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SOLSTITIVM - SOL DOMINVS ROMANI IMPERII
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Genius Cucullatus

Flamen






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MessaggioInviato: Gio Giu 22, 2006 1:14 pm    Oggetto:  SOLSTITIVM - SOL DOMINVS ROMANI IMPERII
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(Anfora Romana raffigurante Sol Indiges)

Nell'Augurare un Felice SOLSTITIVM a tutti voi, invio una serie di Articoli, per questo Topic, su SOL, Divinità Indiges degli Antichi Latini e Sabini, e sul Culto Solare a Roma, nelle sue radici Autoctone e tutt'altro che esclusivamente di 'importazione orientale' come talvolta si sente dire..

SOL DOMINVS ROMANI IMPERII

Tratto da " Il Sole Invincibile " di B.M. di Dario - Edizioni Ar

"Molti sono dell'avviso che il Culto di Sol costituisca una delle più arcaiche componenti della Religione Romana . E noto comunque che Sol fu annoverato fra i Dii Indigetes, gli Dei "primordiali", delle origini di Roma: non a caso Lido traduce Sol Indiges con «Hélios ghenàrches», Sole Capostipite.

Il semplice buon senso induce a considerare che il Culto Solare proprio dei popoli Europei e diffuso nella penisola Italica in epoca preistorica e protostorica, come confermato da innumerevoli testimonianze, si sia trasmesso alle Stirpi che fondarono Roma.

Ma è sufficiente rimanere nel contesto degli antenati più recenti dell'Urbe per scoprire che già a Lavinio, alle foci del fiume Numico e quindi in rapporto con lo sbarco di Enea sulle coste del Lazio, posto dalla Tradizione (e non solo) alle origini di Roma, sorgeva un locus Solis Indigetis. Enea stesso, divinizzato, fu identificato a Sol Indiges, a sottolineare il legame primordiale tra le figure Sole/Padre/Indigete: evidenze che, già da sole, portano a riflettere sulle remote radici del Culto del Sole a Roma e sulle sue profonde valenze simboliche.

A Roma stessa, le più antiche indicazioni calendariali testimoniano forme cultuali tributate a Sol Indiges. Forme di Culto Solare sono del resto accertate in seguito all'incorporazione delle genti sabine nella città. Era proprio la gens Aurelia, lo si è visto, di Origine sabina, a celebrare sacrifìci al Sole in un luogo concesso dallo Stato.

La più antica testimonianza formale pare comunque essere costituita da un bigatus risalente alla seconda guerra punica e raffìgurante il Sole, mentre possediamo un denarius della gens Manlia, in cui Sole effigiato con la quadriga.

Sappiamo da Varrone che Sole e Luna occuparono un posto tra le arcaiche Divinità romane, e che il Sole era usualmente invocato insieme alla Dea, in accordo con la tradizione introdotta dal sabino Tito Tazio.
Anche Tacito ci ricorda che il Sole possedeva un antico tempio nel Circo Massimo; qui avrebbe dovuto trovare la morte Nerone, se il Dio con il suo potere non avesse svelato il segreto della congiura . Un "vetus aedes" dedicato al Sole si trovava dunque nel Circo Massimo.

L'altro importante sito dedicato al Culto Solare era localizzato sul Quirinale, come mostrato dall'importante indicazione calendariale del 9 agosto: Soli Indigiti in colle Quirinali. Tutto lascia pensare ad un Culto autoctono del Sole istituito in questo luogo in tempi remoti: era qui del resto che la gente Aurelia celebrava i propri riti.
...omissis...

Prima dell'avvento di Augusto, fu Antonio a ridare la preminenza
alla Divinità Solare. Una moneta precedente il 43 a.C. riveste grande valore se si tengono presenti gli sviluppi del successivo sincretismo solare.

In essa il Sole è raffigurato in piedi, con una aureola e le ali della Vittoria, il piede destro su un globo (ritroviamo qui i simboli della Mistica della Regalità e del Potere Vittorioso). Nella mano destra egli regge il caduceo di Ermete, nella sinistra il corno dell'abbondanza (talvolta attribuito a Giano).
Dalle sue spalle pendono l'Arco e la Faretra di Apollo. Dietro di lui, lo Scudo di Marte; di fronte, l'Aquila di Giove ad Ali Spiegate.


Immagine di grande eloquenza, che non richiede commenti: tutti i poteri Divini sono concentrati nel Dio Sole, che somma in sé tutti gli attributi.
... omissis ...

Allorquando, in seguito alla conquista dell'Egitto (Augusto ndr.), egli spedì degli obelischi a Roma, li fece innalzare l'uno nel Circo Massimo, l'altro nel Campo di Marte, e li dedicò al Sole. Tutto lascia pensare che le relative cerimonie e i riti che si celebrarono ebbero al centro il Dio Sole autoctono Romano. Il programma augusteo, com'è risaputo, era, infatti, improntato a dare nuovo lustro agli antichi culti del Popolo romano e se necessario a trarli fuori dell'oblio: nel far questo l'Imperatore aveva estromesso dal "pomerium" le cerimonie dal carattere marcatamente orientale. In un tale contesto non è perciò ipotizzarle che il Sole cui Augusto consacrò gli obelischi fosse un Dio orientale.

Nell'ambito del suo disegno, Augusto non poteva non pensare al Circo Massimo, in cui si trovava il tempio dedicato da tempi lontani a Sol e che era posto sotto la speciale protezione della divinità solare. Forse esso possedeva l'immagine del Sole sul proprio carro, vista e considerata la relazione fra il Dio Sole e i giochi tenuti nel Circo Massimo. Nel Circo gareggiavano infatti le quadrighe, tradizionalmente riferite al Dio solare, la loro corsa era paragonata a quella del Carro Solare e ad esso era consacrata, mentre al sommo degli altari degli Dei planetari c'era la Piramide del Sole.

L'espressione utilizzata da Tertulliano non lascia dubbi sul fatto che il Circo Massimo fosse sacro al Sole in particolar modo.

L'immagine del Carro Solare è del resto comune a numerose culture indoeuropee, dalla mitologia indiana dei Veda alla tradizione persiana (che vedeva nel Sole un auriga), al cocchio del greco Helios. Ugualmente si riteneva che fosse la quadriga del Dio Sole a condurre in Cielo gli Imperatori Romani. Né si può dimenticare che proprio alla guida di una quadriga appare nell' Eneide re Latino con dodici raggi d'oro a cingergli le tempie, emblema del suo Avo, il Sole, prima del duello tra Turno ed Enea. Quest'ultimo, daltronde, «origine della stirpe romana» Romanae stirpis origo, sacrifica volgendosi al Sole. Ed è sempre il Sole ad essere invocato per primo dal pio Padre di Roma, precedendo lo stesso Giove.

Se dunque appare certo che un tempio nel Circo Massimo fu dedicato al Sole Romano, l'altro importante sito del Culto Solare era invece localizzato sul Quirinale. Quintiliano parla di un "pulvinar Solis" sul colle in epoca arcaica.
..omissis...

Senza perdersi nella ricerca di raffinate soluzioni, si deve semplicemente concludere che Sol apparteneva al patrimonio di divinità arcaiche dei primi abitanti della penisola Italica e di conseguenza - se proprio non si vuoi prestare ascolto alle vicende di Enea — delle genti che fondarono Roma. Iscrizioni e testimonianze archeologiche ci dicono di una importante collocazione e di una costante presenza del Culto Solare a Roma, che non scomparve né fu mai completamente dimenticato.
... omissis ...

È questo difatti un motivo che si ritrova di frequente nelle antiche civiltà europee. Per più di un motivo, del resto, l'immagine del Sole è collegata a quella dell'Occhio. L'occhio era per gli antichi, al pari dell'astro solare, inscindibile dalla luce. E proprio come il Sole esso fu identificato con la Luce, che penetra ovunque alla ricerca della Verità. In termini simbolici e religiosi, l'occhio era associato al Sole in virtù della posizione dominante che quest'ultimo occupa nel cielo, la quale gli consente di abbracciare con lo sguardo ogni parte del mondo: solo un Dio Supremo può godere di tale facoltà. Esso era simile ad un occhio onniveggente, testimone di Verità e Giustizia, che si spinge ovunque. Uno stretto legame intercorreva dunque tra il Sole, testimone di verità, l'Occhio che scruta, e la Luce che fuga le tenebre"


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MessaggioInviato: Gio Giu 22, 2006 1:14 pm    Oggetto: Adv






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Genius Cucullatus

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MessaggioInviato: Gio Giu 22, 2006 1:32 pm    Oggetto:  Inno al Sole di Marziano F.M. Capella
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Forza Eccelsa del Padre ignoto, sua Prima Emanazione,
scaturigine dei sensi, fonte di Intelligenza,
origine della luce,sede regale della natura
splendore e grazia dell’esistenza degli Déi
e occhio dell’Universo, fulgore dell’Olimpo splendente,
a te è consentito sacralmente distinguere il Padre al di là dei mondi
e contemplare il grande Dio, a te obbedisce l’orbita
della regione celeste, tu regoli le spinte del cielo
smisurato: infatti percorri un itinerario mediano
dando, tu solo, ai corpi celesti una proporzione propizia,
spingendo e contenendo i Sacri Astri degli Dei,
quando aggiungi la tua legge a quella del loro corso;

da qui deriva che è giusto che tu percorra la Quarta
Orbita affinché quel Numero si dimostri per te
di qualità perfetta: non è forse attraverso di ciò
che dai fondamento al Doppio Tetracordo?

Il Lazio è solito chiamarti Sole perché tu solo
dopo il Padre sei l’Apice Luminoso nell’Onore
e affermano che il tuo Capo, consacrato
da Due ordini di Sei raggi ciascuno, reca aurei
luminari, dal momento che fai nascere
altrettanti mesi e altrettante ore.

Dicono che tu dirigi con le redini quattro corsieri
dai piedi alati poiché tu solo governi
la quadriga elargita dagli elementi:
infatti respingendo le tenebre riveli
quel che riflette l’azzurra volta del cielo;
da qui ti chiamano Febo, colui che rivela
i segreti del futuro, oppure,
poiché annulli le colpe notturne, Lieo,
il Nilo ti venera come Serapide, Menfi come Osiride,
misteri diversi come Mithra, Dite , Horus e Tifone;
e così pure sei il bello Attis, e il benefico giovinetto
dall’aratro ricurvo, e l’Ammone dell’arida Libia
e l’Adone di Byblos:

così con vario nome tutto quanto il mondo ti invoca.

Salue, vera immagine degli Dèi e ritratto del Padre,
con il Numero 608, Tre Lettere formano armonicamente
il Nome Sacro e quello Augurale della Mente.


Accorda, o Padre, l’ascenso sino ai celesti consessi
Degli Dèi superi e, in virtù del tuo Sacro Nome,
la conoscenza del cielo stellato.

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