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GLADIATORI, ESERCITO ROMANO, ATLETICA PESANTE

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Lotta
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Sab Gen 27, 2007 11:45 pm    Oggetto:  
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Il termine corretto per la lotta è Othepale, lotta eretta.
La caduta implica significati allegorici con le divinità infere.
Credo che l'aspetto estetico dell'atletismo ellenico sia strettamente legato alla evoluzione greca del gusto di un bello esteriore, che solo in parte affonda nella Kalo-Kagatia originaria.

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Dario Battaglia
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MessaggioInviato: Sab Gen 27, 2007 11:45 pm    Oggetto: Adv






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Rufus

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MessaggioInviato: Lun Gen 29, 2007 10:01 am    Oggetto:  
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Sono molto d'accordo con quanto dice Maecenas riguardo alla funzione pedagogica della lotta, e posso dire che all'interno della classe degli insegnanti di educazione fisica vi è un movimento in tal senso che speriamo riesca ad imporsi.
Posso dire che negli Stati Uniti la lotta olimpica è tenuta in grande considerazione nelle scuole, dove è lo sport individuale più praticato.
Non parliamo poi di quanto la lotta sia stata ritenuta importante nell'educazione giovanile dei paesi socialisti e di quanto assuma ancora valenza rituale in diversi paesi anche dell'area mediterranea.
Quanto alla plasticità ed alla bellezza coreografica, credo che poche altre discipline appaghino il senso estetico come la vista di due lottatori in movimento.
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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Lun Gen 29, 2007 7:04 pm    Oggetto:  
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Rufus ha scritto:
e posso dire che all'interno della classe degli insegnanti di educazione fisica vi è un movimento in tal senso che speriamo riesca ad imporsi.

Ahimé, ammesso e non concesso che questo movimento riesca ad imporsi si troverebbe a disporre di due ore a settimana per ciascuna classe, e c'é chi dice che due ore siano fin troppe Shocked
A quanto pare questa nuova società moderna non vede i mezzi di trasporto e macchinari vari come "aiuto" per il nostro corpo ma come perfetti succedanei Sad il passaggio logico sarebbe: dato che non serve essere forti per saper manovrare un macchinario, perché non ridurci tutti a molluschi?
Non si può che rimanere allibiti di fronte ai moderni metodi di insegnamento, specie quando trascurano completamente l'educazione del fisico Rolling Eyes

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Flavius Stilicho

Francesco Bindella

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Maecenas

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MessaggioInviato: Lun Gen 29, 2007 8:32 pm    Oggetto:  
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Eppure dovrebbe essere facile comprendere agli istitutori che tutto ciò fa parte essenziale del bagaglio umano, il lottare, come il correre, risultata una necessità primaria dell'uomo, affatto superflua, per questo non appare il confine tra lo sforzo ludico e quello estetico.
La lotta non era solamente un fattore puramente competitivo, ma serviva anche per sopravvivere quando le sole armi non bastavano nelle foreste dense di radici traditric, liane pendenti e predatori, dove spesso serviva una presa ferrea per divincolarsi e salvare la vita in tempi rapidi.
Successivamente l'uomo trovò il modo di soddisfare la propria gioia interiore imparando ad usare la propria muscolatura, dare una forma alla sua voglia di correre più veloce o di battere un amico/nemico per cui doveva riuscire a forzare l'impegno con metodo.

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Gli Spartani non chiedono quanti siano i nemici,ma dove sono.....

Enrico Franco Pantalone
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Dr Domus

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MessaggioInviato: Lun Gen 29, 2007 11:07 pm    Oggetto:  
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Infatti nella società greca il Gymnasio rappresenta un pilastro della società.
A Roma tale strumento è vincolato all'esercito, e tutto andò bene sino a quando tutti i Cittadini vi dovevano passare attraverso. Cosa che evidentemente non fu.
Da un punto di vista squisitamente antropologico, l'essere umano - al pari di qualunque altro essere vivente, vegetali compresi - risponde alla Legge del Minor Sforzo, principio cardine della sopravvivenza.
Questa Legge, in assenza di fattori 'non voluti', ossia dall'opportunità di una vita serena e spensierata (scusate l'espressione poetica), determina un accumulo di risorse che distorcono 'fisicamente' la capacità di percezione del mondo e della società attorno a noi. Parafrasando, l'accumulo di energia anzichè renderci 'energici' ci manda in letargo, come gli orsi alla fine dell'accumulo alimentare. Del pari gli uomini dell'odierna società alla fine (quotidiana) dell'accumulo di benessere.
Su quale genere di letargo sociale e culturale si tratti, ne possiamo parlare. Certo è che Platone (e compatrioti) ne erano ben più che coscienti.
Si può evincere da questo mio simpatico e frettoloso contributo, il senso pieno della nascita di ArsDimicandi quale espressione più pura della PhiloGymnastiké greca.

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Dario Battaglia
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Rufus

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MessaggioInviato: Mar Gen 30, 2007 8:23 am    Oggetto:  
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Possiamo ricordare che da quando esistono gli uomini, i bambini imparano a conoscersi ed a stimarsi facendo sostanzialmente due cose: lottare e correre, come dice Maecenas.
Altrettanto fanno i cuccioli degli animali da preda.
Non vi è nulla di più naturale, tranne forse arrampicarsi, gesto anch'esso istintivo che ci ricorda momenti difficili della nostra alba.
Insegnare ai ragazzi a correre e lottare credo sia fondamentale per un corretto sviluppo psicofisico.
I greci, padri del pensiero, ritenevano parimenti importante lo sviluppo del corpo e della mente attraverso discipline fondamentali, quali le scienze logiche ed, appunto, la lotta e la corsa.
Platone fu campione di lotta, e praticamente tutti i pensatori praticarono questa disciplina.
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MessaggioInviato: Mar Gen 30, 2007 8:39 am    Oggetto:  
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Inoltre si può osservare come opliti e legionari fossero impregnati di mentalità lottatoria; la ricerca del contatto, il corpo a corpo, il concetto della misura corta, sono esattamente ciò che cerca un lottatore quando combatte.
Quindi non solo sport ovviamente, ma anche e soprattutto disciplina mentale, abitudine al contatto, al confronto fisico.
Dal punto di vista tecnico, inoltre, per esperienza ci accorgiamo che il conoscere la lotta è un grande aiuto nel combattimento, sia militare che soprattutto gladiatorio.
Praticare la lotta rende più facili molti movimenti schermistici e rende più naturale l'impostazione del fante legionario, sia grave che alleggerito, e dei gladiatori scutati.
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MessaggioInviato: Mar Gen 30, 2007 7:05 pm    Oggetto:  
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Del resto gli stessi greci avevano usato il termine agone per indicare la parola gara o competizione, a sua volta derivante da agonia, cioè lottare fino all'ultimo respiro che in campo sportivo significava utilizzare tutte le risorse mentali e fisiche per conquistare l'alloro e che più concretamente, ai nostri tempi, potrebbe essere spiegato come lotta leale non solo contro gli altri, ma anche contro noi stessi, contro i nostri limiti, spesso sconosciuti, per aiutarci a conoscere meglio il nostro corpo e la nostra mente.ì, capisco che è un concetto abbastanza difficile e rischio di tediare, ma io amo molto lo sport atletico come disciplina interiore ed alle volte mi lascio trascinare dai mie ragionamenti.
Omero ha dedicato, come sappiamo, a Patroclo un omaggio allo spirito di sacrificio, che non fa l'uomo grande, ma migliore.
Gli insegnamenti degli antichi nel campo della pratica sportiva sono semplici, ma al tempo essenzialii, la mia domanda è: perchè non continuare ad usufruirne in maniera costante ?

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Enrico Franco Pantalone
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MessaggioInviato: Mer Gen 31, 2007 7:21 am    Oggetto:  
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Educazione, concentrazione ed esempio; tre cose necessarie per fare nascere la giusta mentalità.
Purtroppo mancano tutte all'appello, ed i ragazzi oggi debbono affidarsi al proprio istinto per trovare la via.
Quindi pochi, troppo pochi prendono la strada corretta, e non è colpa loro;
mancano della guida, di chi illumina loro il cammino.
Lo stato, la famiglia, la scuola e gli organi di informazione sanno oggi creare spesso soltanto confusione, timori od incertezze.
La riforma più importante di cui abbisognamo è certamente etica.
Bisognerebbe riformare la scala dei valori, secondo canoni che abbiano maggior rispetto degli uomini.
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MessaggioInviato: Mer Feb 21, 2007 10:19 pm    Oggetto:  
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Cessare di lottare, abbandonare la competizione in corso, quante volte è successo a chiunque di noi abbia praticato dello sport individuale, diverse credo, ma al giorno d'oggi questo concetto ha una valenza decisamente inferiore rispetto a chi praticava lo sport nell'antichità, tenuto com'era a rappresentare non solo sè stesso, ma spesso un'intera comunità.
Un lottatore, un pugile, un atleta che s'arrendeva veniva spesso emarginato al suo ritorno in patria perchè la società del tempo rifiutava la cultura dell'abbandono, rifiutava semplicemente il concetto di fatalità dell'evento, uno sportivo era in "missione" ovunque egli si presentasse e non poteva certamente deludere le aspettative.
Anche un semplice crampo ad un muscolo diventava oggetto di giudizio, se si nota nessuno scrittore dell'epoca ne fa accenno, ma è impossibile umanamente pensare che ciò non avvenisse mai.

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MessaggioInviato: Gio Feb 22, 2007 7:58 am    Oggetto:  
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Proprio ieri sera ho fatto gli auguri ad un amici che partiva per Londra dove farà un combattimento con queste parole:
"Quando sono sul tappeto, io non sono più me stesso, sono l'Italia. Ricordatelo."
Mi ha risposto:" Anche se siamo rimasti pochi, farò vedere che ci siamo ancora."
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MessaggioInviato: Sab Mar 03, 2007 3:07 pm    Oggetto:  
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Subito dopo lo splendido incontro di Rugby tra Italia e Scozia, mi sono domandato ed ho iniziato una personale ricerca per comprendere le affinità che esistono tra la lotta greco-romana, base probabilmente d'ogni sport inteso in senso moderno ed altre discipline con cui ci può essere interiezione, saltando ovviamente l'Atletica (data per scontata) e lo Judo (un modo tutto orientale d'intendere i medesimi propositi ludici).
Proprio il Rugby ci regala indubbiamente in molti delle sue fasi di gioco "prese" simile a quelle della lotta greco-romana e contatti che impongno spesso lo stesso criterio d'allenamento e di metodologia, molte volte il pallone ovale è a sè stante, avulso dal gioco stesso, la mischia risulta essere un combattimento di forza e distribuzione dello sforzo simile a quello del lottatore, l'oggetto del contendere non è appunto nell'ovale, ma lo spostamento degli avversari.

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MessaggioInviato: Mar Mar 06, 2007 1:24 pm    Oggetto:  
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Nel rugby, sport di cui io sono tra l'altro particolarmente appassionato, si riprende quel concetto di spinta e di ricerca dell'avversario che è peculiarità propria della lotta, e che la distingue dagli altri sport di combattimento.
Il rugby assomiglia veramente ad una battaglia idealizzata, in cui la lealtà ed il coraggio la fanno da padroni.
Esso è indubbiamente un altro grande sport educativo per i giovani, e mi auguro che, complici i successi della nostra nazionale, abbia in Italia quel successo e quella diffusione che merita, ma non nel tifo, bensì nella pratica, oggi molto regionalizzata e circoscritta.
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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Mar Mar 06, 2007 9:11 pm    Oggetto:  
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Io conosco un rugbista Smile oltre ad avere uno splendido rapporto con la propria squadra (è capitano) ha un senso di appartenenza a questo sport quasi maniacale Very Happy non smette mai di ripetermi che:
Il calcio è un gioco da signori giocato da bestie,
Il football è un gioco da bestie giocato da bestie ma che
Il rugby è uno sport da bestie giocato da signori Razz

Quando mi racconta le sue partite sembra di sentire un veterano di guerra, per la passione e il sentimento con cui le espone Surprised

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Flavius Stilicho

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MessaggioInviato: Mar Mar 06, 2007 11:49 pm    Oggetto:  
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interessante l'aneddoto del tuo amico rugbista Very Happy
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Tvllia/Rita Lotti

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"Non troveremo mai la verità se ci accontentiamo di ciò che è già stato scoperto.
Quelli che hanno scritto prima di noi non sono dei padroni, ma delle guide.
La verità è aperta a tutti e non è stata ancora trovata per intero"
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