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ROMA: politica interna e lotte sociali: Il Decemvirato
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Plinius

Princeps Senatus






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MessaggioInviato: Dom Apr 19, 2009 11:58 pm    Oggetto:  ROMA: politica interna e lotte sociali: Il Decemvirato
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Poco prima del 450 a.c. patrizi e plebei continuavano a contrapporsi per i diritti politici e le politiche sociali. Il potere era tutto nelle mani dei patrizi, la legge veniva modificata continuamente e volta a loro favore, la legge agraria di Spurio Cassio veniva rispettata alcune volte, disattesa altre volte.
Mancava la certezza del diritto che faceva reclamare ai plebei norme sicure e applicabili, specialmente per limitare il potere dei due consoli.
Quando Caio Terensilio Arsa, tribuno della plebe, proponeva restrizioni ad una legge, i patrizi attuavano una politica ostruzionistica per non arrivare al voto. Il tribuno disse più volte che i consoli avevano un potere troppo duro e che non differiva molto da quello dei re del passato; re da tutti a Roma indistintamente e universalmente odiati. I plebei invece arrivarono ad affermare che con i consoli avevano due padroni invece che uno, mentre il prefetto di questo scorcio di storia, Quinto Fabio, ribatteva “che i tribuni della plebe erano stati nominati per fare i tribuni della plebe, non per essere nemici dei patrizi”.
La precarietà della giustizia è di tutta evidenza.

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Ma, se un tiranno usurpa il potere e prescrive al popolo quel che deve fare, è anche questa una legge? (Alcibiade)

Quanto più volgare è l'uomo politico, tanto più stridente è il linguaggio. (P.C. Tacito)
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MessaggioInviato: Dom Apr 19, 2009 11:58 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Lun Apr 20, 2009 12:14 am    Oggetto:  
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Il malcontento, le tensioni sociali interne, il superamento di una epidemia mortale responsabile del decesso di circa metà della popolazione e un successivo ottimismo, vide in Roma, nel 451 a.c., l’abrogazione della sua antica costituzione e del potere consolare.
In vece della precedente costituzione venne affidato a dieci patrizi l’incarico di preparare nuove leggi e nuove istituzioni capaci di dare adeguate aspettative sia alle istanze patrizie che a quelle plebee. Il vuoto di funzioni consolari venne colmato affidando loro i compiti già consolari.
Costoro restavano in carica due anni e vennero chiamati “decemviri legibus scrivendi” . la singolarità era l’obbligo di lasciar scritte le nuove leggi in modo che non nascessero più contestazioni durante i giudizi come quando venivano tramandate oralmente. Mutuarono questa idea dai Greci. Le leggi ideate vennero incise su 10 tavole di rame e vennero esposte nel “Foro”.

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MessaggioInviato: Lun Apr 20, 2009 12:23 am    Oggetto:  
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In questo modo, il diritto ebbe maggiore certezza ed offrì maggiori garanzie: specialmente ai plebei che si trovarono così riparati dagli arbitri e dalle prepotenze dei patrizi. Per i plebei fu una vittoria strepitosa e un’affermazione sino ad allora senza precedenti.
Il primo “decemvirato” fu composto solo da patrizi. Il secondo comprese al suo interno tre plebei; ma dato che si trattava di plebei arricchitisi, la cosa cominciò a non funzionare tanto bene. Il nuovo consesso aggiunse altre due tavole alle dieci precedenti che naturalmente erano penalizzanti per i plebei. In particolare codificarono il divieto di matrimonio tra patrizi e plebei.

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MessaggioInviato: Mar Apr 21, 2009 3:45 pm    Oggetto:  
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Nello spazio di poco tempo i decemviri, non sottoposti a nessuna forma di controllo o di rendicontazione, iniziarono ad assumere atteggiamenti assolutistici, protervi, prepotenti e a manifestare continuamente il loro potere anche in forme velleitarie e auto celebrative.

Tutto ciò naturalmente era conseguenza di una immunità che nasceva dalla sicurezza di restare impuniti.

Quando andavano per le strade erano preceduti da dodici “littori”, i portatori di fascio con la scure, (tutti a carico dell’erario) e avanzavano tra la folla facendole cedere il passo a suon di scudisciate. La vergognosa situazione fece nascere il malcontento e si cominciò a mormorare che i romani adesso avevano dieci Tarquini al posto di uno e centoventi littori invece di dodici (nelle vecchie istituzioni 6 per ogni console).

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MessaggioInviato: Mer Apr 22, 2009 4:28 pm    Oggetto:  
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Nel primo decemvirato c’era un loro membro di nome Appio Claudio: era nipote dell’omonimo e famoso Appio Claudio. Questi (1), quando scadde il mandato, brigò per essere riconfermato nel secondo decemvirato.
Appio Claudio dapprima avviò una politica corretta e legale, ma presto, innamoratosi oltre misura del potere ed intendendo esercitarlo anche per brama e tornaconto personale, trattò la res publica come cosa sua personale, con animo retrivo, (per i motivi sopra detti: mancanza di controllo e di rendicontazione che lo rendevano immune e impunibile) e iniziò a violare le leggi consumando molti reati oltre a quelli perpetrati in tempi immediatamente precedenti alla sua elezione.

--------
(1)
Correggo: questi è errato dato che mi riferisco non al vecchio, ma al nipote.

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Ultima modifica di Plinius il Gio Apr 23, 2009 1:06 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mer Apr 22, 2009 5:07 pm    Oggetto:  
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In particolare, stanco di sopportare le critiche di un cittadino romano plebeo, di nome Lucio Siccio detto Dentato, già tribuno della plebe pochi anni prima, ordì una trappola con cui liberarsi dell’avversario che ne contrastava aspramente l’arroganza e il suo essere retrivo.
Appio Claudio non guardò né considerò neanche il fatto che Lucio Siccio Dentato godesse di grandissima e notoria fama morale, correttezza politica, valore militare e onorificenze guadagnate in centoventi e più episodi bellici in cui fu ferito quarantacinque volte.
La cosa che, diciamolo pure, urtava profondamente Appio Claudio era che Lucio Siccio Dentato, pur essendo di natura vanitosa che lo portava a scodellare continuamente i suoi meriti civici e militari, avesse molto seguito nel popolo e ciò che diceva in pubblico veniva prontamente ed integralmente creduto.
Attese sino ad un episodio di guerra con gli Equi e per vendicarsi iniziò un’opera di calunnia volta ad intaccare il noto valore ed eroismo militare: disse che quello era in contatto con il nemico.
Ma non si fermò qui.
Corruppe alcuni soldati romani, (proprio come un criminale in veste di mandante), che durante una battaglia contro gli Equi e mentre Lucio era impegnato contro i nemici, lo assalirono alle spalle per ucciderlo e, grazie al loro numero preponderante, lo costrinsero ad addossarsi ad una roccia. Però, nonostante il numero soverchiante dei commilitoni-sicari, Lucio non solo riuscì a tenere loro testa, ma stava per avere la meglio. Fu a questo punto che uno di loro, salito sopra la roccia cui s’era addossato Lucio Siccio Dentato, gli lanciò addosso numerosi massi schiacciandolo e seppellendolo.

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MessaggioInviato: Mer Apr 22, 2009 11:19 pm    Oggetto:  
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Il periodo del Decemvirato durò appena tre anni: troppi abusi compiuti da questi magistrati infami crearono moltissimo malcontento oltre che per motivi di politica interna anche per molte altre cause di varia natura.
Addirittura, sempre Appio Claudio (nipote) che mescolava disinvoltamente la “res publica” con gli affari personali, si rese colpevole di una vicenda amorale, scorretta e criminosa.
Questo magistrato, già abbastanza anziano, aveva a lungo concupito una quindicenne di grande bellezza, Virginia, ed aveva tentato di sedurla con denaro e con ogni altro mezzo senza riuscirvi data la resistenza tenace della giovanetta. La cosa non gli andava giù e invece di rassegnarsi, pregno della sua carica e forte di un malinteso senso del potere, ideò una storia turpe e priva di qualsiasi onore. Non dimentichiamo quanto fosse forte ancora allora il “mos mairoum”

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MessaggioInviato: Mer Apr 22, 2009 11:27 pm    Oggetto:  
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Ideò una calunnia e la divulgò sostenendo che la ragazzina era schiava del suo amico e “cliente” Marco Claudio e non era la figlia di Lucio Virginio, valoroso centurione plebeo che coraggiosamente aveva affrontato gli Equi sul monte Algido al fianco di Cincinnato. Aggiunse pure una pennellata velenosa dal sapore di complotto per far apparire tutto verosimile: disse cioè che Lucio Virginio aveva rapita la giovinetta da bambina, a Marco Claudio.
Dopo ciò istruì un processo, e qui raggiunse lo stato dell’arte dell’infamia, perché affidò a se stesso il compito di giudice e a questa figura ritagliatasi sommò tutta la sua autorità di capo dei decemviri.
Ricoprì anche il ruolo della pubblica accusa dichiarando di avere le prove delle sue rivelazioni. E non si fermò qui, perché oltre quelle violazioni della legge dispose immediatamente che la fanciulla venisse tolta al padre (Virginio, presentato come falso) e restituita a Marco Claudio padrone vero (supposto così in base alle sue dichiarazioni).
Quindi, sempre nel Forum, ordinò l’esecuzione incurante della plebe che intanto era favorevole alla ragazza e contestava rumorosamente. Ma il rumoreggiare dei presenti venne strumentalizzato da Appio Claudio e venne ad essere rappresentato dallo stesso come una ribellione.

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Tvllia

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MessaggioInviato: Mer Apr 22, 2009 11:28 pm    Oggetto:  
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Bella roba...
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"Non troveremo mai la verità se ci accontentiamo di ciò che è già stato scoperto.
Quelli che hanno scritto prima di noi non sono dei padroni, ma delle guide.
La verità è aperta a tutti e non è stata ancora trovata per intero"
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MessaggioInviato: Gio Apr 23, 2009 2:15 pm    Oggetto:  
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Tullia ha scritto:
Bella roba...
Smile


E non è finita, Tullia! Appio Claudio consumò un’altra infamia.
Leggi, leggi. Leggi il seguito.

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MessaggioInviato: Gio Apr 23, 2009 2:26 pm    Oggetto:  
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Una rivolta serpeggiava tra i cittadini nelle vie di Roma e non si arrestava. Tutti compresero, specialmente le donne, che quella era una manovra bassissima e amorale con un preideato epilogo: il giudice avrebbe sentenziato che la giovane non era figlia di Lucio Virginio e pertanto l’avrebbe restituita al presunto padrone legale, Marco Claudio, come già detto cliente ed amico del capo dei decemviri Appio Claudio, perché questi potesse esaudire la sua concupiscenza. Nel frattempo il padre, Lucio Virginio, centurione, con un permesso tornava a Roma per venire a testimoniare il rapporto paterno; contemporaneamente Appio Claudio manovrava per ostacolare il padre Lucio Virginio comunicando al comandante del campo di non farlo partire.
Quest’ordine non arrivò in tempo dato che Lucio Virginio nel frattempo era in viaggio.

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MessaggioInviato: Dom Apr 26, 2009 11:52 am    Oggetto:  
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Sembra una soap opera, telenovela o, come dicevamo noi italiani prima di disimpararlo, un romanzo d’appendice. (Quando usavamo la nostra lingua).
E questa somiglianza nasce dal fatto che i romanzi, le leggende, i miti hanno sempre attinto da fatti veri che poi sono stati riportati con maggiore o minore lucidità e conoscenza.

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MessaggioInviato: Dom Apr 26, 2009 12:15 pm    Oggetto:  
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Lucio Virginio giunse tardi a Roma e assistette solo all’ultima fase del processo, quella in cui Appio Claudio dichiarava lo stato di schiava della ragazza e la consegnava al finto padrone.
Tutta l’infamia applicata in quel processo, la sentenza manipolata, il feroce raggiro della legge sconvolsero completamente e nell'intimo Lucio Virginio, che disperato e pazzo d’ira impotente o preda della “gravitas latina” (fattore di spessore psicologico legato alla cultura romana), s’impadronì di un coltello da un bancone di macellaio, vicino proprio lì, e uccise la figlia affondandole profondamente la lama nel cuore. Immediatamente dopo l’atto fuori di ogni logica (La cultura ebbe il suo peso) strinse teneramente la figlia in un abbraccio paterno che solo l’amore familiare sapeva esprimere e disse:
“E’ questo Virginia, l’unico modo che io abbia per ridarti la libertà.”

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MessaggioInviato: Dom Apr 26, 2009 11:44 pm    Oggetto:  
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Questo assassinio, che la legge romana riconosceva al pater familias come legittimo in difesa dell’onore della famiglia, fu la causa di una ribellione che infuocò gli animi dei Romani: i decemviri furono uccisi con furore sanguinario e selvaggio.
L’episodio è spesso riportato dagli storici come elemento di paragone con l’altro fatto di sangue (Il suicidio di Lucretia moglie di Lucius Tarquinius Collatinus 509 a.c. ) relativo alla cacciata dei Tarquini
Cadde così il decemvirato nel 449 a.c. e al suo posto furono eletti due consoli. Vennero ripristinate alcune precedenti istituzioni

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