono di raccogliere i frutti delle due vittorie contro i Romani ma se prima Roma era impegnata sul fronte africano ora Mario (il famoso Mario) aveva risolto la situazione ed era console... si presentò dunque ad affrontare i germani con l'esercito da lui stesso riformato e diede prova di grande abilità strategica incoraggiando i propri uomini, per altro reclutati tra gli strati umili della popolazione, spingendoli a subire gli insulti dei germani senza poterli affrontare.
Mario si limitò ad inseguire i Teutoni (i Cimbri infatti stavano tentando l'invasione da un'altra parte delle Alpi) costruendo di volta in volta campi fortificati così da allenare gli uomini; un bel giorno i legionari di Mario stavano scavando un fossato e videro in fondo alla valle i Teutoni che facevano allegramente il bagno. Mario sfruttò la situazione e disse:"Legionari, avete sete? Allora pagherete l'acqua con il sangue del nemico!" fu una strage che però non raggiunse le orecchie sei Cimbri...
I Cimbri infatti osarono minacciare l'anno successivo, Mario, con lo spettro degli alleati in arrivo ma l'abile generale seppe convincerli della morte dei Teutoni. I Cimbri accettarono dunque di combattere con Mario in campo aperto lasciando a lui la scelta... senza farselo ripetere due volte Mario scelse un terreno vantaggioso (il vento gettava polvere negli occhi dei nemici) e sconfisse i Cimbri.

Da allora i Romani usarono spesso l'espressione "furor Teutonicus" per indicare la furia tremenda dei barbari; nei numerosi scontri avuti con loro i Romani avevano visto donne uccidersi a vicenda per non farsi catturare o addirittura impiccarsi con i bambini legati ai piedi...
Non c'é da stupirsi dunque se i Romani avevano timore di queste genti!

Spero di non avervi annoiato, comunicatemi se desiderate che aggiunga maggiori particolari Smile .

Valete!

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Flavius Stilicho

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Durus Sardicus Valerio

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MessaggioInviato: Dom Feb 17, 2008 3:27 pm    Oggetto:  
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certo che con l'uro nei paraggi se ne mataviunoci mangiavi per parecchio
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Spiacque assai a un certo Tito Manlio,
di nobilissima stirpe, di vedere così grande insulto rivolto alla propria nazione e che nessuno
di così numeroso esercito si presentasse.
Manlio, per tale ragione, si fece avanti, non
tollerando che la gloria romana fosse turpemente offuscata da un Gallo.

( davide vallieri)
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MessaggioInviato: Dom Mag 18, 2008 8:54 am    Oggetto:  
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Interessante valutare anche un aspetto di "manifestazione culturale" tra le popolazioni germaniche che poi veniva utilizzato prima della battaglia.
Ora, i germani non avevano certamente un background culturale che sostenesse la vita quotidiana nei loro poveri villaggi, ma indubbiamente avevano predisposizone artistica, più propriamente poetica e musicale con cui ripercorrevano le gesta delle loro famiglie, Tacito ci parla di "carmina antiqua" perchè evidentemente perchè aveva avuto modo d'appurarlo probabilmente attraverso la conoscenza indiretta dei lavori eseguiti.
In un certo senso questi canti poetici diventano anche litanie religiose e militari dal senso ritmico che portano ad un urlo crescente, esso è messo in opera con l'aiuto dei bardi, poeti ed esecutori spesso sconosciuti, ma molto importanti, tant'è che proprio da loro e da queste esecuzioni di urli (ululati) crescenti prende nome il barrito, il canto dei guerrieri germani innalzato prima della battaglia.

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Enrico Franco Pantalone
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MessaggioInviato: Lun Mag 19, 2008 6:59 pm    Oggetto:  
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Non sapevo che i Bardi esistessero anche nella società Germanica.
I bardi, chi erano veramente costoro?

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MessaggioInviato: Lun Mag 19, 2008 10:13 pm    Oggetto:  
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I bardi certamente avevano un'origine celtica e tra quella popolazione restarono fino a che i romani non completarono la conquista e la normalizzazione della società gallica, nel contempo molti di loro si trasferirono tra le popolazione d'origine germanica confinanti, anche se i più varcarono la Manica e s'insediarono nelle isole britanniche o meglio nel Galles, in Scozia ed in Irlanda.
Già tra le popolazioni celtiche essi erano appunto coloro che rimavano e cantavano sia degli antichi "griot" sulla storia dell'insediamento e delle famiglia da cui discendevano, sia inni religiosi intensi perchè accompagnati dal suono dell'arpa.
Con ogni probabilità i germani che come sappiamo erano molto superstiziosi fecero proprie alcune di queste caratteristiche artistiche celtiche portate dai bardi e sostanzialmente le riadattarono al loro sistema di vita ed evidentemente di guerra.

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Enrico Franco Pantalone
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MessaggioInviato: Mar Mag 20, 2008 7:40 am    Oggetto:  
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Non vorrei sembrare "superficiale", ma i Bardi erano un pò cantastorie (anche se mi pare di capire che non si spostassero di villaggio in villaggio), un pò poeti, un pò musicisti ed erano dei mistici.

Una figura quindi importante per popolazioni che non avevano la scrittura e tramandavano oralmente le proprie tradizioni. Non credo si possa riscontrare una figura così articolata in altre civiltà o popolazioni. A parte il guaritore e il depositario delle pratiche religiose (lo sciamano o il druido per intenderci) che è una figura diversa e ben presente in tutte le altre culture, il bardo mi pare una cosa a se e molto molto particolare.

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MessaggioInviato: Mar Mag 20, 2008 10:04 pm    Oggetto:  
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Possiamo prendere ad esempio Tacito al capitolo III di Germania quando parla del bardito, termine che identifica similmente il barrito di cui abbiamo parlato più sopra e che deriva appunto da bardo:
"Ricordano che pure Ercole stette presso di loro e, mentre si avviano verso i combattimenti, lo cantano come il più valoroso fra tutti gli eroi. Hanno pure canti di battaglia che intonano - la modulazione la chiamano bardito - per infiammare gli animi e dal canto traggono presagi sull'esito della battaglia. Infatti impauriscono, o son loro a tremare, a seconda di come si alza il grido di guerra; e non appaiono come un complesso di voci, ma come un unanime incitamento al valore. Mirano soprattutto all'asprezza del suono e a produrre un'onda sonora tutta spezzata, e portano lo scudo alla bocca, affinché la voce, per risonanza, rimbombi più forte e cupa. Alcuni inoltre ritengono che anche Ulisse, portato in questo Oceano da quel lungo e leggendario errare, abbia raggiunto i territori della Germania e che abbia fondato e chiamato Asciburgio il sito posto sulla riva del Reno tuttora abitato; dicono addirittura che in quello stesso luogo sia stato rinvenuto in passato un altare consacrato a Ulisse, con l'aggiunta del nome del padre Laerte, e che al confine tra Germania e Rezia esistano ancora monumenti e tombe con iscrizioni con lettere greche. Non confermo, né ho intenzione di confutare queste cose: ognuno può crederci o no, a suo piacimento."
(brano tradotto tratto dal link
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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Lun Mag 26, 2008 10:09 pm    Oggetto:  
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Citazione:

Una figura quindi importante per popolazioni che non avevano la scrittura e tramandavano oralmente le proprie tradizioni. Non credo si possa riscontrare una figura così articolata in altre civiltà o popolazioni.


Credo ci sia una certa somiglianza con i trovatori provenzali dell'Alto Medioevo... dopotutto all'epoca la cultura scritta dei nuovi dominatori aveva più o meno la stessa consistenza di quella dei Galli prima della conquista Romana Smile

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MessaggioInviato: Mar Mag 27, 2008 1:49 pm    Oggetto:  
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[quote="Flavius Stilicho"]
Citazione:
Credo ci sia una certa somiglianza con i trovatori provenzali dell'Alto Medioevo... dopotutto all'epoca la cultura scritta dei nuovi dominatori aveva più o meno la stessa consistenza di quella dei Galli prima della conquista Romana Smile


La cultura germanica soffre di un alfabetizzazione molto più scarsa di quella gallica.

Mentre abbiamo epigrafi galliche che ci consentono di ricostruire in buona percentuale quale era il linguaggio, per i Germani sarà proprio il contatto con i Latini a dar via a delle produzioni scritte di qualche rilevanza.

L'accostamento tra i Bardi celtici e "Skaldi" (uso un termine improprio perché vikingo, ma d'altra parte l'unico di riferimento) germanici mi pare alquanto peregrino.

Certo, in quanto parte determinante della casta druidica alcuni bardi ripararono nelle Isole Britanniche (ma non tutti: abbiamo la dimostrazione di persistenza di figure sacrali celtiche perfettamente inquadrate all'interno della Gallia romanizzata), ma non vedo proprio perché avrebbero dovuto riparare in Germania, presso un popolo che per cultura, sacerdozi, lingua e tradizioni era diverso dal loro.

Il fatto che Tacito usi il termine "Bardito/Barrito" per definire i canti di guerra germanici non significa necessariamente che ad eseguirli fossero dei Bardi celtici.

Inoltre l'unica figura che possiamo utilizzare come riferimento per un paragone, appunto lo Skaldo vikingo, è privo delle profonde valenze religiose del Bardo celtico.

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